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carolina picchio

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di Flaglia

Carolina Picchio era una ragazza che a 14 anni, nella notte tra il 4 ed il 5 Gennaio 2013, si è suicidata lanciandosi dal balcone di camera sua a Novara.
E’ iniziato tutto ad una festa, pochi giorni prima, durante la quale si era ubriacata.
Ha perso i sensi e alcuni ragazzi se ne sono accorti ma hanno chiamato il padre solo dopo aver postato un video su Facebook in cui fingevano di avere rapporti sessuali con lei. La mattina successiva Carolina non ricordava niente ma sui social aveva ricevuto 2.600 insulti.
A scuola tutti la evitavano e nessuno le rivolgeva più la parola.Era oppressa dalla vergogna. Si era chiusa in sé stessa. Così, per mettere fine a tutto, ha scritto una lettera per spiegare il suo gesto.

“…Perchè questo ? Il Bullismo. Tutto qui. Le parole fanno più male delle botte ! Cavolo se fanno male !!! Ma io mi chiedo, a voi non fanno male ? Siete così insensibili ? Spero che adesso sarete più responsabili con le parole. Non importa che lingua sia, il significato è lo stesso…”.

Ha dato l’ultimo addio a coloro che amava, il padre e gli amici, ha aperto la finestra e si è buttata nel vuoto.
Il padre se ne è accorto solo qualche ora dopo, ma era troppo tardi. Carolina giace sul freddo asfalto del marciapiede.
Dalle successive indagini si risale ai responsabili che vengono accusati di violenza sessuale, diffusione di materiale pedo-pornografico (pornografia minorile) e morte come conseguenza.
Eppure, tutto ciò che questi ragazzi in seguito riescono a dire sono solo banali giustificazioni per scaricarsi la coscienza.

“..quando ho fatto il video a Carolina avevo solo 13 anni..”, “…era la prima festa a cui partecipavo..”, “…nel video si vede solo Carolina appoggiata al muro e un ragazzo che fa finta di tirarsi giù i pantaloni…”, “… un ragazzo gli ha fatto domande sporche, ma solo per ridere, perché era sua amica. Erano i migliori amici”, “…quando l’ho saputo mi sono disperato.
Mi sento in colpa abbastanza ma poi non così tanto alla fine. Perché io sinceramente NON VOLEVO FARE NIENTE di MALE A LEI”.

Non importano le intenzioni:ma ciò che ormai è stato compiuto!!!!
E’ possibile che ci sia chi, anche dopo essere stato dichiarato ufficialmente colpevole, si senta meno in colpa di chi colpevole non lo è senz’altro?
Il padre infatti si sente in colpa per non essere stato presente come avrebbe dovuto, per non averla aiutata proprio in quei momenti di difficoltà. E il dolore è straziante.
Nonostante ciò convince il giudice a non condannare i giovani ma a fargli intraprendere un percorso di recupero con un’assistenza psicologica. Una “messa in prova”. Un percorso lungo e faticoso durante il quale i ragazzi devono ottenere voti scolastici eccellenti, devono partecipare ad incontri con psicologi e devono svolgere opere di carità e attività solidali come aiutare anziani e disabili.
Inoltre, periodicamente, devono incontrare i giudici che valutano se il percorso è seguito con costanza fino ad ottenere risultati validi per poter ritenere concluso il percorso.
Uno degli imputatati ha seguito questo percorso per ben 27 mesi.
Secondo i dati de “il Sole 24 ore” i carcerati che seguono questi percorsi di crescita personale tornano a commettere crimini in meno del 19% dei casi mentre coloro che non seguono alcun programma di riabilitazione tornano a delinquere in quasi il 70% dei casi.
“Mia figlia ha scoperchiato un sistema, ed ora tocca a noi insistere”. Il padre ha inoltre combattuto per fare approvare la prima legge sul Cyberbullismo.
“Il cyberbullismo si può combattere! C’è bisogno di responsabili in tutti gli edifici pubblici: in particolare nelle scuole”.
Il caso di Carolina (come quello di altre vittime) rivela quanto si sottovaluti il mondo virtuale. È più pericoloso del mondo reale perché una semplice presa di giro può diventare una derisione collettiva.
La storia ci insegna anche che non è con il suicidio che si risolvono le situazioni. Uccidersi non è “mettere una fine a tutto” ma arrendersi.
Gli altri possono ostacolarti la vita, tanto da renderla impossibile ma non per questo devi gettare la spugna. Il trucco è andare avanti…
QUALSIASI COSA SIA UN DOMANI !!!!!
Se ci credi veramente nessuno potrà mai fermarti, devi riuscire ad essere superiore alle offese, non puoi arrenderti alla vita.
Carolina si chiude in se stessa e poi si suicida perché si sente sola. Ma non è vero, nessuno di noi è solo. Il conforto lo si può trovare i chiunque; anche nelle persone da cui non te lo aspetteresti mai.
Il modo migliore per affrontare certe situazioni è farlo insieme agli altri:
CHIEDENDO AIUTO!!!!!!!!

FONTI:
DOCUMENTI
• sole 24 ore
• www.corriere.it
• www.corriere.net
• www.ilfattoquotidiano.it
• www.huffingtonpost.it
• www.quotidiano.net
• www.lastampa.it

VIDEO
• www.michelesantoro.it
• www.raiscuola.rai.it

Video Amanda ToddLa storia di “Amanda Todd”: lotta, bullismo, suicidio e autolesionismo

La tematica principale di questo articolo sarà la storia di Amanda Michelle Todd. Amanda era un’adolescente canadese di 15 anni, vittima del cyberbullismo e del bullismo. Todd nacque il 27 novembre 1996 in una città vicino a Vancouver, al secondo anno di scuola media per fare conoscenze, si incontrava tramite webcam con degli sconosciuti. Durante uno di questi incontri un individuo le fotografò il seno, minacciandola. Se Amanda non si fosse mostrata nuovamente lui avrebbe mandato le sue foto ai suoi amici.

Alla successiva alba di Natale la polizia arrivò a casa della Todd dicendo che le sue foto erano state inviate a tutti. Da questo evento Amanda ebbe numerosi attacchi di panico, ansia, depressione e inizio ad abusare di alcol e droghe. La famiglia si trasferì in un’altra città e Amanda cambiò scuola. L’individuo ritornò, creando una pagina su Facebook che aveva come foto profilo le foto della ragazza, in questo modo i suoi nuovi compagni di classe iniziarono a giudicarla.

Amanda fu costretta a cambiare nuovamente scuola. Lì incontro un suo “vecchio amico” il quale provava attrazione sessuale per lei. Lui le propose di avere rapporti mentre la sua fidanzata era in vacanza. In seguito al suo ritorno, lui, la sua fidanzata e altri ragazzi, aggredirono Amanda davanti a tutta la scuola mentre giravano dei video. La settimana successiva tentò per la prima volta il suicidio ingerendo della candeggina. Fu ritrovata giusto in tempo e fu portata in ospedale per essere “ripulita”.

Quanto ritornò a casa lesse dei commenti offensivi su ciò che aveva fatto. “Dovresti provare un tipo di candeggina differente spero che muoia questa volta è che non sia così stupida” è solo un esempio. Si trasferì nuovamente in un’altra città da sua madre. Le persone su Facebook continuavano a postare foto di candeggina e ammoniaca, taggandola. La sua sanità mentale peggiorò ulteriormente finendo addirittura nell’autolesionismo. Nonostante il fatto che prendesse anti-depressivi e andasse da uno psicologo ebbe un overdose da medicinali finendo in ospedale per due giorni.

Il 12 ottobre 2012 Amanda Todd fu ritrovata morta nella sua casa. Prima della sua morte, il 7 settembre 2012, pubblicò un video su Youtube dove raccontava la sua storia: “My Story: Struggling, bullying, suicide and self harm”. La maggior parte della informazioni ricavate per questo articolo sono state prese appunto dal suo video che attualmente conta più di 13 milioni di visualizzazioni.

Amanda è un esempio estremo di questi fenomeni che in tutto il mondo accadono quotidianamente a tanti ragazzi, presi di mira sul web. Ragazzi che diventano vittime perché incapaci di sopportare a quell’età il peso delle offese e delle ingiurie, che talvolta vengono perpetrate da migliaia di utenti

Stop al bullismo e al cyberbullismo!🚫

Leggi la storia di Carolina Picchio