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Al giorno d’oggi molte donne fanno uso di alcool e droghe. A questo articolo allego la video-testimonianza di tre donne che hanno fatto tre percorsi di dipendenza diversi. Tre donne alla ricerca della vita perduta, che provano a riemergere dalla degradazione fisica e morale; appartengono a generazioni diverse e hanno deciso di raccontare davanti ad una videocamera la loro dipendenza dall’alcool.
André (16 anni) inizia a far uso di alcool all’età di 10 anni, perché aveva problemi familiari; poi alle superiori si è data all’uso di canne; se le faceva prima di salire sull’autobus per andare a scuola e al ritorno, poi ancora prima di entrare a scuola e durante la ricreazione. Nel video afferma che il suo obiettivo era: “Tenere il cervello sempre spento”, per non pensare a cose negative, ai problemi.
Selena (34 anni), invece, iniziò a bere con gli amici, per stare in compagnia. Un giorno, quasi per gioco, bevve circa un litro e mezzo di amaro Averna, sentendosi male per tre giorni. Ci ha impiegato anni a rendersi conto di quanto grave fosse la sua dipendenza ed ora, finalmente, può dire di aver rimesso ordine nella sua vita
Infine, Isabella (61 anni) parla di una dipendenza iniziata anni fa, in maniera inaspettata. Già sposata e con i figli, non aveva alcuna passione per l’alcol. Per tradizione, la bottiglia di vino era sempre sulla tavola di casa, ma a lei non piaceva più di tanto. Poi, dopo una mancanza (forse un lutto) che affronta nella sua vita, si è ritrovata a cercare continuamente la bottiglia. Per molto tempo ha tenuto nascosto il suo vizio ai familiari; beveva e nascondeva in posti sempre diversi di casa il vino; ma i suoi familiari presto la scoprirono.

Tre storie diverse, di vite che si erano completamente smarrite ed erano in cima a un enorme precipizio; tre vite salvate, tuttavia, nello stesso modo: attraverso la frequentazione dei Club Alcologici Territoriali (CAT). Diffusi in tutta Italia, vi si accede dopo aver sentito il parere dei medici del SERT (SERvizio Tossicodipendenze): i CAT sono gruppi che si riuniscono regolarmente, nei quali ogni alcolista che mira a smettere definitivamente si fa accompagnare da almeno un familiare; attraverso il racconto della propria esperienza e l’ascolto di persone che si trovano nella stessa situazione, ci si fa forza a vicenda e si riesce pco alla volta a venir fuori dal problema. La presenza dei familiari è importantissima: essi devono supportare il difficile percorso degli alcolisti, ad esempio evitando di tenere in casa alcol e affiancandoli a livello emotivo.

di Giulia Pepe
Scuola Media Picentia – Pontecagnano (Salerno)

Al giorno d’oggi sono tanti i casi in cui ragazzi dall’età variante di 12/14 anni iniziano a fare uso di droghe. Quasi tutti per spiegare l’inizio diranno “era solo per provare”, ma non capiscono che quella prova può durare per mesi o anni. Ci sono diversi motivi: la mancanza di interessi personali in grado di far provare emozioni piacevoli; gli amici sbagliati che influenzano negativamente, ma soprattutto un carattere debole. Bisogna essere coraggiosi e forti per dire di NO al gruppo degli amici che ti invita a fare certe nuove esperienze. Possiamo dividere le droghe in: droghe legali, come fumo e alcool (ma solo per i maggiorenni); illegali di tipo pesante, come cocaina, eroina e quelle definite “leggere” come hashish, marijuana, le “droghe furbe” da discoteca. In base agli effetti che provocano distinguiamo droghe “su”, stimolanti ed eccitanti; droghe“giù”, calmanti e rilassanti; droghe del “viaggio” che causano una visione distorta della realtà.

Questi ragazzi che si drogano non capiscono che non stanno migliorando la loro vita con quei momenti di piacere, in realtà la stanno distruggendo. Chi si droga non pensa alle conseguenze: da quel momento la sua vita sarà più complicata e forse rovinata per sempre; per cominciare, viene emarginato da tutti e la droga lo seguirà ovunque come un’ombra. Andrà incontro ad altri problemi, crisi di astinenza , liti in famiglia, furti, carcere o ospedale. I ragazzi vogliono staccarsi dai genitori, sono infastiditi dalle regole date da essi. Troppe regole che i giovani non vogliono eseguire. Inoltre, alcune canzoni di oggi invogliano i ragazzi a fumare. Magari vedono il loro cantante preferito e vogliono assomigliare a loro o meglio alla loro vita. Non dico che non possono ascoltare la musica che vogliono, ma solamente ci dovrebbe essere più attenzione da parte dei genitori. Magari una “controllatina” al telefono del figlio ci vorrebbe?😔

Gli studenti di Pontecagnano

foto:

Maurício Eugênio su pexels

 

Il mondo dello spettacolo è purtroppo costellato di personaggi che hanno fatto uso di sostanze stupefacenti che ne hanno causato la morte, come ad esempio i componenti del Club 27 o J27. Chiamato cosi perché la maggior parte dei “componenti” di questo club morì alla giovane età di 27 anni, è chiamato J27 invece perché J è l’iniziale di quasi tutti gli artisti che vi appartengono, come ad esempio: Jim Morrison, Janis Joplin e Jimi Hendrix.

Il termine Club 27 fu coniato nel 1994 in seguito alla morte di Kurt Cobain, famoso cantante e chitarrista dei Nirvana.

I celebri artisti morti all’età di 27 anni che appartengono a questo club sono;

· Brian Jones (Cheltenham, 28 febbraio 1942 – Hartfield, 3 luglio 1969) fu un polistrumentista britannico e fondatore dei Rolling Stones. Fu ritrovato morto sul fondo della sua piscina il 3 luglio 1969. Il caso della sua morte fu archiviato come “Morte per incidente” nonostante il fatto che i suoi organi interni furono trovati pieni di droghe e alcol.

· Jimi Hendrix (Seattle, 27 novembre 1942 – Londra, 18 settembre 1970) fu sia un chitarrista che un cantante statunitense. La mattina del 18 settembre 1970 venne trovato morto all’interno di una stanza che aveva affittato in un famoso hotel di Londra. La sua ragazza, la quale era presente nel momento dei fatti, dichiarò che Hendrix soffocò per via di un improvviso rigetto di vomito causato da un cocktail di alcol e tranquillanti.

· Janis Joplin (Port Arthur, 19 gennaio 1943 – Los Angeles, 4 ottobre 1970) fu una cantante statunitense, ritrovata morta in una stanza di un hotel situato a Los Angeles per overdose di eroina.

· Jim Morrison (Melbourne, 8 dicembre 1943 – Parigi, 3 luglio 1971) è stato un cantante e poeta statunitense nonché frontman del famoso gruppo degli anni sessanta The Doors. Nel 1971 raggiunse la sua ragazza, Pamela, a Parigi perche aveva intenzione di dedicarsi maggiormente alla poesia, in quegli anni il suo stato peggiorò a causa della sua depressione e al suo utilizzo e abuso di droghe e superalcolici. Fu ritrovato morto il 3 luglio 1971 da Pamela nella vasca da bagno della loro casa. Dopo la sua morte si iniziò a parlare molto di più riguardo al club dei 27 per il fatto che sia morto anch’egli a quel età e la sua iniziale fosse appunto la “J”

· Kurt Cobain (Aberdeen, 20 febbraio 1967 – Seattle, 5 aprile 1994) è stato un cantautore e chitarrista statunitense nonché frontman del gruppo grunge Nirvana. La mattina dell’8 aprile 1994 fu trovato morto nel garage della sua casa. Kurt mesi prima della sua morte aveva avuto un overdose in seguito all’utilizzo di sostanze stupefacenti. Cobain si suicidò sparandosi un colpo di fucile alla testa. Vicino al suo corpo fu ritrovata una lettera di suicidio destinata al suo amico immaginario d’infanzia Boddah.

· Amy Winehouse (Londra, 14 settembre 1983 – Londra, 23 luglio 2011) fu, oltre che cantante, una stilista, una produttrice discografia e una chitarrista britannica. Nel pomeriggio del 23 luglio 2011 Winehouse è stata trovata morta nel letto di casa sua. Dall’autopsia non si ebbero le cause effettive della sua morte. In seguito ad ulteriori esami un membro della sua famiglia affermo che: ”Le analisi non hanno rilevato tracce di sostanze stupefacenti, solo tracce di alcol, ma non in misura tale da poter stabilire se e fino a che punto l’alcol abbia influito sulla sua morte”.

La famigerata “maledizione” del club 27 continua tutt’oggi e non si sa se avrà una fine. Probabilmente gli artisti di questo club soffrivano di svariati problemi o erano afflitti da una profonda depressione. Queste, che sono solo strane coincidenze, fanno riflettere su quanto le sostanze tossiche siano diffuse nel mondo delle celebrità e su quanto abbiano privato il mondo di straordinari talenti non solo musicali, ma anche artistici.

di Mariateresa Avagliano
Istituto Superiore Vanvitelli- Della Corte (Cava de’ Tirreni – Salerno)

Fonte foto

di Adele Pontegobbi

Dalla campagna elettorale di Trump per la candidatura alla Casa Bianca, il fenomeno delle fake news ha preso piede in modo massiccio,confondendo spesso le acque e le idee che fluiscono nel dibattito politico digitale e non. Da non molto anche Faceook, luogo dove la disinformazione trova ampio spazio, pressato dal non lontano scandalo di Cambridge Analytica, società di consulenza britannica che aveva ottenuto da Zuckerberg i dati di ben 87 milioni di utenti, ha deciso di fare qualcosa contro l’allarmante fenomeno. La product manager del famoso social, Tessa Lyons-Laing ha dichiarato: “Facebook si è impegnato a combattere le false news attraverso una combinazione di strategie che vanno dalla rimozione degli account falsi alla collaborazione con i fact-checker, fino alla promozione di campagne di alfabetizzazione mediatica. Questo impegno non terminerà e c’è ancora molto da fare”.

Abbiamo visto di recente qualche risultato di queste strategie anche qui in Italia: nei giorni scorsi sono state infatti chiuse da Facebook 23 pagine che diffondevano false informazioni e discorsi d’odio ad una platea di almeno 2,5 milioni di utenti, pagine di natura non politica che mutavano nel tempo, cambiando nome e iniziando a trattare con contenuti falsi e fuorvianti, proprio temi politici. Tuttavia è sbagliato pensare che le fake siano diffuse solo per orientare il consenso, facilitando un leader piuttosto che un l’altro e che abbiano soltanto contenuti politici.
Le fake vengono diffuse anche per fare soldi, pensiamo per esempio al fenomeno del clickbait.
State consultando la vostra mail, quando a lato vi appare una pubblicità che riguarda la salute o la bellezza e che attira immediatamente la vostra attenzione perché ha un’immagine inquietante!
Non riuscite quasi a capire esattamente quale parte del corpo umano vi sia rappresentata, ma ha dettagli disgustosi: vermi, strane ferite, pelle che si stacca e sotto qualche frase maiuscola che grida: “CON QUESTO METODO ESPELLERAI TUTTE LE TOSSINE” o cose simili. La tremenda pubblicità vi fa un po’ schifo, ma vi attrae inevitabilmente. Dal momento che ci cliccherete sopra qualcuno guadagnerà qualcosa. Questa è una forma di clickbait.

Oggi abbiamo anche un altro strumento per tutelarci dalle fake, oltre i fact-checker di Facebook e la nostra diffidenza verso gli specchietti delle allodole. Si chiama Newsguard ed è un’estensione che possiamo facilmente scaricare. Il plug-in si installa sul proprio browser in uso e mentre navighiamo, farà comparire un bel bollino verde o rosso accanto ai link dei siti di notizie che abbiamo selezionato con il motore di ricerca. Inoltre sarà possibile consultare una vera e propria scheda di descrizione del sito, che spiega anche perché il sito sia stato valutato in tal modo (andate a vedere i loro criteri di valutazione per quanto riguarda credibilità e trasparenza, non lasciano niente al caso!). Garantiscono perfino di non raccogliere i dati dei loro utilizzatori, notizia che di questi tempi lascia sorpresi!
Dal loro sito: “NewsGuard usa il giornalismo per contrastare il diffondersi di notizie false, cattiva informazione e disinformazione. I nostri analisti, che sono giornalisti esperti, svolgono ricerche sulle testate giornalistiche online per aiutare i lettori a distinguere quelle che fanno realmente giornalismo, da quelle che non lo fanno”
Qui potete scaricare l’estensione

Fonti:

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Nella nostra società molti giovani seguono come esempio di vita le influencer, arrivando così a non piacersi e iniziando a soffrire di anoressia. L’anoressia nervosa è un disturbo alimentare che si caratterizza per l’eccessiva preoccupazione del proprio peso. Si manifesta solitamente nell’età adolescenziale; inizialmente la persona nega il problema alimentare; ma col tempo inizia ad essere visibile.
Una delle influencer che ha sofferto di anoressia è Valentina Dallari. Come raccontato in una puntata della trasmissione televisiva “Le Iene”, Valentina dopo aver partecipato al programma “Uomini e Donne” è diventa famosa su tutti i social. Tanto d’arrivare ad avere tantissimi nuovi followers ogni giorno. Tuttavia, alcuni di questi commenti hanno iniziato a condizionarla, in particolare quelli inerenti alla sua forma fisica. Inizialmente già magra, ma dal fisico mediterraneo, Valentina a causa dei diversi commenti delle persone è caduta nell’anoressia. Ha iniziato a non mangiare e a prendere come esempio la modella Chiara Ferragni. Si è resa conto di quante ragazze (ma anche ragazzi) seguano i trend e le mode del momento attraverso i social, anche per quanto riguarda l’aspetto fisico; ad esempio, il “thigh gap”, lo spazio tra le gambe che solo le ragazze molto magre hanno, è un noto hashtag di instagram. Un hashtag che è stato addirittura dichiarato fuorilegge dai proprietari del social, in quanto istiga all’anoressia le ragazze. Aggiungiamo che, purtroppo, esistono tanti blog che addirittura danno consigli alle ragazze su come dimagrire e diventare scheletriche, con frasi raccapriccianti che non ci sentiamo di riportare.
Nel 2018 Valentina pesa 37 kg e viene ricoverata in ospedale. Grazie all’affetto dei familiari, oggi ha ripreso peso e la voglia di vivere. In un’ intervista, afferma che questa malattia la stava uccidendo e si rivolge in maniera accorata a tutte le ragazze che, erroneamente, non si accettano e iniziano a dimagrire terribilmente. Ragazze che pensano di apparire più belle, ma in realtà fanno solo del male a se stesse senza rendersene conto. Entrano in un tunnel, l’anoressia, che è una vera dipendenza psicologica che ha, come strumento ossessivo, lo specchio e la necessità di vedersi sempre più magre… fino a sparire.

di Lucilla Di Marino
Istituto Superiore Vanvitelli- Della Corte (Cava de’ Tirreni – Salerno)

In tutto il mondo è in aumento l’uso e l’abuso di alcool da parte degli adolescenti, nonostante in molti paesi la vendita e somministrazione ai minori sia proibita.
Negli ultimi anni si assiste a un aumento progressivo del consumo da parte delle ragazze, che tendono a superare i ragazzi.
Lo stato italiano ha promulgato la legge n. 48 del 18 aprile 2017 che ha fissato l’età del soggetto, che può fare uso di alcool, a 18 anni. A 18 anni, età della presunta maturità, il soggetto dovrebbe capire che l’uso di alcool causa conseguenze devastanti al proprio organismo. Prima dei 18 anni, mancando la “maturità”, lo Stato impone il divieto di vendita. Pur apprezzando tale importante legge, riteniamo che da solo il divieto non arrivi a sensibilizzare i ragazzi ad astenersi dall’alcol. E’ necessaria una più estesa campagna di sensibilizzazione sui rischi del consumo.
L’alcool lentamente uccide: ad una breve sensazione di “benessere” che si può sperimentare (l’alcol, sostanza psicoattiva, mette in movimento dopamina ed endorfine del cervello, che provocano il piacere), segue un senso di forte mancanza e, addirittura, di depressione. Il cervello comincia a volere sempre più spesso quel piacere, quell’euforia ed inizia progressivamente ad assuefarsi a livelli sempre maggiori di alcol. Poco alla volta, il piacere non viene più provato, ma si attiva una dipendenza fisica, con l’organismo che richiede sempre maggiori quantità di sostanza. Ne conseguono danni gravi per il corpo e il cervello, addirittura mortali. Numerose sono le patologie derivanti dall’alcolismo, esse spaziano dalle malattie al fegato, problemi psichiatrici, tumori, danni cardiaci e agli organi in generale.
I danni maggiori, infatti, si verificano quando il soggetto supera di gran lunga la quantità di alcool che il proprio organismo tollera e lo assume in modo costante. Non a caso si parla di dipendenza e bisogna sapere che i danni causati dall’astinenza, nei casi già estremi, sono maggiori di quelli che si verificano col consumo di alcool.
Non si può sottovalutare, inoltre, gli effetti che l’assunzione di alcol può provocare in determinate situazioni della vita quotidiana. Ad esempio, quando ci si mette alla guida.
Il limite consentito prima di mettersi alla guida è di 0,5g/l (per esempio 2 bicchieri nel caso del vino), oltre il quale si parla di ebbrezza, per cui si perdono le capacità percettive ed è preferibile.
I dati più allarmanti arrivano dall’America dove le vittime sono 75mila annue su un totale di 8 milioni di alcolisti; mentre in Italia il loro numero è di 44 mila.
Non si può quindi rimanere ignari a tale pericolo, è necessario sensibilizzare maggiormente i giovani facendo capire loro che quella dell’alcool è una “STRADA SENZA USCITA”, una scorciatoia di morte che NON va neanche imboccata; per raggiungere il benessere e la gioia del cuore, si possono percorrere altre strade dettate dalla maturità e dal buon senso. E’ un lungo percorso, quello della felicità, che passa anche per sacrifici.
di Lucia Pisacane
Istituto Superiore Vanvitelli – Della Corte (Cava de’ Tirreni – Salerno)

La terza stagione della serie televisiva britannica “Black Mirror”, prodotta da Charlie Brooker si apre con un episodio tanto profondo e amaro quanto reale. L’intera serie televisiva è antologica, cioè ogni episodio ha una storia, dei personaggi e degli scenari differenti per ogni episodio. Ambientata in un futuro prossimo a noi, riguarda principalmente i problemi attuali e l’introduzione delle nuove forme tecnologiche e dei rapporti che hanno con noi, compresi i propri effetti collaterali. ”
“Black Mirror” va in onda su Netflix dal settembre 2015 dopo che la società ne acquistò i diritti, ed è composta da 4 stagioni (la quinta stagione é attualmente in fase di produzione).
Oggi recensiamo la prima puntata della terza stagione “Caduta Libera” (Nosedive) che vede come protagonista l’attrice Bryce Dallas Howard, figlia di Ron Howard (celebre attore che interpretò il ruolo di Richie Cunningham in Happy Days) nel ruolo di Lacie Pound, la quale vive in un mondo dove, tramite tramite uno smartphone o delle lentine a contatto, si può votare con un punteggio da 1 a 5 stelle qualunque gesto, qualunque momento e qualunque foto gli utenti inseriscano sui social. Così, ciascuna persona nella società ha un punteggio complessivo che risulta dalla media di tutti i voti ricevuti: se ci riflettiamo, sembra un’evoluzione dei nostri “like” sui social network come Facebook e Instagram. Il punteggio medio di ogni persona, in questa società del futuro prossimo, determina la loro popolarità, che in base ai voti che si ricevono può aumentare o diminuire. Chi ha un maggiore punteggio, ha privilegi nella società. La protagonista inizialmente ha un punteggio di 4,2 ed é interessata all’acquisto di una nuova casa: scopre che per ottenere uno sconto del 20% sull’acquisto di essa bisogna avere un punteggio pari a 4,5. Tutto l’episodio è centrato su Lacie che cerca di aumentare il suo numero di stelle… Il fatto che queste persone vivano in un mondo dove devono votare gli altri è simile ad una forma di discriminazione: è come se il giudizio degli altri sia un modo per identificare se stessi e il proprio stato sociale. “Black Mirror” ci mette davanti a problemi reali, di tutti i giorni, anche se con dura onestà… è proprio questo uno dei tanti motivi per il quale questa serie è tanto seguita. “Mirror” vuol dire specchio: il futuro mostrato rispecchia, in maniera spesso peggiorativa, il nostro presente e ci fa riflettere sulle storture del nostro mondo.

di Mariateresa Avagliano
Istituto Superiore Vanvitelli- Della Corte (Cava de’ Tirreni – Salerno)

LA TECNOLOGIA E LE SUE DIPENDENZE

Nel XX secolo il mondo era privo delle tecnologie come quelle che troviamo oggi, infatti la vita
delle persone inizia a cambiare nel 1941 (nascita del primo computer).
Pensante ai vostri genitori… Divertirsi all’ aria aperta, giochi da tavolo… insomma tutte attività che
derivano da due parole ben precise: FANTASIA e LIBERTA’, doni che ormai molti ragazzi hanno
perso tra i dodici e i quindici anni.
Questi ragazzi “ dipendenti” hanno un tempo esagerato (a partire dalle dodici ore) e ognuno di
loro ha un dispositivo elettronico preferito come: computer, telefoni cellulari, play station o
tv.
I ragazzi dipendenti dalla tecnologia presentano varie situazioni, come quella dell’ isolamento
e difficoltà di staccarsi dagli apparecchi elettronici.
Non è facile staccarsi dalla tecnologia, infatti per aiutarli bisogna agire con cautela, oppure
potrebbero subire alcuni stress o attacchi di rabbia.
Perché questi ragazzi si chiudono nella tecnologia?
Perché questi ragazzi sono insaziabili di tecnologia e tutte le ore che passano per loro non sono
mai abbastanza a soddisfarli e permettersi di allontanarsi da ciò che fanno.
Per i genitori di questi ragazzi, vedere il proprio figlio/a nelle condizioni in cui si trova, è un
grande “dolore”.
In tutto ciò i genitori non solo soffrono ma vorrebbero che i propri figli collaborassero con loro
per riuscire a uscire da questo “mondo virtuale”, e che imparassero a socializzare di persona e
non davanti a uno schermo.

Il telefono, uno strumento più potente della fantasia

Divertirsi all’ aria aperta, campana, nascondino, un due tre stella, guardie e ladri… insomma tutte attività che derivano da un’unica parola: “FANTASIA”. Dono che ormai molti ragazzi hanno perso, perché ognuno di noi ormai ha uno strumento più potente: “IL CELLULARE”. Molti di noi riusciamo a capire che esso è una fonte di distrazione, ma altri ne rimangono schiavi nel vero senso della parola. E’ da questo vertice della catena che iniziano varie dipendenze dai social network, internet e varie applicazioni presenti in ogni telefono.
Quindi, il mondo esterno è come un fiore che pian piano mostra i suoi petali migliori, dunque, non chiudiamoci davanti ad uno schermo, ma osserviamo le bellezze che esso ci offre.

Ecco qui sotto alcune domande poste a Marco, colui che si occupa di aiutare molti dei ragazzi che hanno dipendenze dal loro cellulare:
Il troppo tempo trascorso davanti allo schermo ha influenzato la vita di queste persone?
Molti si isolano nelle proprie camere, comunicando esclusivamente con il loro cellulare e le persone interattive, dietro ad esso.
Alcuni trascorrono le ore notturne sui social? Se sì perché di notte?
Beh! Molte persone anche la notte trascorrono molte ore sui social network nonostante il telefono produca luci nocive al sonno.
Come inizia questo percorso? Quale il primo passo per uscirne?
Molti trascorrono anche più di dodici ore davanti allo schermo. Le persone sono consapevoli di essere dipendenti dal proprio cellulare ma non riescono a evitare questa catena interminabile. Inoltre ci sono persone alle quali non si può strappare il cellulare di mano, perché potrebbero reagire in modo pericoloso.

di  Matilde Sollo, Arianna Caselli, Francesca Modafferi, Duccio Innocenti, Sofia Cavarretta e Alessandro Bianchi.

2 C Dicomano Scuola Secondaria I Grado  “Desiderio da Settignano”

I ragazzi della 2 C di Dicomano, Scuola Secondaria di I grado “Desiderio da Settignano”, hanno partecipato al progetto “Prima Pagina – giovani più attivi nel web” .

I ragazzi si sono divisi in tre gruppi che hanno intrapreso con interesse e curiosità la loro prima intervista e poi hanno relazionato il loro lavoro  su ciò che hanno fatto all’interno del progetto e con i vari operatori.

“Pensiamo all’ultima cena o pranzo che abbiamo fatto con i nostri amici: scommetto che tutti noi abbiamo, accanto alla forchetta ed il coltello, il nostro telefono, pronto a fare quei selfie in cui si sembra tutti uniti, mentre in realtà, siamo divisi da uno schermo, che nonostante la sua limitata grandezza, occupa un posto molto, se non troppo grande nella nostra vita e di
conseguenza, nella nostra mente.
Tutti noi sappiamo che in questo secolo, nel 21° secolo, una delle cose principali della vita è la tecnologia, cosa che ogni uomo non può fare a meno di utilizzare. Proprio su questo si basa la dipendenza dalla  tecnologia, ciò di cui abbiamo parlato in questo progetto. Questo non significa che la tecnologia sia sbagliata o pericolosa, ma siamo noi che la  usiamo in modo sbagliato, la usiamo troppo, senza lasciare spazio alle altre cose, le cose che
esistono fuori dal nostro schermo. Alla prossima cena con i vostri amici, spegnete il telefono, e in questo modo vi goderete una  serata fantastica guardando e ascoltando la
persona che vi stanno accanto”.
Ilaria, Rovena, Veronica, Mattia e Francesco.