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La Redazione Prima Pagina S. Curato d’Ars – Milano

Il 6 aprile del 2019 durante la serata dello slot mob al BLU BAR di piazza Berlinguer a Milano, si è tenuta la presentazione del libro “Lose for life” scritto da Claudio Forleo e Giulia Migneco, quest’ultima presente. Noi del gruppo Prima Pagina abbiamo colto l’opportunità di acquistarlo e leggerlo per poter approfondire l’argomento del gioco d’azzardo in Italia.

Il libro tratta il gioco d’azzardo in Italia in modo completo e approfondito, senza appesantire la lettura che è molto leggera e semplificata grazie all’aggiunta di un glossario iniziale che permette di chiarire tutti i vocaboli usati nel mondo del gioco d’azzardo e anche dalla presenza dei dati statistici a fine libro.

Dopo la presentazione Giulia ci ha lasciato una dedica e siamo riusciti a farle anche qualche domanda.

Ci ha raccontato che, prima di lavorare per Avviso Pubblico, aveva avuto esperienze giornalistiche: prima nel giornalino del Liceo e successivamente in quello universitario.

Proprio durante il periodo universitario ha avuto un’esperienza nel campo della dipendenza dal gioco d’azzardo; un suo coinquilino sperperava il suo patrimonio giocando alle macchinette o i giochi online e lei, con gli altri due coinquilini, cercava di farlo smettere ma non aveva le capacità e le conoscenze per aiutarlo al meglio. Per questo motivo, quando il direttore di Avviso Pubblico (Roberto Montà) le ha proposto il progetto del libro “Lose For Life“, lei ha accettato con piacere.

Dopo le ricerche fatte, insieme al collega Claudio Forleo, è tornata dall’amico ed è finalmente riuscita ad aiutarlo.

https://altreconomia.it/prodotto/lose-for-life/ 

 

Recensione di “Città di carta”

di abril321

Quentin, uno dei protagonisti , si innamora fin da piccolo di Margo, la sua vicina di casa .
Margo è una ragazza molto particolare che è sempre stata appassionata di misteri e che fugge spesso di casa proprio alla ricerca di avventure.
Durante il loro ultimo anno di liceo Margo e Quentin si ritrovano un giorno per passare un intera nottata a fare scherzi alla vecchia comitiva di Margo. Quentin decide finalmente di rivelarle il suo amore; ma quando il giorno dopo va a scuola per parlarle non la trova.
Margo è scomparsa, e da qui inizia tutta quanta la storia che è una specie di viaggio in America alla ricerca della ragazza.

Sinceramente, il film non mi è piaciuto molto, potrei dire che il libro è sicuramente migliore; e non mi è piaciuto molto sia perché rende la storia profonda di John Green una storia superficiale, sia perché la storia che ha scritto è simile ad altre, così come lo è il finale.
Nel libro, però, ho trovato una frase che mi è piaciuta molto:
“Con i suoi occhi che mi guardavano, come se davvero ci fosse qualcosa di bello da vedere in me”.

di daba

Percy Jackson. Il ladro di fulmini – Recensione

Questo è un film di fantascienza e avventura: la mamma di Percy è una mortale e suo padre, che non lo ha mai visto, è un dio…di conseguenza Percy è un semidio.
Percy è anche uno studente che va in prima liceo, dopo tre mesi dall’inizio della scuola, la classe va in gita e lì scopre i suoi poteri. Il suo migliore amico è un centauro mezzo capra e mezzo uomo e che poi sarà il suo custode. Un giorno, la mamma disse che era il momento di portarlo nel campo dei mezzosangue, ma per la strada incontrano il minotauro.
Percy sta scappando dalla città perché Zeus incolpò il figlio di Poseidone del fatto che fosse scomparsa la folgore che era un fulmine e quindi scoppiò una guerra tra i tre fratelli, Zeus, Poseidone e Ade.

Leggi anche il libro

Perché togliere le slot machine dal proprio bar

Intervistiamo Marco Antonelli, gestore insieme al padre del Caffè Mania (in largo Scalabrini, 2 – Milano), sede di un aperitivo “Slot mob” il 26 Ottobre 2018. Locale che negli anni ’70 era frequentato anche da Lucio Battisti che abitava lì vicino e spesso intratteneva i clienti suonando con la chitarra i suoi brani.

I: Volevamo iniziare chiedendo la storia di questo bar

Marco: Il nostro bar ha una storia lunghissima; nasce 54 anni fa, da mio nonno, il quale lo ha tenuto fino all’1988 -’89, poi è subentrato mio papà, e da quando ho 18 anni anch’io ho iniziato a collaborare. Di giorno, mentre io studio, il bar è gestito da mio padre e un altro ragazzo, la sera invece me ne occupo io. Tre generazioni che vanno avanti.

I: Cosa sono per te le slot machine?

M: Nonostante le abbiamo avute per un po’ di tempo, non le ho mai vissute veramente, non mi hanno mai attratto, le ho sempre trovate un po’ stupide perché non hanno uno scopo e non metti in gioco te stesso, diversamente da quando fai una scommessa, a prescindere dal fatto che comunque può diventare patologico, c’è uno studio e un ragionamento dietro, mentre tutto quello che è Lotto, Gratta Vinci è destinato al caso. Uno pensa che alle macchinette giochi il balordo, ma non è sempre così, tante volte sono pensionati. Spesso la frase tipica è: “gioco solo una volta al mese” ma nel frattempo frequenta diversi luoghi per giocare.

I: Quando sono state inserite le slot machine?

M: Quando mio padre era in società con un’altra persona, anche se non ricordo esattamente quando perché ero molto piccolo.

I: Perché avete deciso di toglierle?

M: Questa è una domanda complicata perché non è semplice toglierle, nonostante noi volessimo farlo da un po’ di tempo. Tendo sempre a non fare una morale a quelli che le hanno ancora, per un motivo semplice: le slot machine fanno guadagnare tanto al bar che le possiede, infatti i concessionari pagano tanti soldi.

Abbiamo deciso di intraprendere questo percorso perché volevamo rendere diverso il locale, un ambiente giovanile per la sera, un po’ diverso da quello che si trova in zona, e questo con le slot machine non è semplice perché ti posso assicurare che è un problema grosso. C’era la volontà di togliere questo oggetto che c’entrava poco con noi. Era una presenza ingombrante, persone a cui volevamo bene si isolavano con le macchinette invece di fare l’aperitivo con gli amici.

Quando abbiamo avuto la possibilità economica, soprattutto grazie ai nostri clienti, abbiamo fatto questa scelta molto importante e di cui siamo molto contenti. Inoltre essendo a 500 metri da una scuola, in futuro noi o chi verrà non potrà più metterle per via dell’ordinanza comunale. Un ruolo importante l’ha avuto mio padre perché lui non voleva toglierle poi un giorno mi ha detto togliamole e allora l’ho fatto subito.

I: Quali sono state le conseguenze, positive e negative?

bookcrossingM: Negative non so se ci sono. Positive sicuramente, come dicevo prima, nell’ottica di creare un locale per i più giovani, rendendo più carino il locale, privo delle slot machine. Abbiamo da poco aggiunto uno spazio di bookcrossing proprio nello spazio occupato prima dalle macchinette. Un altro aspetto positivo è non bisogna più stare dietro a situazioni spiacevoli quali: persone che tiravano pugni alle macchinette, litigi o dover allontanare i bambini, che incuriositi andavano nello spazio dove c’erano le macchinette, per evitare sanzioni in caso di controllo. Tutta una serie di impegni fastidiosi che ora non ho più e ne sono contento.

La cosa più bella è che tutto questo è stato apprezzato. Non c’è stata nessuna ripercussione economica. Anzi le persone ci sono state più vicine. La cosa negativa è che abbiamo perso qualche cliente, che però alla fine era cliente più delle macchinette, che nostro. Una scena divertente che capita ogni tanto è vedere persone che cercando le macchinette entrano nel locale ma notando che non sono più presenti, escono senza dire niente con la faccia un po’ stupita. Questo è il prototipo di cliente che io non voglio. Alcuni che giocavano, ma consumavano anche, sono rimasti miei clienti e mi hanno anche ringraziato. La clientela è cresciuta, ci sono persone che prima non entravano adesso invece entrano.

I: Hai sempre vissuto in questo quartiere?

M: Sì, sono nato due vie dietro. Frequentavo il vostro Oratorio (S. Curato D’Ars), è un luogo che ha una storia, e ha ancora oggi un’utilità per la comunità per farla unire e ritrovare.

I: I gestori delle macchinette danno un fisso?

M: Sì e anche abbastanza sostanzioso, ma non so dirti quanto perché non me ne occupavo io. Con le nuove leggi nell’ultimo anno il fisso era diminuito. Lo Stato che è il maggior finanziatore delle slot machine è anche quello che ci guadagna di più, ed anche per questa ragione combatte una guerra ma in maniera molto blanda.

Anch’io per qualche mese ho giocato alle scommesse ma mi sono accorto presto che stavo perdendo e quindi ho smesso, anche grazie l’aiuto di chi mi stava intorno che mi ha fatto riflettere; bisogna lavorare più che sulla repressione sulla sensibilizzazione.

Credo che le persone si rifugino nei vizi quando sono sole o si sentono tali, ad esempio c’era una signora anziana che veniva spesso a giocare quando avevamo le macchinette, motivando tale gesto dicendo che lo faceva come reazione al fatto che la sua famiglia non la considerasse e fosse interessata solo ai suoi soldi che quindi non si faceva troppi problemi a giocarsi.

La Redazione Prima Pagina S. Curato d’Ars – Milano

Quanto  bevono gli adolescenti?

L’età dell’adolescenza è la più delicata.

Tra le dipendenze degli adolescenti rientra anche la dipendenza da alcool.

L’eccessivo consumo di alcool ha effetti dannosi su molti organi e tessuti ed è molto pericoloso soprattutto tra i giovani.

Di per sé il consumo di alcool tra gli adolescenti non è in aumento, anzi secondo l’Istat, l’assunzione di alcolici fra i minorenni è passata dal 28,9 al 20,4% negli ultimi 4 anni ciò che preoccupa è il calo dell’età dei primi bicchieri e lo spostamento del consumo dall’ambiente famigliare e domestico a quello sociale, dei locali, dei bar, dei pub, delle discoteche dove per i ragazzi, in gruppo, bere diventa quasi un obbligo.

Redazione: Xalcool

Giuliano,Aurora,Simone,Rosa,Marco

di cuore_blu

“A un metro da te” è un film uscito quest’anno (2019), che mi ha fatto emozionare davvero tanto.
Parla di due ragazzi, Stella e Will, affetti da una malattia non molto comune chiamata “fibrosi cistica”, che non ti lascia respirare bene.
Stella e Will all’inizio si odiano molto, Stella però vuole aiutarlo dato che lui non segue le terapie; iniziano quindi ad odiarsi sempre meno e si sviluppa così qualcosa di più che una semplice amicizia.

Il problema più grande però è che loro due devono stare come minimo a un metro di distanza perché sennò potrebbero contagiarsi con dei batteri; riescono a stare a questa distanza, ma poi Stella si arrende e capisce che questa malattia le ha portato via le persone più care e per questo decide di avvicinarsi a meno di un metro da Will.
Stella affronterà degli ostacoli molto difficili e poi alla fine scopriremo se i due riusciranno ad avere due nuovi polmoni.
È un film molto bello e con un gran significato perché ti fa anche capire come ogni giorno queste persone malate lottino per vivere e quanto siano forti. Consiglio molto anche di leggere il libro perché secondo me merita molto, è fatto molto bene e ti farà riflettere sicuramente.

di cicciomatti

Assassin’s creed origins  è ambientato in Egitto nel 49 a.C. dove Beyek, il protagonista, deve vendicare suo figlio ucciso per mano del faraone. Bayek è – o meglio era – un Medjay, cioè una guardia del corpo del faraone; ma da quando questo si è fatto corrompere da potere e ricchezze, Bayek si rifiuta di difenderlo, anzi lo vuole uccidere.

Questo gioco è molto bello per vari motivi: ha una grafica pazzesca e le animazioni e i movimenti di persone e animali sono fatte molto bene: c’è molta varietà di stili di combattimento, abilità (mosse) che sblocchi nel tempo.

I tipi di armi che possiamo usare sono tantissimi e vanno dalla mazza pesante fino ai pugnali, ma oltre a tantissime qualità, il gioco ha anche dei difetti; avendo una mappa enorme e piena di cose e missioni ha vari bug come topi volanti e missioni che non si possono fare. Ha molti riferimenti storici anche se la trama è inventata…Mi piace molto.

 

Fonte immagine

di di cf14

Prima del primo incontro di questo progetto la nostra professoressa ci ha chiesto di inventare un nostro nickname. Al primo incontro ci hanno insegnato come entrare sul nostro profilo di PRIMA PAGINA e quando sono tornata a casa sono subito andata a scrivere il mio primo post.
In altri incontri abbiamo invece parlato del cyberbullismo e degli hacker, mentre in uno degli ultimi incontri abbiamo fatto un gioco con una palla fatta con della carta e quando te la passavano dovevamo dire qual è la l’app che più utilizziamo più in assoluto…è venuto fuori che la più usata in classe nostra è YouTube. Questo gioco mi ha fatto capire che tutti usiamo le stesse app e che abbiamo tanto in comune…
Le cose che mi sono piaciute di più di questo progetto sono le storie che Francesca ci leggeva alla fine e io ogni volta cercavo di capire quale era la parola protagonista della storia che ascoltavamo. Mi è piaciuto anche il fatto che ho imparato molte cose in più su come usare il telefono e su come farlo in modo più sicuro. E poi ho capito che mi piace scrivere sul web quando ho del tempo libero.

di Adele Pontegobbi

Avrete sicuramente sentito le polemiche sorte intorno ad un videogioco gratuito online chiamato “Don’t Whack your Teacher”, dopo che la senatrice dei 5 stelle Bianca Laura Granato ne ha denunciato l’esistenza in una seduta del Senato. In realtà il gioco è nato 5 anni fa ed è stato convertito in mobile per Android dalla versione flash game. Il gioco consente di esercitare brutale violenza contro un professore. Lo schema è sempre lo stesso. Stessa immagine con un professore semicalvo e dotato di occhiali seduto alla cattedra e lo studente su una sedia accanto a lui. La grafica non punta al realismo, ma ha una leggera rotondità in stile manga ed è in bianco e nero. Ci sono dieci modalità di massacrare il professore e l’oggetto deputato a questo deve essere scoperto passandoci sopra con il cursore. Un grosso libro con cui colpirlo in testa, delle forbici con cui sgozzarlo, uno spray chimico con cui intossicarlo e perfino uno sciame d’api in barattolo da cui farlo inseguire finché non si sporge dalla finestra da cui cadrà, spinto malamente dall’alunno. Il gioco senza colori, viene illuminato solo dal sangue rosso fuoco che spilla il docente. Il ragazzino pesta con violenza e spesso gli viene anche il fiatone nel farlo. Il gioco è uno di una serie in cui l’utente può sfogare la rabbia repressa verso soggetti a lui vicini, spesso anche nella realtà bersagli di attacchi di ira. C’è la versione in cui massacri il tuo capo, il tuo vicino di casa, il ladro che ti è entrato in casa, il terrorista islamico, la tua ex e persino il tuo computer. Non c’è una versione ex ragazzo, ma per le donne hanno creato quella che potremmo tradurre con “massacra i provoloni”: la protagonista si trova in un locale e due uomini la importunano, al suo diniego i due persistono e quindi vengono massacrati dalla donna. C’è poi la serie dei giochini in flash dedicati ai politici ed ai vip: l’utente può picchiare Donald Trump, Obama, la Clinton e tutta una serie di celebrità del mondo dello spettacolo.
Mentre il coro di voci di biasimo su “Don’t Whack your Teacher” è unanime, fatico a trovare una posizione così netta.

Innegabile che negli ultimi anni la condizione degli insegnanti nelle scuole è peggiorata, deprivati dalla società e dalle famiglie della loro autorevolezza, sono sempre più spesso vittime di aggressioni verbali e fisiche da parte dei ragazzi e anche dei genitori e quindi il gioco può essere letto come una normalizzazione di questi atteggiamenti violenti.

Lo stesso allora potremmo dire per le donne, frequentemente oggetto di femminicidio da parte di ex mariti e compagni o per i ladri colpiti alle spalle, se seguiamo la cronaca e le relative polemiche politiche: il semplice fatto che siano stati creati questi giochi e che qualcuno li usi, sono indice di un incremento della violenza nella realtà verso certe categorie? Non ho una risposta.
E poi questi giochi sono noiosi: lo stesso sfondo, gli stessi personaggi, la stessa azione all’infinito: è perfino difficile che un utente arrivi a scoprire i dieci oggetti per picchiare il professore nel caso di “Don’t Whack your Teacher”, molto più probabile si stanchi prima per la monotonia. Inoltre quando ci si è giocato una volta non si ha più motivo di tornare a giocarci: abbiamo già visto e scoperto tutto nel primo utilizzo.
In qualche modo immagino questi giochi al pari delle “stanze sfogatoio a pagamento”. Avete mai visto qualche servizio al tg che parla di questi luoghi, stanze arredate al solo scopo di essere distrutte. La persona stressata (da cosa? In questo caso non possiamo saperlo!) paga per distruggere con una mazza o un altro oggetto contundente la roba presente nella stanza tutelato da occhiali e altre protezioni onde evitare ferimenti involontari. Nessuno si sognerebbe di chiedere all’utilizzatore se mentre distruggeva la stanza stesse pensando al suo boss, al vicino di casa o alla moglie.
Insomma è probabile che un ragazzino di terza media mostri questo gioco ad un compagno per farsi due ciniche risate, ma è certo che passeranno velocemente a Fornite dal cui verranno più facilmente ossessionati.

di Adele Pontegobbi

Abbiamo già affrontato il tema delle app di incontri su Prima Pagina dando ampio spazio alla regina del dating digitale, l’arcinota Tinder.
Per approfondire il tema ci sembrava giusto offrire anche una veloce panoramica bibliografica tutta italiana, poiche in questi ultimi due anni sono state diverse le pubblicazioni che raccontano in modo più o meno scanzonato o romanzato le esperienze in cui sono finiti scrittori, attori e fumettisti, flirtando via telefono con sconosciuti.

“Fascisti su Tinder”

Edito quest’anno da Shockdom, “Fascisti su Tinder” (il richiamo al film di Guzzanti “Fascisti su Marte” è immediato) è la trasposizione in fumetto del monologo teatrale di Daniele Fabbri, illustrato da Stefano Antonucci e colorato da Mario Perrotta. Il protagonista, un uomo di 35 anni rimasto single dopo una lunga storia, decide di rimettersi in gioco usando la app, combattuto tra esperienze ludiche con le quali sembra voler sfuggire all’età adulta e il prendere coscienza sulla situazione politica del mondo che lo circonda, provando per imbroccare anche a fare il “fascista” su Tinder. Le risate non mancheranno!

“Tinder and the city”

Marvi Santamaria invece ci propone una storia dall’accattivante titolo “Tinder and the city” in cui realtà ed esigenze narrative si mischiano, nel sempre vincente modello “vi dico cosa mi è successo e le idee che mi sono fatta. L’autrice infatti oltre a schematizzare quelle fasi da cui passa l’utente medio della app: entusiasmo, dipendenza, cinismo e delusione, individua e categorizza i “tipi da Tinder”. Inevitabile secondo l’autrice essere pervasi di un senso di bulimia nelle conquiste appena si entra nel meccanismo, ma le delusioni sono sempre dietro l’angolo soprattutto se si fa troppo affidamento sulla foto profilo, dalla quale ci dice Marvi si può capire davvero molto dell’uomo che ci troveremo ad incontrare.

“Non so chi sei”

Quello che potremmo definire “il ciclo del consumatore di Tinder” fatto da entusiasmi iniziali e leggero digusto finale è al centro della graphic novel di Cristina Portolano, intitolata “Non so chi sei”, realizzata integralmente . Anche questa una storia autobiografica, nella quale l’autrice racconta le proprie vicende romanzate con Tinder, dopo una relazione omosessuale finita. La protagonista decide di iniziare a frequentare uomini e di farlo grazie alla app. Prima trova conforto nel chattare con loro, poi li incontra e quasi subito finisce a farci sesso. Supera rapidamente la paura di una sessualità diversa, diviene sempre più pretenziosa e se i partner non la soddisfano, lo comunica loro in maniera diretta, brusca, non empatica. L’unica ricerca è quella del piacere e Tinder diventa il suo vizio, fino alla noia.

“Diario di un bastardo su Tinder”

Sempre autobiografico è il libro di Ciro Zecca “Diario di un bastardo su Tinder” nel quale, assicura l’autore, non c’è posto per parti romanzate: le avventure raccontate sono infatti tutte realmente accadute. L’autore protagonista trentenne racconta come il circolo incontro dopo un po’ di scambi in chat, biretta, chiacchiere, sesso, sparizione verso la ricerca di un nuovo incontro che faccia ripartire il circuito l’abbia fatto sentire quasi dipendente, in una sorta di bulimia di foto, corpi e contatti.
Sperando di avervi dato qualche buon consiglio per qualche leggera lettura estiva, inevitabilmente diventerete esperti di Tinder!