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di Flaglia

Carolina Picchio era una ragazza che a 14 anni, nella notte tra il 4 ed il 5 Gennaio 2013, si è suicidata lanciandosi dal balcone di camera sua a Novara.
E’ iniziato tutto ad una festa, pochi giorni prima, durante la quale si era ubriacata.
Ha perso i sensi e alcuni ragazzi se ne sono accorti ma hanno chiamato il padre solo dopo aver postato un video su Facebook in cui fingevano di avere rapporti sessuali con lei. La mattina successiva Carolina non ricordava niente ma sui social aveva ricevuto 2.600 insulti.
A scuola tutti la evitavano e nessuno le rivolgeva più la parola.Era oppressa dalla vergogna. Si era chiusa in sé stessa. Così, per mettere fine a tutto, ha scritto una lettera per spiegare il suo gesto.

“…Perchè questo ? Il Bullismo. Tutto qui. Le parole fanno più male delle botte ! Cavolo se fanno male !!! Ma io mi chiedo, a voi non fanno male ? Siete così insensibili ? Spero che adesso sarete più responsabili con le parole. Non importa che lingua sia, il significato è lo stesso…”.

Ha dato l’ultimo addio a coloro che amava, il padre e gli amici, ha aperto la finestra e si è buttata nel vuoto.
Il padre se ne è accorto solo qualche ora dopo, ma era troppo tardi. Carolina giace sul freddo asfalto del marciapiede.
Dalle successive indagini si risale ai responsabili che vengono accusati di violenza sessuale, diffusione di materiale pedo-pornografico (pornografia minorile) e morte come conseguenza.
Eppure, tutto ciò che questi ragazzi in seguito riescono a dire sono solo banali giustificazioni per scaricarsi la coscienza.

“..quando ho fatto il video a Carolina avevo solo 13 anni..”, “…era la prima festa a cui partecipavo..”, “…nel video si vede solo Carolina appoggiata al muro e un ragazzo che fa finta di tirarsi giù i pantaloni…”, “… un ragazzo gli ha fatto domande sporche, ma solo per ridere, perché era sua amica. Erano i migliori amici”, “…quando l’ho saputo mi sono disperato.
Mi sento in colpa abbastanza ma poi non così tanto alla fine. Perché io sinceramente NON VOLEVO FARE NIENTE di MALE A LEI”.

Non importano le intenzioni:ma ciò che ormai è stato compiuto!!!!
E’ possibile che ci sia chi, anche dopo essere stato dichiarato ufficialmente colpevole, si senta meno in colpa di chi colpevole non lo è senz’altro?
Il padre infatti si sente in colpa per non essere stato presente come avrebbe dovuto, per non averla aiutata proprio in quei momenti di difficoltà. E il dolore è straziante.
Nonostante ciò convince il giudice a non condannare i giovani ma a fargli intraprendere un percorso di recupero con un’assistenza psicologica. Una “messa in prova”. Un percorso lungo e faticoso durante il quale i ragazzi devono ottenere voti scolastici eccellenti, devono partecipare ad incontri con psicologi e devono svolgere opere di carità e attività solidali come aiutare anziani e disabili.
Inoltre, periodicamente, devono incontrare i giudici che valutano se il percorso è seguito con costanza fino ad ottenere risultati validi per poter ritenere concluso il percorso.
Uno degli imputatati ha seguito questo percorso per ben 27 mesi.
Secondo i dati de “il Sole 24 ore” i carcerati che seguono questi percorsi di crescita personale tornano a commettere crimini in meno del 19% dei casi mentre coloro che non seguono alcun programma di riabilitazione tornano a delinquere in quasi il 70% dei casi.
“Mia figlia ha scoperchiato un sistema, ed ora tocca a noi insistere”. Il padre ha inoltre combattuto per fare approvare la prima legge sul Cyberbullismo.
“Il cyberbullismo si può combattere! C’è bisogno di responsabili in tutti gli edifici pubblici: in particolare nelle scuole”.
Il caso di Carolina (come quello di altre vittime) rivela quanto si sottovaluti il mondo virtuale. È più pericoloso del mondo reale perché una semplice presa di giro può diventare una derisione collettiva.
La storia ci insegna anche che non è con il suicidio che si risolvono le situazioni. Uccidersi non è “mettere una fine a tutto” ma arrendersi.
Gli altri possono ostacolarti la vita, tanto da renderla impossibile ma non per questo devi gettare la spugna. Il trucco è andare avanti…
QUALSIASI COSA SIA UN DOMANI !!!!!
Se ci credi veramente nessuno potrà mai fermarti, devi riuscire ad essere superiore alle offese, non puoi arrenderti alla vita.
Carolina si chiude in se stessa e poi si suicida perché si sente sola. Ma non è vero, nessuno di noi è solo. Il conforto lo si può trovare i chiunque; anche nelle persone da cui non te lo aspetteresti mai.
Il modo migliore per affrontare certe situazioni è farlo insieme agli altri:
CHIEDENDO AIUTO!!!!!!!!

FONTI:
DOCUMENTI
• sole 24 ore
• www.corriere.it
• www.corriere.net
• www.ilfattoquotidiano.it
• www.huffingtonpost.it
• www.quotidiano.net
• www.lastampa.it

VIDEO
• www.michelesantoro.it
• www.raiscuola.rai.it

di Vallo 06 (Lorenzo)

Avengers Endgame è un film del 2019, diretto da Anthony e Joe Russo ed è l’ultimo
di una serie di film della Marvel, che racconta di un gruppo di supereroi che
combattono contro i malvagi.
Il film è la continuazione di Infinity War in cui tutte le specie viventi nelle galassie
dell’universo sono state vittime del titano Thanos.
Con lo schiocco delle sue dita con indosso il Guanto dell’Infinito, Thanos ha ridotto
in cenere la metà delle popolazioni di tutti i pianeti.
In Endgame gli Avengers ancora in vita, insieme agli ultimi alleati rimasti, uniscono
le loro forze per sconfiggere Thanos e riportare l’ordine nell’universo.
Anche in questo film tutto il racconto ruota intorno alle Gemme dell’Infinito che sono
incastonate nel guanto di Thanos.
Il film mi è piaciuto molto nonostante le 3 h di durata; tra avventura, colpi di scena,
dialoghi divertenti e una bellissima colonna sonora il tempo è sembrato volare via.
I personaggi in questo film non hanno usato solo i muscoli ma soprattutto l’ingegno e
l’astuzia ed è per questo che sono riusciti a sconfiggere Thanos.

Fonte immagine

di Sara Bandettini (bande05), Emily Lule (pizza06) e Diana Spadafora (dia06)

Le donne per che cosa vengono offese?
Per come si vestono, per come sono fisicamente, per come si comportano e per quello che sanno.
Ma vi sembra giusto far star male una persona per questi motivi?
Se un maschio pubblica delle foto in nudo viene considerato figo e riceve commenti positivi
(figo, bono, bellissimo…)

Invece se una donna mette una foto in costume o anche in vestiti che mostrano le forme del corpo, le vengono dati aggettivi per lo più negativi (troia, puttana, cagna….), ma la cosa più sorprendente è che la maggior parte delle offese sono scritte da donne. Questo perché? E perché le donne apposto di supportarle le offendono? Perché non esistono queste offese al maschile? Questo è dato dal fatto che siamo abituati a vedere la donna come colei che resta a casa a fare le pulizie ed a badare ai figli; perché se ci pensiamo è da poco che “abbiamo” le stesse libertà degli uomini.
L’avvento dei social network e il largo uso che oggi ne viene fatto conduce certuni a sentirsi liberi di esprimere il proprio pensiero nei confronti degli altri senza alcun limite. Il grande errore che questi soggetti compiono è quello di considerare la realtà virtuale come una sorta di zona franca, in cui porre in essere ogni tipo di condotta, ritenendo che quello che viene realizzato su internet sia qualcosa di inesistente o irrilevante. Al contrario la realtà virtuale deve essere considerata esattamente pari a quella reale. Un conto è la recensione negativa nei confronti di un ristorante, che se redatta con la normale educazione può avere anche dei toni un po’ più forti rientranti nel legittimo diritto di critica, altra è la triste realtà che realizzano il cosiddetto “stupro virtuale”, mediante l’invio di foto e video di donne, anche prese dalla realtà quotidiana e scambio di commenti offensivi, osceni e volgari, fino addirittura alla pubblicazione dei contatti delle persone fotografate.

Fonte foto: Vinicious Costa e John Rocha su Pexels

La lotta per la libertà

di Sara Bandettini (bande05), Emily Lule (pizza06) e Diana Spadafora (dia06)

Da sempre le donne, sono state meno importanti e hanno avuto meno libertà: hanno combattuto per essa, ma tutt’oggi questa libertà non l’hanno ottenuta!
Molte donne hanno lottato e sono state riconosciute per questo,ecco alcune di esse :
RUSSIA=
ANNA POLITKOVSKAJA:
In Russia molti libri erano proibiti e alcuni di essi erano scritti da autori che lei amava, perciò i suoi genitori glieli procuravano segretamente.
Queste grandi passione per la scrittura e per la lettura la portarono ad inseguire il suo sogno e a diventare una giornalista.
Quando scoppiò la guerra di dipendenza contro la Russia in Cecenia (posto in cui viveva) Anna decise che doveva scrivere quello che stava realmente accadendo, ma al governo russo non piacque l’idea quindi cercarono di ostacolare la giornalista in tutti i modi. Anna mise a rischio la sua vita per avere la libertà di scrivere, una volta suo marito le chiese:” perché vuoi riscshiare la vita?” e lei disse:” il rischio fa parte della mia professione”.
ITALIA=
ARTEMISIA GENTILESCHI:
Nel 1583 nasce una ragazza che divenne una pittrice straordinaria.
Artemisia figlia di Orazio Gentileschi, fin da piccola le fu insegnato a dipingere.
A 17 anni fece vari capolavori, fu molto criticata perché a quell’epoca le donne non potevano neanche avvicinarsi alle botteghe.
Un giorno il padre chiese ad Agostino Tassi (un famoso pittore) di insegnare ad Artemisia la prospettiva.
Agostino innamorandosi di Artemisia le propose di sposarlo più volte, ma lei rifiutò sempre.
Le cose peggiorarono e la ragazza denunciò così Agostino.
All’inizio nessuno credeva a lei ma infine Agostino fu riconosciuto colpevole, oggi artemisia è riconosciuta come una dei più grandi pittori del modo.
EGITTO=
HATSHEPSUT=
nel 1508 a. c. regnava Hatshepsut la prima “donna” faraone, a quel tempo l’idea che la donna potesse essere faraone era così strana che Hatshepsut dovette fingere vestendosi e comportandosi da uomo, per convincere gli egizi che era una legittima sovrana. infatti si dichiarò re e non regina, ma a quanto pare non fu sufficiente, infatti 20 anni dopo la sua morte, qualcuno cercò di cancellarla dalla storia, distruggendo le statue che la rappresentavano e rimuovendo il suo nome da ogni scritto.
REGNO UNITO=
MARGARET THATCHER:
Margaret Thatcher fu una donna che fin da bambina non temeva ciò che gli altri pensavano di lei perché riteneva giusto ciò che faceva.
Studiò chimica e diventò scienziata, ma la sua vera passione era la politica, così cercò di farsi eleggere dal parlamento britannico, le prime due volte non ci riuscì, così Margaret decise di tornare all’università per studiare legge. Quando giunsero le nuove elezioni non fù presa in considerazione perché gli uomini del suo partito pensavano che una giovane madre non fosse adatta alla vita in parlamento.
Alla fine alla sua quarta candidatura fù eletta primo ministro ed ebbe un successo tale che diventò la leader del partito conservatore
AFGHANISTAN=
SONITA ALIZADEH:
Sonita vive in Afghanistan e all’età di 10 anni i genitori le dissero:”dobbiamo venderti in sposa”; così cominciarono a comprarle dei bei vestiti e prendersi cura di lei, di più di quanto non avessero mai fatto.
Sonita non voleva sposarsi, voleva studiare, scrivere e cantare canzoni, quando lo disse a sua madre lei rispose:” Ci servono i soldi per comprare una sposa per tuo fratello maggiore. Non abbiamo scelta. Dobbiamo vendere te”.
Sonita fu venduta, ma il matrimonio sfumò a causa della guerra scoppiata in Afghanistan. Sonita e suo fratello furono mandati a vivere in un campo di rifugiati in Iran dove andò a scuola e iniziò a scrivere canzoni. Quando compì 16 anni sua mamma andò a trovarla perché avevano trovato un altro marito disposto a comprarla.
Sonita rispose di no, non voleva sposarsi, voleva fare la rapper.
Scrisse una canzone molto dura che s’intitola “brides of sale” (spose in vendita), la caricò su you tube e divenne virale. Sonita conquistò la fama e vinse una borsa di studio per studiare musica negli Stati Uniti.
ADESSO CITIAMO DELLE FRASI DI ALCUNE DONNE CHE CI HANNO COLPITO.
“Le piante più umili nascondono segreti sorprendenti” – Ameenah Gjrib-Fakim
Ci ha colpito particolarmente perché secondo noi fa riferimento anche alle donne, usando la similitudine delle piante.
“Nessuno può dirmi cosa posso e cosa non posso fare” – Amna Al Haddad
Visto che nei paesi arabi le donne non hanno libertà, una frase così ha molto valore.

“Gli dimostrerò quello che so fare con la mia vita” – Balkissa Chaibou
Questa frase anche essendo semplice ha un significato profondo, ognuno è libero di fare ciò che vuole purché non faccia male agli altri.
“Il desiderio di combattere per la libertà è più forte della paura” -Claudia Ruggerini
“Quando una donna decide di cambiare, tutto intorno a lei cambia” – Eufrosina Cruz
“Dovete volere! Avete diritto di chiedere! dovete desiderare.” – Evita Peròn
“A ogni bambina che sogna in grande dico: si, puoi essere tutto ciò che vuoi. Anche presidente.” – Hillary Rodham Clinton.
“Che le generazioni future sappiano che anche le donne in uniforme garantirono lo la libertà.” – Mary Edwards Walker.
Il significato di questa frase e che ogni donna è libera di vestirsi a modo suo.
“Vi dico cos’è la libertà per me: non avere paura” – Nina Simone
“Quando le donne vedranno altre donne fare questo lavoro, sapranno che anche loro possono farlo” – Xian Zhang

 

fonte foto:

Artem Beliaikin su pexels

 

di lorit 06
(Lorenzo Colella)

Rocket League è un videogioco sportivo pubblicato nel 2015 da Psyonix Studios per PLAY STATION4, XBOX ONE, MICROSOFT WINDOWS e NINTENDO SWITCH.
Si può giocare sia singolarmente o in più giocatori. Inoltre si può giocare la stagione in modalità offline e online giocando con gli altri giocatori. Rocket League è un gioco di calcio con le macchine, ma ha anche altre modalità sportive, come Basket e Hockey. Si può scegliere un’ampia gamma di macchine volanti dotate di kit di personalizzazione con anche enormi razzi potenziati, volare in aria per segnare gol pazzeschi, per effettuare straordinari salvataggi e per distruggere gli avversari.

Il tutto ad una velocità incredibile in arene sceniche, con una mega palla da spingere in porta o come palla avvelenata. Per me il gioco è molto divertente e dinamico, lo consiglio soprattutto a chi piace lo sport. L’unico difetto è la grafica, che non è perfetta.

VOTO IN STELLE:**

di Misterx

A = associazione
Fa = famiglie
D = deficit
O = ormone
C = crescita e altre patologie

Nata nel 1993, l’A.Fa.D.O.C. è l’unica associazione in Italia che si occupa di riunire tutte le famiglie che hanno un componente affetto da patologie endocrine rare come il deficit dell’ormone della crescita o la sindrome di Turner.
Il suo scopo è quello di sostenere moralmente e psicologicamente le famiglie e i pazienti, dopo la diagnosi e durante i momenti di difficoltà.
Oltre a quelle citate prima, che verranno spiegate in un secondo momento, le malattie trattate sono anche: il Panipopituitarismo, l’ SGA ed altre similari.
Tutte hanno a che fare con l’ormone della crescita: elemento creato dall’ipofisi, ghiandola endocrina posta all’interno del cranio.
Oltre a farci crescere, esso compie altre funzioni all’interno del nostro corpo, come la Proliferazione cellulare ( azione che riesce a moltiplicare le cellule ) e lo stimolo che dà ai muscoli e alle ossa per aumentare di volume.
Proprio per le sue molteplici funzioni, non può essere considerato solo “Ormone della Crescita”, ma un vero ormone somatotropo, ovvero che agisce in tutto il corpo.

-DEFICIT ORMONE DELLA CRESCITA (GH):
Questa patologia è causata dalla carenza dell’Ormone della Crescita ed è caratterizzata dalla bassa statura nei bambini e da un aumento di grasso e riduzione dei muscoli negli adulti.
Può presentarsi in forme diverse: isolata, quando ad una persona manca esclusivamente l’Ormone in questione, o associata, quando la malattia ci priva anche di altri Ormoni.
È uno dei Deficit più rari al mondo e si manifesta con un rapporto di 1:4.000 circa.

-SINDROME DI TURNER:
La sindrome di Turner si incontra solo nelle femmine ed ha un rapporto di 1:2.500.
Alla nascita le bambine possono presentare piedini e manine gonfie, altezza inferiore alla norma, attaccatura bassa dei capelli e pterigio del collo ( malformazione ).
Ma sopratutto è un problema in ambito genetico e che può essere verificato più velocemente facendo un’analisi del sangue, dove si nota la mancanza totale o parziale di uno dei due cromosomi.
Naturalmente questa malattia non è associata al ritardo mentale: esistono ragazze inteligentissime ed altre meno, come nel resto della popolazione.

PANIPOPITUITARISMO:
È una condizione patologica caratterizzata dalla mancanza di tutti gli ormoni creati dalle varie ghiandole e può essere: parziale, quando ne mancano solo alcuni; totale quando mancano tutti.
Le ghiandole in questione sono: la Tiroide, la Surrene, le Gonadi ( ovaie delle femmine e testicoli dei maschi ) e anche la ghiandola che secerne l’ormone della crescita.

-SGA ( SMALL FOR GESTIONAL AGE):
Il termine “piccolo per età gestazionale” si utilizza per indicare tutti quei bambini che alla nascita sono più piccoli e pesano meno della media.
Alcuni di essi, entro i due anni di vita, riescono a crescere normalmente e a raggiungere la statura media; per quelli che invece, entro un anno, non presentano cambiamenti, nonostante l’ormone della crescita sia presente, gli viene comunque somministrato.

MA COSA VUOL DIRE SOMMINISTRARE L’ORMONE DELLA CRESCITA??

Tutte le persone affette dalle malattie elencate in precedenza, hanno bisogno di GH artificiale che gli venga inserito all’interno del proprio organismo.
Così è stata inventata una fiala che con un piccolo ago, riesce ad introdurre la quantità giusta di Ormone per sostituirlo.
Quindi tutte le sere ( perché è di notte che agisce l’Ormone) i pazienti sono obbligati a farsi una piccola iniezione sottocutanea nelle zone più pratiche del nostro corpo: spalla, coscia, addome o glutei ( i medici consigliano di variare e di non farla sempre nel solito punto).

Ma torniamo a noi…

La simpaticissima responsabile che da 25 anni ha speso tutte le sue energie per portare avanti la sua associazione è la magnifica Cinzia S.
Ha lavorato davvero sodo e ogni anno continua a dimostrare la sua devozione verso questo progetto .
Tutti all’interno dell’associazione si fidano ciecamente di lei, ma continua a dimostrarci che tutto ciò in cui crede e tutto ciò che fa ha un motivo. Per esempio ogni anno durante le varie riunioni dimostra a chiunque voglia saperlo, cosa ne ha fatto dei soldi che le sono stati donati per portare avanti la sua iniziativa.
Inoltre quasi ogni mese organizza delle attività per riunire lo splendido gruppo che si è formato e allargarlo sempre di più. Tra le attività principali che verranno approfondite ci sono gli “Open Day”, i “Campi scuola” e i “Workshop”.

Nella settimana dal 17 al 22 Settembre 2018, in tutti i maggiori centri di Endocrinologia Pediatrica si sono tenuti degli Open day durante i quali le famiglie hanno potuto accertarsi della sicurezza della crescita dei propri bambini.
I centri in questione sono ben 54 e tutto ciò si ripeterà anche quest’anno.
L’attività è stata considerata ottima grazie ai risultati che ha ottenuto: sono stati segnalati ben 79 casi di Bambini con problemi di crescita, ma che, data la conoscenza di quest’ultimi hanno più possibilità di trovare il rimedio giusto. In questo momento il maggiore obiettivo dell’associazione è quello di non lasciare indietro nessun bambino e di spronare i genitori a fare controlli sufficienti in modo che questo non accada.
Un’altra attività che ogni anno viene organizzata è il campo scuola per gli adolescenti che hanno compiuto 13 anni.
È un momento per ritrovare volti noti o per creare nuove amicizie, ma soprattutto per risolvere tutti i problemi psicologici causati dalle patologie e per condividere esperienze con persone che capiscono la tua situazione e possono aiutarti meglio di altre.
L’equipe che accompagna i ragazzi durante questo percorso è costituito da: la psicologa dell’Associazione, Roberta D’A., la Psico-pedagogista, Palma R., la ginecologa Metella D., la presidentessa dell’associazione, Cinzia S. e la scrittrice Gigliola A.
Eh già, l’ A.FA.D.O.C. ha anche una propria scrittrice che ha pubblicato numerosi libri riguardanti le malattie di cui si occupa l’associazione.
Uno dei suoi ultimi libri ha vinto il premio “Battello a vapore 2015” ed è intitolato Piccolissimo Me; parla di un ragazzino più basso rispetto alla media che ha dei genitori altissimi, i quali si rifiutano di ammettere che il proprio figlio potrebbe avere problemi di altezza.
Infine, l’associazione organizza degli Workshop.
Ogni anno viene allestito un evento aperto a tutte le famiglie dell’associazione che si riuniscono per approfondire alcuni temi delle patologie.
Ogni Workshop ha un proprio tema, nel 2018 il tema è stato “Prendiamoci cura” e il suo obbiettivo era quello di sensibilizzare le famiglie a non avere paura di chiedere informazione, ma di analizzare ogni aspetto che potrebbe rendere la vita migliore al paziente.
Quest’anno invece il tema era “Progetti di Vita” ed aiutava le famiglie a risolvere i problemi della quotidianità e spiegava agli adulti come educare i propri figli in ambito sessuale.
Prendono parte a questi eventi anche psicologi e altri medici che aiutano sia i ragazzi che gli adulti .
Ci sono infatti più tipi di riunioni: una strettamente per gli adulti, un’altra per i giovani adulti e un’altra ancora per gli adolescenti.
Tutte però servono ad eliminare qualsiasi dubbio o preoccupazione il paziente abbia.
Durante i ritrovi molto spesso vengono organizzati anche gite turistiche nella città scelte per l’incontro: nel 2018 sono stati visitati i mosaici di Ravenna, mentre quest’anno, il castello di Ferrara.
Avendo partecipato ad entrambi ho deciso di riportare la mia esperienza dimostrando che l’associazione riesce ampiamente nello scopo di eliminare ogni forma di vergogna per chiunque parli della propria patologia.
Io convivo con il deficit di GH da quando sono nata e ogni sera faccio una piccola iniezione per crescere, ma nonostante ciò non mi sento diversa; o almeno non dopo aver condiviso le mie impressioni con qualcuno che mi capisce davvero. Nell’ultimo Workshop a cui ho partecipato, ho preso parte ad una riunione tra ragazzi della mia età che avevano un problema come il mio.
Ci siamo scambiati esperienze positive o negative, ma ciò succede a qualsiasi persona; quello che però non capita a tutti è di ritrovarsi in ogni esperienza vissuta dagli altri, ed è proprio grazie a questo che capisci che nessuno è diverso e nessuno è uguale.
Ho capito inoltre che è inutile nascondere la propria natura perché ormai, nel mio caso, la patologia fa parte di me e senza mi sentirei troppo normale, troppo uguale agli altri.
Ognuno di noi ha un problema che viene definito tale sotto alcuni punti di vista, ma sotto altri è solo quello che ci rende persone speciali.
E come è scritto sulla mia maglietta preferita…

L’IMPORTANTE NON È ESSERE ALTI, MA ESSERE ALL’ALTEZZA!

Per chi volesse avere maggiori informazioni su questa associazione, questo è il link della sua Home Page.

 

 

Foto di Derrick su Pexels

di wondermiky_official

Volevo raccontarvi di un evento successo da poco in classe.
Un giorno una mia amica appena finita la lezione, prima di uscire da scuola, si è messa a piangere perché insinuava che due nostri compagni la prendessero in giro.
Successivamente si scoprì che non era vero, ma lei continuò a pensare di sì.
Subito usciti da scuola, io ho cercato di consolarla chiedendole come ci rimarrebbe se venisse qualcuno che non conosce o qualcuno a cui non tiene a prenderla in giro; e lei ha risposto che non le importerebbe niente.
Allora io le ho detto che se a lei non importava veramente di questi due nostri compagni allora, non ci sarebbe dovuta rimanere così male.
Poco dopo arrivano due nostre compagne con un telefono nascosto a scopo di registrare eventuali brutte parole dette dalla mia amica a questi ragazzi.
E questo perché lei è molto sensibile e si mette a piangere parecchie volte facendo sembrare cattivi gli altri; e queste due ragazze volevano dimostrare che anche lei dice cattiverie.
La mia amica, molto arrabbiata, si sfoga un po’ e dice che questi ragazzi ‘’devono andare a morire’’.
Appena giriamo le spalle alla mia amica le due ragazze mi confessano che hanno registrato tutta la conversazione e l’hanno mandata ai due ragazzi a cui la mia amica augurava la morte.
Io senza rendermi conto della gravità della situazione sono stato zitto e non ho difeso la mia amica.

Una settimana dopo questo lo viene a sapere grazie a un altro compagno e naturalmente lei si mette a piangere, restando molto delusa dalle compagne che pensava essere sue amiche.
La professoressa venendo a sapere ciò che era successo dalla professoressa dell’ora prima si arrabbia; e si arrabbia non solo con le ragazze che hanno fatto la registrazione ma anche con i testimoni che non hanno fatto niente.
Fra questi ci sono anch’io.
Io le ho detto la verità cioè che ero presente quando è successo ciò e che quando ho saputo della registrazione non ho fatto niente.
Allora lei mi ha chiesto perché io non avessi né fatto né detto niente e io inizialmente non ho saputo rispondere ma poi ho confessato che non ho fatto niente perché ormai la registrazione era stata fatta e inviata, e non ho detto niente per due motivi, primo perché non volevo far rimanere male la mia amica e secondo perché non volevo fare la spia.
La prof. mi ha detto che ero colpevole quanto le ragazze che avevano fatto la registrazione e che non se l’aspettava da me.
All’inizio ero convinto che non avevo colpe e che la professoressa avesse esagerato a dare tutto questo peso a me.
Quando sono tornato a casa ero ancora di quest’idea,e ho raccontato tutto a mia madre che puntualmente ha dato ragione alla professoressa.
Nonostante questo mia mamma mi ha dato un consiglio molto importante, una cosa a cui io stranamente non avevo pensato, cioè quello di riflettere su quello che avevo detto, quello che NON avevo detto e quello che ha detto la prof..
Da qui ho capito che non avevo pienamente ragione, cioè mi sono reso conto VERAMENTE che sono stato cattivo e un non vero amico a non intervenire quando le due ragazze mi hanno detto della registrazione e a non dire niente il giorno dopo a nessun insegnante, ciononostante sono del parere che la prof. se la sia presa di più con me che con le persone che hanno fatto la registrazione e questo proprio non lo capisco.

Secondo me tutto questo si può riassumere con una sola frase:
LE TUE AZIONI SONO I TUOI MONUMENTI.

Questa frase è molto importante, presa da un’iscrizione su una tomba egizia,  Vuol dire che ciò che facciamo ci rappresenta e secondo me questo avvenimento non mi rappresenta in generale, però nella vita si fanno sempre errori e gli errori fanno parte di noi e del nostro modo di essere.

Inoltre ho anche capito che dallo scherzo si può passare ad un reato punibile dalla legge.
E che c’è una voglia matta di trasmettere ciò che facciamo e ciò che diciamo in giro sui social, senza capire il pericolo che rischiamo; perché ciò che postiamo può essere usato contro di noi.
Ad esempio se i genitori della mia amica avessero voluto avrebbero potuto far carcerare o far pagare una grossa multa ai genitori delle ragazze che hanno fatto la registrazione, non solo perché già il fatto di registrare la voce di qualcuno (o fare video o foto) senza il consenso scritto e/o orale è illegale, perlopiù queste ragazze hanno fatto anche girare la registrazione su WhatsApp.
Ma io mi chiedo una cosa, se i ragazzi che hanno ricevuto la registrazione l’avessero fatta girare anche ad altre persone, che sarebbe successo?
Io in tutto ciò sono rimasto molto colpito dall’atteggiamento maturo che i due ragazzi hanno avuto nei confronti della mia amica che li ha mandati esplicitamente ‘’a morire’’, perché loro, nonostante in realtà non avessero fatto niente, una settimana prima sono sembrati i cattivi della situazione.

Una volta ascoltata la registrazione l’hanno eliminata subito, proprio perché sapevano che se qualcuno l’avesse trovata nel loro telefono, ci sarebbero potuti essere problemi e anche perché una volta ascoltata la registrazione era inutile tenerla nel telefono.

È proprio da questi errori che si impara che cos’è l’amicizia secondo me.
Per me trovare un vero amico è veramente difficile, ma ancor di più lo è esserlo.
Di sicuro da questa vicenda ho capito come migliorarmi come persona, ma soprattutto come amico.
Un vero amico non ti giudica e ti difende sempre.
Io tutte le volte che parlavo di amicizia mi credevo un bravo, buono e vero amico ma dopo questa vicenda mi sono seriamente messo in dubbio.
Di sicuro come ho già fatto, rifletterò ancora e ancora fino a quando non sarò il ‘’vero amico’’ che vorrei essere.

 

Foto di
vjapratama su pexels

di sebastian88656

Deacon St. John, protagonista di una storia apocalittica e di complicati tentativi di resistere, la moglie del protagonista Sarah è “sparita” come quasi tutta l’America, infatti il gioco è ambientato nell’ Oregon. Quello che resta di Deacon è un motociclista mosso dalla memoria. Nel mondo ci sono dei campi, degli assembramenti di sopravvissuti e i punti in cui deve tornare spesso, anche non volendo per vedersi assegnate delle missioni, principali o secondarie che siano. Solo soddisfacendole si possono ottenere crediti, validi solo per quel preciso campo, e fiducia: maggiore è la fiducia, maggiori sono le possibilità di acquisto. Più pezzi per la moto, più armi e più gadget. National Emergency Response Organization: la N.E.R.O. è stata inizialmente approntata per aiutare la popolazione con centri mobili improvvisati, ma evidentemente è servita a ben poco. Lì, però, Deacon può recuperare degli iniettori che ne migliorano permanentemente la riserva di energia, la stamina o la concentrazione, che è la capacità di rallentare il tempo mentre si mira con L2. Presto la quantità di concentrazione. la potenza scenografica degli ambienti e in generale il livello di dettaglio. Days Gone è senza alcun dubbio uno dei giochi più convincenti a disposizione di chi abbia una PlayStation 4. Quando in mezzo ai boschi si scatena la pioggia gli alberi si muovono in tutte le direzioni, si può solo rimanere a bocca aperta. Così come quando ci si ritrova sotto una pioggia che fa trasformare ogni stradina sterrata in un torrente di fango e pozzanghere. O come nei casi in cui la neve inizia a cadere e lentamente avvolge tutto il mondo di gioco. Poi però si va a parlare con qualcuno, parte una piccola sequenza animata, finisce e si torna nel mondo di gioco in cui la neve, per magia, è scomparsa. La moto è l’altra metà di Deacon, il mezzo prediletto per i suoi spostamenti nelle ampie regioni di Days Gone e, anzi, l’unico a sua disposizione. Così come della maggioranza dei personaggi secondari. Tra giubbotti di pelle, tatuaggi, barbe e cappellini da baseball, basta poco per confondersi e credere di trovarsi di fronte alla riduzione videogiocabile di Sons of Anarchy. La moto è quindi uno degli elementi caratterizzanti del gioco e come Deacon può crescere, migliorare, rendersi più efficace.

Questo gioco a me è piaciuto perché è un openworld ed un gioco d’azione cose a parer mio fondamentali per un videogioco però essendo un openworld è pieno di bug.

Fonte immagine

di Adele Pontegobbi

Su Primapagina avevamo già affrontato il tema della dipendenza da socialnetwork, parlando di uno studio nell’ambito delle neuroscienze, che dimostrava come la zona del cervello che processa le sensazioni di gratificazione legate al cibo, al sesso, ai soldi e al successo in società, diviene particolarmente attiva quando veniamo elogiati, quando ci vengono fatti dei complimenti. In sostanza, per fare un esempio, quando ci vengono dati dei like su Facebook.

Chissà se gli scienziati dimostreranno che questo meccanismo del nostro cervello ha decretato anche il successo, ormai consolidato, delle app di incontri. E’ possibile flirtare e buttare ami utilizzando i più comuni social, ma milioni di persone sentono l’esigenza di utilizzare strumenti più specifici.
Le app di incontri sono molte, in Italia sono circa 6 milioni le persone che le usano e su tutte vince Tinder, con più di 50 milioni di utilizzatori nel mondo. Nata nel 2012, funziona in maniera molto semplice: ognuno pubblica una propria foto (sulla base della quale si viene scelti) poche info personali e qualche aspettativa riguardo al partner cercato. Il tinderiano ha la possibilità di filtrare le proprie ricerche utilizzando la geolocalizzazione: grazie al gps può vedere se ci sono altri tinderiani nei dintorni, dintorni che si fanno ampi considerando che il raggio massimo per la ricerca arriva fino a circa 160 km. Per gli amanti dei festival e dei concerti, anche se per ora solo nel Regno Unito e negli Stati Uniti, la app di incontri ha creato una “modalità festival”, in collaborazione con AEG Worldwide e Live Nation, nella quale la geolocalizzazione diventa fondamentale e garantisce all’utente di fargli incontrare qualcuno con i propri gusti musicali.
Tinder non fa problemi di genere: l’utente può decidere se cercare solo uomini, solo donne o entrambi, purché maggiorenni, il range va infatti dai 18 ai 55+ (dopo i 55 meglio non specificare). A quel punto si tratta solo di mettere dei like alle persone che ci piacciono. I like saranno visti da chi li riceve, solo se loro ci risponderanno con un like a loro volta.
Questo scambio reciproco di like si chiama “match” e dà la possibilità di iniziare una conversazione in chat. Sta di fatto che il rischio dipendenza è dietro l’angolo anche per il tinderiano. Chi si iscrive la usa in media un’ora e mezza al giorno,  e può arrivare a controllare lo smarthphone anche 11-12 volte al giorno. Il tinderiano non ha ancora incontrato nessuno dal vivo, ma scegliere ed essere stato scelto più volte, aumenta la sua autostima e lo rende compulsivo. Il chattare poi richiede tempo e spesso lo si fa con più persone nella stessa giornata. Sembra addirittura che molte persone, soprattutto donne, non incontrino neanche i soggetti con cui chattano, ma il flirtare con loro crei comunque appagamento e quindi anche potenziale dipendenza. Chattare con degli estranei è una piccola trasgressione che può farci fuggire dalla noia della routine della vita lavorativa, da una storia giunta al capolinea, dalla nostra identità che ci sta stretta.
Chiaramente l’uso principale dell’app è quello di combinare incontri che diano vita a rapporti occasionali, relazioni più o meno durature o amicizie. l’Ami (Associazione matrimonialisti familiaristi Italiani), fornisce dati che sostengono che Tinder in realtà favorisca i rapporti occasionali (il 70% degli incontri virtuali), rispetto alla storie più impegnative (esito del solo 30% degli incontri). Non sono solo I single ad usarla. Il 12% degli utilizzatori è sposato o ha una relazione. Non è un caso infatti che l’Associazione di avvocati che si occupa di diritto di famiglia “Famylegal”, dice che il 40% dei matrimoni salta proprio a causa di tradimenti (scoperti dal partner) consumati con persone conosciute sulle app di incontri.
Anche in questo caso un’app può essere uno strumento utile soprattutto per chi ha problemi di socializzazione e soffre di un’eccessiva timidezza, ma un uso compulsivo e sconsiderato della stessa può portare molti problemi nella vita reale e non solo nella bolla virtuale che possiamo costruirci.

Fonti:

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Al giorno d’oggi molte donne fanno uso di alcool e droghe. A questo articolo allego la video-testimonianza di tre donne che hanno fatto tre percorsi di dipendenza diversi. Tre donne alla ricerca della vita perduta, che provano a riemergere dalla degradazione fisica e morale; appartengono a generazioni diverse e hanno deciso di raccontare davanti ad una videocamera la loro dipendenza dall’alcool.
André (16 anni) inizia a far uso di alcool all’età di 10 anni, perché aveva problemi familiari; poi alle superiori si è data all’uso di canne; se le faceva prima di salire sull’autobus per andare a scuola e al ritorno, poi ancora prima di entrare a scuola e durante la ricreazione. Nel video afferma che il suo obiettivo era: “Tenere il cervello sempre spento”, per non pensare a cose negative, ai problemi.
Selena (34 anni), invece, iniziò a bere con gli amici, per stare in compagnia. Un giorno, quasi per gioco, bevve circa un litro e mezzo di amaro Averna, sentendosi male per tre giorni. Ci ha impiegato anni a rendersi conto di quanto grave fosse la sua dipendenza ed ora, finalmente, può dire di aver rimesso ordine nella sua vita
Infine, Isabella (61 anni) parla di una dipendenza iniziata anni fa, in maniera inaspettata. Già sposata e con i figli, non aveva alcuna passione per l’alcol. Per tradizione, la bottiglia di vino era sempre sulla tavola di casa, ma a lei non piaceva più di tanto. Poi, dopo una mancanza (forse un lutto) che affronta nella sua vita, si è ritrovata a cercare continuamente la bottiglia. Per molto tempo ha tenuto nascosto il suo vizio ai familiari; beveva e nascondeva in posti sempre diversi di casa il vino; ma i suoi familiari presto la scoprirono.

Tre storie diverse, di vite che si erano completamente smarrite ed erano in cima a un enorme precipizio; tre vite salvate, tuttavia, nello stesso modo: attraverso la frequentazione dei Club Alcologici Territoriali (CAT). Diffusi in tutta Italia, vi si accede dopo aver sentito il parere dei medici del SERT (SERvizio Tossicodipendenze): i CAT sono gruppi che si riuniscono regolarmente, nei quali ogni alcolista che mira a smettere definitivamente si fa accompagnare da almeno un familiare; attraverso il racconto della propria esperienza e l’ascolto di persone che si trovano nella stessa situazione, ci si fa forza a vicenda e si riesce pco alla volta a venir fuori dal problema. La presenza dei familiari è importantissima: essi devono supportare il difficile percorso degli alcolisti, ad esempio evitando di tenere in casa alcol e affiancandoli a livello emotivo.

di Giulia Pepe
Scuola Media Picentia – Pontecagnano (Salerno)