Dipendenze

Fiumi di cannabis, ma il vero pericolo è la spice: l’11,9% degli studenti ne fa uso

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Giovani e Stupefacenti: i dati del Dipartimento Antidroga illustrano la diffusione di vecchie e nuove sostanze.

Articolo di Michele Piastrella.

La “Relazione al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia 2018”, presentata pochi mesi fa, è un documento ufficiale redatto dal Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri, che ha come finalità di fornire informazioni sulle tipologie e la diffusione delle droghe in Italia e sulle politiche attuate per contrastarle.
Con questo articolo cercheremo di sintetizzare alcuni importanti (e per certi versi scioccanti) dati e approfondimenti che tale Relazione ha divulgato, che meritano assoluta attenzione da parte dei media, dei ragazzi, dei genitori, di tutti i soggetti in qualche modo interessati al fenomeno droga.
Apprendiamo dalla Relazione che il consumo di sostanze psicoattive illegali (un chiarimento: l’alcol è illegale solo per i minorenni, per gli altri è una droga legale) comporta una spesa annuale di 14,4 miliardi di euro: il 40% di questa spesa è ottenuto dall’acquisto di cocaina, il 28% dall’utilizzo di cannabis e derivati; le attività connesse al mercato delle droghe rappresentano il 75% di tutte le attività illegali.
Per quanto riguarda i consumi e le tipologie di droghe, come anticipato, abbiamo dati davvero terribili. Riportiamo un estratto della Relazione che ben sintetizza i dati: “Il 34% degli studenti italiani tra i 15 e i 19 anni (circa 880.000) ha provato almeno una sostanza psicoattiva illegale nel corso della propria vita e il 26% (circa 670.000 ragazzi) lo ha fatto nel corso del 2017. I ragazzi utilizzatori sono il doppio rispetto alle ragazze, ad eccezione della cannabis per la quale il rapporto maschi/femmine è di 1,5. Il 4% degli studenti utilizza sostanze psicoattive frequentemente (20 o più volte al mese nel caso della cannabis e/o 10 o più volte al mese per le altre sostanze). La cannabis è la sostanza più diffusa (utilizzata dal 34% degli studenti), seguita da spice (12%), altre NPS (4%) e cocaina (3,4%). L’1,6% degli studenti ha fatto uso di sostanze senza sapere cosa fossero, lo 0,4% ha utilizzato sostanze per via iniettiva”
Sono dati terribili, che aprono uno scenario davvero inquietante sulla vita dei giovani italiani; entrando ancora più nello specifico, il 25,8% (circa 670.000 ragazzi) ha usato la cannabis nel corso del 2017 (M = 30,8%; F = 20,6%). II 64% degli studenti che ha fatto uso di cannabis nel 2017 riferisce di essersi procurato la sostanza per strada, il 30% circa nei pressi della scuola, quasi il 30% l’ha reperita a casa di amici, ancora quasi il 30% rivolgendosi a uno spacciatore, il 28% in discoteca e il 26% durante concerti e rave.
Il fattore più allarmante dei dati evidenziati dalla Relazione, tuttavia, è quello riguardante le cosiddette NPS (New Psychoactive Substances – ossia Nuove Sostanze Psicoattive): si tratta di droghe sintetiche che nascono in laboratorio e che solitamente, a causa di vuoti legislativi, al momento della prima apparizione sono legali, perché ancora sconosciute e non inserite nell’elenco delle sostanze proibite. Le NPS comprendono cannabinoidi sintetici, catinoni sintetici e oppiodi sintetici. In base ai dati (del 2017) forniti dalla Relazione del 2018, ben l’11,9% degli studenti italiani hanno fatto uso di una particolare categoria di cannabinoidi detta “Spice”.
Perché il dato relativo alla “spice” è così allarmante? In quanto cannabinoide sintetico, la spice nasce come evoluzione da laboratorio della cannabis e mira a conquistare proprio la “fetta di mercato” formata dai tanti giovani che già usano cannabis (come scritto in questo articolo – circa 670mila solo nel 2017).
Infatti, il 98% di chi ha utilizzato cannabinoidi sintetici nell’anno riferisce di aver usato anche cannabis. Tra coloro che hanno utilizzato spice durante l’ultimo anno, il 60,9% l’ha consumata al massimo 5 volte (M = 59,7%; F = 62,8%), mentre per il 15,8% il consumo è stato più assiduo (20 o più volte nell’anno), in particolare per i ragazzi (17,9% contro il 12,6% delle coetanee).
Questo enorme consumo di spice, progettato a tavolino da chi, alcuni anni fa, sviluppò in laboratorio questa sostanza, è un dato incredibilmente allarmante a causa della composizione chimica della sostanza, che può generare effetti molto gravi, devastanti nei consumatori. Per avvallare questa tesi, citiamo il parere di un noto esperto di sostanze psicoattive. Fabrizio Schifano, professore di farmacologia clinica all’università, ritenuto uno dei importanti studiosi al mondo di sostanze psicotrope, ha di recente commentato, in un’intervista al Corriere della Sera, il preoccupante e crescente uso di “spice” tra i giovani. Ha specificato perché, su basi scientifici, una dose di spice è enormemente più dannosa di uno spinello tradizionale. “Le canne, cioè marijuana e hashish – ha detto – contengono centinaia di principi attivi, tra cui il thc, che è il motivo per cui le persone fumano: ma è poco concentrato e poi c’è il cannabidiolo, il cbd, che non fa altro che contrastare l’attività del thc. Un auto-limitatore, diciamo. Nelle spice, i cannabinoidi sintetici, questo limitatore non c’è. E non è tutto. Il thc, che lavora su un recettore, viene chiamato agonista parziale: dal punto di vista farmacologico, ha una potenza piuttosto modesta. Devi aumentare molto il dosaggio per avere uno sballo significativo. Invece le spice attivano in maniera robusta il recettore dei cannabinoidi, Cb1, che tutti hanno, e qui significa deliri, allucinazioni, psicosi: vuole dire stare molto male. Ma molto davvero (…) In materia di sballo, è come passare da una 500 a una Ferrari, e in più, gran parte delle spice non vengono identificate in un esame delle urine standard…”
Pur rappresentando la maggior preoccupazione, la spice non è che la punta dell’iceberg del consumo di droghe tra i giovani. Riassumiamo ora i dati – purtroppo molto consistenti – relativi alle altre droghe.
Cocaina – Gli studenti (tra i 15 e i 19 anni) che riferiscono di aver utilizzato cocaina almeno una volta nella vita corrispondono al 3,4% di tutti gli studenti (cioè poco più di 88.000); l’1,9% ha fatto uso della sostanza nel corso del 2017 (circa 49.000 studenti).
Eroina – L’1,1% degli studenti riferisce di aver fatto uso di eroina almeno una volta nella vita (circa 28.000 studenti); lo 0,8% l’ha assunta almeno una volta nel 2017 (oltre 20.000).
Stimolanti (amfetamine, ecstasy, GHB, MD e MDMA) – rappresentano l’eccezione, in quanto il consumo tra i giovani di queste sostanze risulta essere in diminuzione, negli ultimi anni. Il consumo durante l’anno scende dal 2,8% del 2013 passa all’1,9% nel 2017 (corrispondente, comunque, a quasi 50.000 studenti).
Allucinogeni (LSD, funghi allucinogeni): Il 3,3% degli studenti di 15-19 anni (poco più di 27.000) almeno una volta nella vita ha utilizzato sostanze allucinogene, mentre l’1,9% (circa 20.000 studenti) lo ha fatto durante l’anno 2017.
Altro grande problema è quello dell’utilizzo di più sostanze: la combinazione di tali droghe è enormemente dannosa e, in qualche caso, può essere letale. Riportiamo il testo della Relazione 2018, a questo proposito.
“I poliutilizzatori di sostanze stupefacenti – Il 10,5% dei circa 670.000 studenti consumatori nell’ultimo anno di almeno una sostanza psicoattiva illegale (pari al 26% di tutti gli studenti di 15-19 anni) ha utilizzato due o più sostanze illegali: il 5,3% ne ha utilizzate due, per il 2% sono state tre le sostanze assunte e quattro o più per la restante parte (3,2%). Tra gli studenti che hanno utilizzato cannabis durante l’anno, l’83% ha fatto un uso esclusivo della sostanza, mentre tra i consumatori di altre droghe la maggior parte ha utilizzato tre o più sostanze: la cannabis risulta consumata dalla quasi totalità dei consumatori delle altre sostanze illegali. I poliutilizzatori, si differenziano anche per il consumo delle sostanze psicoattive lecite: il 17,5% ha usato alcolici tutti i giorni o quasi rispetto all’8,3% dei consumatori di una sola sostanza illegale; il 46,6% si è ubriacato almeno una volta negli ultimi 30 giorni (contro il 22,9% dei monoutilizzatori), il 74,9% ha fumato quotidianamente sigarette e il 38,3% ha utilizzato psicofarmaci senza prescrizione medica (contro rispettivamente il 53% e il 14,7% dei monoutilizzatori). Coloro che hanno utilizzato due o più sostanze illecite si caratterizzano anche per aver intrapreso altri comportamenti a rischio: il 70,6% ha partecipato a risse, il 47,4% riferisce di aver avuto rapporti sessuali non protetti e il 33,2% ha avuto problemi con le Forze dell’Ordine, così come il 23,6% ha avuto incidenti alla guida di veicoli e il 22,1% è stato portato al pronto soccorso o ricoverato per intossicazione da uso di alcol e/o di sostanze”.

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