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di Adele Pontegobbi

Dalla campagna elettorale di Trump per la candidatura alla Casa Bianca, il fenomeno delle fake news ha preso piede in modo massiccio,confondendo spesso le acque e le idee che fluiscono nel dibattito politico digitale e non. Da non molto anche Faceook, luogo dove la disinformazione trova ampio spazio, pressato dal non lontano scandalo di Cambridge Analytica, società di consulenza britannica che aveva ottenuto da Zuckerberg i dati di ben 87 milioni di utenti, ha deciso di fare qualcosa contro l’allarmante fenomeno. La product manager del famoso social, Tessa Lyons-Laing ha dichiarato: “Facebook si è impegnato a combattere le false news attraverso una combinazione di strategie che vanno dalla rimozione degli account falsi alla collaborazione con i fact-checker, fino alla promozione di campagne di alfabetizzazione mediatica. Questo impegno non terminerà e c’è ancora molto da fare”.

Abbiamo visto di recente qualche risultato di queste strategie anche qui in Italia: nei giorni scorsi sono state infatti chiuse da Facebook 23 pagine che diffondevano false informazioni e discorsi d’odio ad una platea di almeno 2,5 milioni di utenti, pagine di natura non politica che mutavano nel tempo, cambiando nome e iniziando a trattare con contenuti falsi e fuorvianti, proprio temi politici. Tuttavia è sbagliato pensare che le fake siano diffuse solo per orientare il consenso, facilitando un leader piuttosto che un l’altro e che abbiano soltanto contenuti politici.
Le fake vengono diffuse anche per fare soldi, pensiamo per esempio al fenomeno del clickbait.
State consultando la vostra mail, quando a lato vi appare una pubblicità che riguarda la salute o la bellezza e che attira immediatamente la vostra attenzione perché ha un’immagine inquietante!
Non riuscite quasi a capire esattamente quale parte del corpo umano vi sia rappresentata, ma ha dettagli disgustosi: vermi, strane ferite, pelle che si stacca e sotto qualche frase maiuscola che grida: “CON QUESTO METODO ESPELLERAI TUTTE LE TOSSINE” o cose simili. La tremenda pubblicità vi fa un po’ schifo, ma vi attrae inevitabilmente. Dal momento che ci cliccherete sopra qualcuno guadagnerà qualcosa. Questa è una forma di clickbait.

Oggi abbiamo anche un altro strumento per tutelarci dalle fake, oltre i fact-checker di Facebook e la nostra diffidenza verso gli specchietti delle allodole. Si chiama Newsguard ed è un’estensione che possiamo facilmente scaricare. Il plug-in si installa sul proprio browser in uso e mentre navighiamo, farà comparire un bel bollino verde o rosso accanto ai link dei siti di notizie che abbiamo selezionato con il motore di ricerca. Inoltre sarà possibile consultare una vera e propria scheda di descrizione del sito, che spiega anche perché il sito sia stato valutato in tal modo (andate a vedere i loro criteri di valutazione per quanto riguarda credibilità e trasparenza, non lasciano niente al caso!). Garantiscono perfino di non raccogliere i dati dei loro utilizzatori, notizia che di questi tempi lascia sorpresi!
Dal loro sito: “NewsGuard usa il giornalismo per contrastare il diffondersi di notizie false, cattiva informazione e disinformazione. I nostri analisti, che sono giornalisti esperti, svolgono ricerche sulle testate giornalistiche online per aiutare i lettori a distinguere quelle che fanno realmente giornalismo, da quelle che non lo fanno”
Qui potete scaricare l’estensione

Fonti:

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