Dipendenze

Club Alcologici Territoriali: una porta aperta, nella notte buia degli alcolisti

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr

Si chiamano “Cat”, acronimo di “Club Alcologici Territoriali”, e in Italia ve ne sono oltre 2.000.

Rappresentano una grande soluzione al dramma dell’alcolismo, un fenomeno che in Italia coinvolge centinaia di migliaia di persone. In base ai dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l’Istat, nel 2016, addirittura il numero dei cosiddetti “bevitori a rischio” (o “bevitori problematici”, che potrebbero diventare alcolisti) sfiora gli 8 milioni, mentre sono oltre 700mila i bevitori “pesanti” (che consumano quantità di alcol ben superiore a quanto l’organismo possa sopportare). I CAT possono dare una risposta a questo enorme problema sociale, potendo aiutare almeno gli alcolisti che, con scelta cosciente, riconoscano il problema e intendano uscire dal tunnel.

I Club Alcologici Territoriali sono radicati in maniera capillare sul territorio italiano, organizzati in associazioni regionali (dette “Arcat”), che coordinano i club locali.  Si tratta di una metodologia di intervento efficiente ed innovativa, che si basa sulle ricerche di un noto psichiatra croato, Vladimir Hudolin.

La metodologia di Hudolin, messa a punto nella Jugoslavia negli anni ’60, è detta “approccio ecologico-sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi”. Lo psichiatra croato, infatti, considerò l’alcolismo non come un problema esclusivamente personale del bevitore, ma come uno stile di vita che è il risultato delle influenze, dei comportamenti e delle abitudini della famiglia in cui vive e della società tutta.

Per combattere uno stile di vita che non è esclusivamente personale, Hudolin mette a punto i “club”: si tratta di gruppi di massimo 12 famiglie, ciascuna delle quali vive al suo interno il dramma dell’alcolismo, che si riuniscono regolarmente per aiutarsi e sostenersi nella ricerca di uno stile di vita sobrio. Alle riunioni partecipano, dunque, l’alcolista che cerca di rimanere sobrio e i suoi familiari, che fanno di tutto per coadiuvare i suoi sforzi e creare un ambiente familiare favorevole alla sobrietà.

Perchè tutto questo? La famiglia in cui vive una persona alcoldipendente (che cerca di disintossicarsi) deve assolutamente adottare alcuni comportamenti particolari, per impedire la ricaduta: ad esempio, eliminare completamente ogni traccia di alcol dalla casa. Anche la minima traccia di alcol, anche il liquore contenuto in un cioccolatino, infatti, può far ricadere nel baratro l’ex alcolista, il cui organismo è incredibilmente allenato e fine nel riconoscere le sostanze alcoliche. Dunque, ci vuole un vero e proprio cambiamento negli stili di vita della famiglia, che poco alla volta, grazie alla frequentazione dei club, matura tali scelte.

“Cambiamento” è la parola chiave del metodo Hudolin. Per lo psichiatra croato, infatti, a cambiare non deve essere solo la famiglia, ma la società. Hudolin perfezionò le sue teorie e metodologie di intervento sino al 1996, anno della sua scomparsa. Tuttavia, le sue teorie risultano profetiche e quanto mai attuali in un’epoca, la nostra, che vede l’affermazione dello sballo e delle sostanze come stile di vita, soprattutto tra i giovani.

In un clima sociale degradato, in cui l’unica forma di divertimento sembra essere la fuga da se stessi attraverso l’uso di sostanze psicoattive, capaci di modificare le percezioni sensoriali, l’aspirazione di Hudolin a una felicità personale, familiare e della società attraverso la sobrietà rappresenta un obiettivo importantissimo.

Come già Hudolin evidenziava e come oggi fanno gli operatori, che lavorano nei CAT di tutta Italia, la società influenza enormemente gli stili di vita. Basti pensare alle centinaia di milioni di euro che vengono spesi ogni anno in pubblicità di alcolici (vere e proprie droghe, legali per i maggiorenni) che martellano tutti i giorni telespettatori ed internauti.

Oggi coraggiosamente i CAT non solo cercano di recuperare alla vita migliaia di alcolisti, ma si sforzano di portare avanti l’ideale della sobrietà e, anche, di promuovere le alternative “sobrie” al divertimento “tossico”.

I Club si riuniscono settimanalmente; a coordinare le famiglie c’è un facilitatore, che di volta in volta dà la parola agli alcolisti e/o ai familiari di quest’ultimo. Sono proprio le testimonianze di altri alcolisti, che magari sono un po’ più avanti sulla strada della sobrietà, ad aiutare la persona alcoldipendente che si affaccia in un club. Si accede ai club, solitamente, dopo una prima disintossicazione che avviene attraverso i Servizi Territoriali (SERT); sono proprio i medici dei SERT ad inviare la persona seguita ai CAT, quando vedono in lei la volontà di abbandonare definitivamente la bottiglia.

Prerequisito per la partecipazione ai Club, infatti, è il mantenimento della sobrietà; i familiari dell’astinente sono aiutati, a loro volta, dalle testimonianze dei familiari di altri astinenti, ascoltate nelle riunioni settimanali dei club.

L’unione fa la forza; il bevitore diventa poco alla volta ex bevitore quando sente attorno a sé il supporto della sua famiglia e si immedesima nelle storie di vita degli altri bevitori e delle altre famiglie, che lottano per lo stesso risultato. Il tipo di supporto tipico dei centri di auto mutuo aiuto, dunque, viene nel caso dei CAT amplificato dalla partecipazione anche dei familiari.

Se dunque sei un alcolista che intende smettere, e ha già iniziato un percorso di disintossicazione presso un SERT, o, semplicemente, sta già provando autonomamente ad abbandonare la bottiglia, puoi ottenere un enorme supporto ed aiuto attraverso la frequentazione del Club Alcologico Territoriale più vicino a casa tua.

A questo link, troverai i contatti telefonici ed email delle associazioni regionali (ARCAT), che poi ti indirizzeranno al Club più vicino alla zona in cui abiti.

Michele Piastrella

 

Write A Comment