Fuori dal tunnel

Il bar “Da Vito”: il perché della sua scelta di non avere slot machine

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La Redazione Prima Pagina S. Curato d’Ars – Milano

All’interno del mercato comunale di via Odazio, nel quartiere Giambellino di Milano c’è il “bar da Vito”.

VitoL’11 novembre 2017 è toccato a questo bar ospitare l’aperitivo Slot Mob, che punta a far emergere i locali che decidono di non ospitare nei propri spazi le slot machine. Decidiamo allora di intervistarne il proprietario, che ha molto gentilmente accettato di accoglierci agli inizi di aprile.

Gli chiediamo un po’ il perché della sua scelta di non avere slot machine e da qui inizia il suo racconto.

Vito arrivò nel quartiere nel 1981. Il bar nel mercatino c’era già e divenne di sua proprietà negli anni ‘94-’95 quando lo sistemò assieme ad un socio; grazie a loro il bar guadagnò una buona reputazione. Il socio, però, ebbe l’idea di installare le macchinette per trarre più profitto.

la redazione intervista vitoVito era, e lo è tuttora, contrario al gioco d’azzardo a causa del fatto che tende ad attrarre gente poco raccomandabile. Questo e altre serie di problemi portarono all’“annientamento” del bar che a quel punto fu venduto. Quando molti anni dopo il bar tornò in suo possesso la prima cosa che pensò di togliere furono le macchinette.

Vito notò subito un minor numero di situazioni problematiche e di atteggiamenti poco decorosi degli avventori. Avendo spesso una clientela di famiglie che passa per il mercato è difficile assicurare la loro sicurezza, soprattutto se nel locale avvengono situazioni violente.

Nella precedente vita del bar, infatti, accadeva che qualcuno, dopo aver perso ingenti somme di denaro o addirittura l’intero stipendio, perdeva la testa, cominciava a urlare o addirittura iniziava una rissa.

Sicuramente dal punto di vista economico i guadagni sono più bassi ma, dal punto di vista morale, il guadagno è incommensurabile. Guadagnare a discapito degli altri è eticamente sbagliato. Ed il suo pensiero è frutto di eventi accaduti durante la sua adolescenza.

Vito ebbe in passato una brutta esperienza con le scommesse ippiche: all’età di 14 anni, quando lavorava con il vecchio proprietario del bar, veniva pagato per settimana; per due settimane di fila spese tutti i suoi guadagni ai cavalli. Non avendo più niente si ritrovò costretto a chiedere aiuto a suo zio, il quale chiese subito spiegazioni. “Ingenuamente” Vito raccontò la verità e da quel momento suo zio iniziò a martellarlo sui rischi dell’azzardo a tal punto, da creare in Vito una riluttanza nei confronti delle scommesse.

Abbiamo già accennato alla sua contrarietà all’azzardo, di come non abbia mai visto qualcuno che si è arricchito giocando o scommettendo (accennando al modo con cui è pubblicizzato questo mondo). Ha idee molto forti e ha espresso il suo parere attraverso un parallelo: «un ladro non va a rubare perché vuole farlo ma perché c’è qualcuno che comprerà la refurtiva e se nessuno la comprasse non ci sarebbero ladri».

un buon caffeQueste esperienze lo hanno reso una persona molto attenta nei confronti degli altri: ad esempio se qualcuno all’interno del bar ha bevuto troppo smette di servirgli alcolici.
Dopo un buon caffè e il bel racconto fatto, Vito ci saluta e ci ringrazia per il lavoro che stiamo svolgendo.

Ricambiamo i saluti e i ringraziamenti e, a questo punto, ci verrebbe da dire che la sua ingenuità sia stata una gran fortuna.

 

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