Dipendenze

Dipendenza da zuccheri: la patologia provocata dai cibi saporiti e dal cibo spazzatura

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Da alcuni decenni gli scienziati di tutto il mondo studiano in che modo il cibo possa rappresentare una dipendenza per gli esseri umani.

Alla base delle prime ricerche, risalenti agli anni ’60, vi fu la constatazione del crescente numero di persone obese che si riscontrano, in particolare, nei paesi più ricchi, laddove la disponibilità di cibo è molto grande e variegata.

In particolare, a partire dai primi anni 2000 la ricerca su questa dipendenza sembra essersi orientata su alcuni cibi: in particolare lo zucchero, ma anche il sale e i grassi. L’assunzione massiccia di tali ingredienti porta ad ingrassare e facilita l’insorgere di malattie cardiovascolari; tuttavia, numerosi ricercatori ritengono che in particolare gli zuccheri possano provocare una dipendenza psicologica, agendo sulla dopamina, un neurotrasmettitore che, se stimolato, genera un senso di allegria e gioia. In questo senso, numerosi esperimenti sono stati effettuati sugli animali: in particolare, esperimenti realizzati sui ratti hanno confermato tale ipotesi, arrivando a sostenere che lo zucchero ha un effetto ancora più forte della cocaina e di altre droghe sui neurotrasmettitori. E’ allo studio degli scienziati, non ancora universalmente accettato, che anche sugli esseri umani l’incidenza dello zucchero sia così importante.

Nel 2014 il giornalista Michael Moss, già premio Pulitzer ed autore di numerose e rigorose pubblicazioni, ha sconvolto l’opinione pubblica con il suo volume “Grassi, dolci, salati”: in questo libro, frutto di accurate ricerche, Moss sostiene che le grandi aziende dell’industria alimentare (in particolare si riferisce agli Stati Uniti) usino ormai da anni di proposito tipologie particolari, lavorate accuratamente in laboratorio, di zuccheri, sale e grassi nei cibi che producono (e che vengono quotidianamente acquistati da milioni di persone): in particolare, le aziende lavorano tali ingredienti per renderli il più possibili appetibili al nostro gusto, arrivando a svolgere esperimenti per comprendere come attivare, con il loro cibi, il più possibile la dopamina nel cervello del consumatore. A quanto pare, in alcuni casi si fa uso di uno zucchero che ha quasi 200 volte il potere dolcificante dello zucchero canonico. In altri casi, a seguito delle pressioni politiche e dell’opinione pubblica di diminuire le quantità dei tre ingredienti suddetti, si diminuiscono le quantità, ma si usa un tipo di ingrediente più “potente”, che svolge ugualmente il suo lavoro di stimolazione cerebrale: è il caso ad esempio del sale fine.

Negli Stati Uniti, l’obesità colpisce una persona su tre! Si tratta di un numero clamoroso, che non dipende soltanto da “quanto” cibo si assume ogni giorno, ma da quale cibo. La forte frequentazione di fast food, la tendenza statunitense a vendere cibi quasi esclusivamente già confezionati, dunque già trattati dalle aziende con ingredienti particolari (come detto), determina non solo un apporto calorico alto e nocivo per la salute, ma anche effetti di dipendenza. Lo zucchero, il sale, i grassi utilizzati in quei cibi generano dipendenza psicologica e fisica. Addirittura, le grandi catene di fast food cercano di attrarre i bambini attraverso attenzioni rivolte alla presentazione (scenograficamente accattivante per i bambini, con favole, personaggi dei cartoni animati, supereroi) dei loro prodotti e delle sale dei loro locali, per abituarli, sin da piccoli, all’assunzione di tali sostanze.

Uno studio dell’American Heart Association, invece, consiglia addirittura di non dare zucchero ai bambini almeno fino a due anni di età: infatti, lo zucchero abitua le papille gustative ad apprezzare cibi dolci e molto appetitosi, spingendo i bambini, di conseguenza, a rifiutare verdure e frutta.

Quello che accade ai bambini, in realtà, vale anche per i ragazzi e per gli adulti: è la società stessa che tende a proporre cibi molto saporiti (talvolta consapevolmente, come avviene per alcune aziende alimentari) e il nostro gusto, l’organismo e la mente si stanno assuefacendo a tale standard. L’obesità, ma anche malattie come il “diabete di tipo 2”, aumentano sempre più, ogni anno.

Cibi spazzatura dei fast-food, cibi particolarmente trattati delle grandi catene alimentari, ma anche mangiare cibi molto saporiti spesso non solo viziano gli esseri umani, ma conducono a dipendenza e a malattie fisiche gravi.

Bisognerebbe ricordarsi che in Italia (in particolare in Cilento, in provincia di Salerno) è nata la “Dieta Mediterranea”, che propone un tipo di alimentazione sana, basata su una piramide alimentare e un uso diversificato dei cibi (quelli da consumare più spesso sono le verdure) e che ha come conseguenza la longevità delle persone che la seguono: in Cilento, sono tanti gli ultracentenari. Invece, “Mangiare male è la prima causa di morte prematura nel mondo”, secondo un maxi-studio condotto dall’Institute for Health Metrics and Evaluation (Imhe), che ha analizzato i dati raccolti in 188 Paesi dal 1990 al 2013. Secondo i dati forniti dalla ricerca, nel 2013 ben 11,3 milioni di decessi sono da addebitare a una dieta scorretta.

Michele Piastrella

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