Dipendenze

Dipendenze e star dello spettacolo. Una lunga e travagliata storia d’amore…

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr

Di Michele Piastrella

Potremmo iniziare questo articolo elencando alcune delle migliaia star del mondo dello showbiz (cantanti, attori, registi, scrittori, sportivi, etc… oggi potremmo aggiungere web influencer) che sono state o sono tuttora vittime di una dipendenza da sostanze. Questa “storia d’amore” tra personaggi celebri e sostanze è davvero lunga e ha origini antiche: si dice che addirittura Alessandro Magno fosse un alcolista e cercasse in questa sostanza una valvola di sfogo al suo duro impegno in guerra. Rimanendo solo sull’alcolismo, tra i tanti personaggi noti, morti a causa dell’abuso di alcol nel corso degli ultimi due secoli, possiamo citare Edgar Allan Poe, Edith Piaf, F. Scott Fitzgerald, Jim Morrison, Truman Capote e, in anni più recenti Amy Winehouse. Dei personaggi noti appena citati, è interessante notare come Morrison o la Winehouse abbiano spesso utilizzato l’alcol per “accompagnare” l’uso di altre sostanze stupefacenti, ma siano poi decedute a causa dell’alcol: si evidenzia che i danni provocati da quest’ultimo sono spesso incredibilmente sottovalutati, erroneamente considerati inferiori a quelli provocati dall’uso di cocaina o eroina.

Al netto della diversità delle attitudini personali, delle storie di vita, del contesto socio-culturale, con questo articolo vorremmo comprendere se ci sono motivi o schemi più o meno ricorrenti nel mondo dello spettacolo, che spingono tali celebri personaggi a fare uso di sostanze.

Molti personaggi celebri hanno avuto un’infanzia o adolescenza difficile e, spesso, hanno cominciato ben prima di diventare famosi a bere o ad assumere stupefacenti per sentirsi meglio, per trovare illusorie forme di conforto attraverso le sensazioni di benessere euforico (sia chiaro fugace ed artificiale, mentre, ad esempio, il malessere susseguente a una sbornia è sempre più duraturo e pesante) provocate dalle sostanze psicoattive. Talvolta, sono proprio il dolore e la precarietà di una vita difficile a fungere da ispirazione agli artisti; purtroppo, sono tante le storie di giovani talenti dal passato tormentato che hanno gettato al vento le loro carriere a causa delle sostanze. Kurt Cobain, carismatico leader dei Nirvana, si uccise nel 1994 dopo aver per anni abusato di sostanze, già prima di diventare celebre; fece in tempo a rivoluzionare la scena del rock, ma i fantasmi della sua infanzia e adolescenza non si allontanarono mai da lui, fino a condurlo a una tragica fine.

Molti altri, invece, iniziano a bere e a fare uso di stupefacenti dopo aver raggiunto la fama. Perché sentire il bisogno di sostanze che alterino la percezione della realtà, se la realtà è fatta già di grande successo, delle comodità di una vita agiata? Cos’è che non va, che manca? Come detto, non c’è una risposta unica, ma vi sono alcuni schemi comportamentali che si ripetono, fra i personaggi famosi. La disponibilità di risorse economiche per acquistare le sostanze è sicuramente un fattore importante, nonostante il prezzo medio degli stupefacenti tenda a diminuire col passare degli anni, rendendo gli stessi alla portata di tante persone.

Ciò che, senza dubbio, unisce tutte le storie di dipendenze “acquisite” con la fama è la frequentazione di luoghi in cui alcol e “roba” girano a profusione. Come si legge in numerose storie di vita, vi sono personaggi che sono stati “iniziati” all’uso di sostanze da loro colleghi (noto fu l’episodio in cui Bob Dylan fece conoscere la marijuana ai Beatles, negli anni ’60), o da partner o amici che già ne facevano uso.

Per rimanere a un livello più semplice, immaginiamo una rockstar non chissà quanto dedita a una vita di eccessi, che beva già di suo qualche bicchiere al giorno: ipotizziamo che la mattina venga invitata a prendere un drink da un collega o da un manager e poi la sera venga invitata a un party dove si beve per festeggiare; e immaginiamo che tutto questo, nella vita di una rockstar, fatta di libertà, divertimento e agiatezza, avvenga tutti i giorni, per anni. E’ chiaro come l’abitudine e l’assuefazione all’alcol raggiunga soglie sempre più alte nel fisico e nel cervello di questo personaggio, che, anche senza accorgersene, può diventare prima un bevitore problematico e, poi, un effettivo alcoldipendente. Ciò è ancora più vero per quanto riguarda una rockstar: l’assuefazione e lo stordimento/appiattimento ormai regolarmente provocate da un numero tot di bicchieri viene superata col bere “tot+1” bicchieri, in occasione di un concerto o di un evento pubblico, per riprovare euforia e sensazioni positive e potersi esibirsi al massimo…

La cosa triste delle dipendenze è che possono tornare, anche a distanza di anni. Parliamo delle cosiddette “ricadute”.

Un grande personaggio, vittima delle dipendenze e, in particolare delle ricadute che, quantomeno, hanno contribuito alla sua tragica morte è il grande attore Robin Williams. La morte fu in realtà un suicidio, avvenuto nell’agosto 2014; ma a più riprese nella sua vita l’attore aveva combattuto contro la dipendenza da alcolismo e altre sostanze e con una grave forma di depressione. Divenuto celebre con la sit comedy televisiva “Mork e Mindy” alla fine degli anni ’70 e poi al cinema con il film “Popeye” (“Braccio di ferro”) del 1980, nei primi anni ’80 Williams comincia a fare uso di sostanze e assume uno stile di vita pericoloso, fatto di frequenti festini a base di alcol e droghe. Nel 1982 era presente con lui, ad uno di questi festini il grande attore Jim Belushi (grande comico, protagonista di “The Blues Brothers”): quella stessa notte, Belushi fu ritrovato morto nella sua camera d’albergo; aveva assunto una dose eccessiva di speedball (miscela di cocaina ed eroina), accompagnata da alcolici. A seguito di questo tragico evento, Williams si allontanò da quel mondo e dall’uso di sostanze: la prolungata sobrietà (che durò per oltre vent’anni) coincise col periodo di maggiore successo della sua carriera; tra la fine degli ’80 e la fine degli anni ‘90 pellicole come “Good Morning Vietnam”, “l’Attimo Fuggente”, “Patch Adams”, “Will Hunting” e varie altre lo consacrarono come uno dei più grandi attori di Hollywood. Ma per un alcolista, la ricaduta è un pericolo sempre dietro l’angolo: nel 2006 Williams riprese a bere. Decise di andare in clinica per riabilitarsi; in un’intervista al programma televisivo “Good Morning America”, affermò: “La dipendenza non conosce limite. Aspetta paziente che tu dica “Ok, ora sto bene”, abbassi la guardia e la prima cosa che vieni a sapere subito dopo è che non stai bene per niente.”

In un’altra intervista, Williams dichiarò, a proposito della sua ricaduta: “Accade quando sei letteralmente spaventato e pensi “oh, questo farà passare la paura”. E non lo fa. […] Per la prima settimana menti a te stesso e ti dici che tanto riuscirai a smettere. Poi il tuo corpo ti dice: “No, smetterai più tardi.” […] Ti senti bene, anzi a meraviglia quando bevi il primo bicchiere. Poi la prossima cosa di cui diventi consapevole è che hai un problema e sei solo.”

Williams era consapevole di essere soggetto a forti periodi di depressione, e in un’altra intervista spiegò quanto fosse pericoloso coprire la depressione con l’uso di alcolici. Ricorda, in particolare, cosa avvenne con una bottiglia di whisky fra le mani, in una camera d’albergo, nel periodo della sua ricaduta: “Il mio cervello ancora consapevole disse al mio cervello ubriaco di mettere il suicidio in discussione fino a quando non fossi stato sobrio, ricordandomi “in fondo hai una bella vita ora.” Vale a dire: ebbe paura di commettere qualche sciocchezza nel momento in cui sprofondava nella sbornia, essendo già vittima di depressione. Un mese prima di morire, nel luglio 2014, Williams tornò in riabilitazione per prevenire un eventuale ricaduta. Fu ritrovato morto l’11 agosto 2014  nella sua casa di Paradise CayCalifornia. Si venne a sapere dopo la sua morte che all’attore era stato diagnosticato il morbo di Parkinson e che, negli ultimi anni, aveva cominciato ad avere problemi di deambulazione, di postura ed altro. Senza dubbio le droghe e, in particolare, l’alcol hanno avuto un ruolo determinante nella sua vita, contribuendo al tragico epilogo.

Chi comincia a bere in maniera smodata o a drogarsi, deve essere consapevole che sta iniziando un “legame” con queste sostanze che in qualche modo durerà tutta la vita, anche solo in maniera latente, da sobri, nelle vesti di una tentazione. E’ una storia d’amore vera e propria, che può avere, anche a distanza di anni dalla sua fine, improvvisi e veementi ritorni di fiamma…

Michele Piastrella

Write A Comment