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Fake: non è vero ma ci credo

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di Adele Pontegobbi

Due bei libri sulle fake news

“Fake – Non è vero ma ci credo” di Daniele Aristarco”

Eccoci giunti al terzo ed ultimo capitolo di recensioni di libri per ragazzi (e non solo) dedicati al tema delle fake news.
Oggi parleremo di due libri che ci hanno colpito anche perché hanno due titoli praticamente uguali: uno rivolto ai ragazzi si intitola “Fake – Non è vero ma ci credo” di Daniele Aristarco, l’altro di Giuseppe Cricenti e Fernando Gallone invece, “Non è vero ma ci credo – Come le fake news inquinano la democrazia”.
Quello di Aristarco non è il classico manualetto o guida divulgativa sul tema. L’autore infatti usa delle storie come parabole per sviscerare il complesso rapporto tra verità e menzogna, insinuando dubbi e domande nel lettore.
E’ la storia di Quelisad, lo stregone che non credeva nella stregoneria, a fare da cornice, a racchiudere dall’inizio alla fine il messaggio dell’autore. Un giovane deluso dai trucchetti di magia che gli stregoni proponevano come cure per gli abitanti del suo villaggio. Decide di viaggiare, conoscere a fondo le tecniche degli stregoni e lo diventa anche lui, pur non credendo nella magia. Scoprirà che ispirare fiducia nelle persone funziona spesso meglio di farmaci miracolosi.

I vip mai morti veramente

Alcune delle storie trattano bufale ormai celebri, per quanto sempre attuali. Si affronta per esempio, il filone dei “vip mai morti veramente” tra cui troviamo chiaramente Elvis Presley e i più recenti Michael Jackson e Steve Jobs. Difficile accettare che dei veri e propri miti, pieni di soldi e successo possano semplicemente morire o ammalarsi come dei comuni mortali. Basta infatti una foto di persone che abbiamo anche una soltanto una leggera somiglianza con questi vip deceduti per generare una nuova fake e far credere che siano ancora in giro nascondendosi dal pubblico. E’ rassicurante ed è proprio il pubblico ad averne bisogno.
Tra le storie di Aristarco non possono mancare il mostro di Lockness, i cerchi nel grano, il presunto falso allunaggio del ‘69 e l’affare Roswell, dal nome della cittadina del New Mexico nella quale il 3 luglio del 1947 pare fosse caduto un U.F.O.

V per vendetta

Aristarco ci spiega invece che, durante la Guerra Fredda, si preferiva far credere agli ufo che rivelare segreti militari.
Sono molte le curiosità che si apprendono da questi aneddoti: sapevate per esempio che la famosa maschera di V per vendetta, (personaggio dei fumetti e poi cinematografico), resa ancora più nota poi dagli Hacker di Anonymous, è l’immagine stilizzata del volto di Guy Fawkes, un ribelle che nel novembre del 1605, tentò di far esplodere la Camera dei Lord a Londra.
Oppure qual è il Blue Monday, giorno più triste dell’anno? Siamo certi che la scienza possa individuarlo con certezza?
Queste e molte altre sono le storie da conoscere per essere meno vulnerabili, non solo alla disinformazione, ma anche alla pubblicità sempre più subdola, o alle insidie della Rete.

“Non è vero ma ci credo – Come le fake news inquinano la democrazia”

Il libro di Cricenti e Gallone esplora il tema delle fake dal punto di vista del pericolo che possono costituire per la democrazia e del contesto populista in cui nascono, approfondendo concetti filosofici e giuridici. Gallone è infatti una avvocato, mentre Cricenti è Consigliere della Corte Suprema di Cassazione. Le fake news, dicono i due autori: “Le fake news sono un affare pubblico, non se ne dicono in privato, e spesso sono un affare del potere costituito e dominante che non è disposto alla verifica fattuale e la cui strategia sarà quella di negare che una notizia sia falsa, anche davanti ad una verifica aggettiva” ricordandoci di Kellyann Conway, consigliera di Trump, inventrice del concetto di “fatti alternativi”.

Entrano in gioco due fattori che ci portano a calpestare terreni sempre più pericolosi.
Il primo fattore è che una lettura diversa (e fuorviante) dei fatti infatti viene considerata una forma di emancipazione dalla verità univoca delle fonti ufficiali. Quando questo ragionamento viene applicato alla tragedia della Shoa e si dissente sull’esistenza di quelli che sono stati i campi di concentramento, cadiamo nella strumentalizzazione di terribili ideologie. Il secondo fattore figlio di un relativismo spinto è la credenza che “non esistono fatti, ma solo interpretazioni”, per il quale qualunque cosa di dica sia anche sostenibile e alla fine anche giusta.

“Non esistono fatti, ma solo interpretazioni”

La discussione sul fatto che sia possibile distinguere i fatti dalle loro interpretazioni si perde nel tempo e i filosofi hanno posizioni diverse.

La giurisprudenza anglo americana ha accostato il concetto di mercato a quello delle idee e delle opinioni. Nel Primo Emendamento infatti ha come scopo “di preservare il libero mercato delle idee, nel quale alla fine la verità prevarrà”.
Insomma le idee competono sul tavolo dell’opinione pubblica e quelle “vere e giuste” emergeranno.
Ma oggi in cui l’opinione pubblica dibatte online, in cui dei bot possono generare decine di migliaia di falsi utenti con precise opinioni, questa visione liberista in cui la competizione delle idee fa emergere la verità, ha ancora senso?
Questo libro ci farà riflettere molto su temi di grande attualità.
E visto che siamo così vicini a Natale, potreste far riflettere contemporaneamente un adulto ed un bambino sul tema delle fake news!

 

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