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Parole offensive contro le donne

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di Sara Bandettini (bande05), Emily Lule (pizza06) e Diana Spadafora (dia06)

Le donne per che cosa vengono offese?
Per come si vestono, per come sono fisicamente, per come si comportano e per quello che sanno.
Ma vi sembra giusto far star male una persona per questi motivi?
Se un maschio pubblica delle foto in nudo viene considerato figo e riceve commenti positivi
(figo, bono, bellissimo…)

Invece se una donna mette una foto in costume o anche in vestiti che mostrano le forme del corpo, le vengono dati aggettivi per lo più negativi (troia, puttana, cagna….), ma la cosa più sorprendente è che la maggior parte delle offese sono scritte da donne. Questo perché? E perché le donne apposto di supportarle le offendono? Perché non esistono queste offese al maschile? Questo è dato dal fatto che siamo abituati a vedere la donna come colei che resta a casa a fare le pulizie ed a badare ai figli; perché se ci pensiamo è da poco che “abbiamo” le stesse libertà degli uomini.
L’avvento dei social network e il largo uso che oggi ne viene fatto conduce certuni a sentirsi liberi di esprimere il proprio pensiero nei confronti degli altri senza alcun limite. Il grande errore che questi soggetti compiono è quello di considerare la realtà virtuale come una sorta di zona franca, in cui porre in essere ogni tipo di condotta, ritenendo che quello che viene realizzato su internet sia qualcosa di inesistente o irrilevante. Al contrario la realtà virtuale deve essere considerata esattamente pari a quella reale. Un conto è la recensione negativa nei confronti di un ristorante, che se redatta con la normale educazione può avere anche dei toni un po’ più forti rientranti nel legittimo diritto di critica, altra è la triste realtà che realizzano il cosiddetto “stupro virtuale”, mediante l’invio di foto e video di donne, anche prese dalla realtà quotidiana e scambio di commenti offensivi, osceni e volgari, fino addirittura alla pubblicazione dei contatti delle persone fotografate.

Fonte foto: Vinicious Costa e John Rocha su Pexels

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