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Perché togliere le slot machine dal proprio bar

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Perché togliere le slot machine dal proprio bar

Intervistiamo Marco Antonelli, gestore insieme al padre del Caffè Mania (in largo Scalabrini, 2 – Milano), sede di un aperitivo “Slot mob” il 26 Ottobre 2018. Locale che negli anni ’70 era frequentato anche da Lucio Battisti che abitava lì vicino e spesso intratteneva i clienti suonando con la chitarra i suoi brani.

I: Volevamo iniziare chiedendo la storia di questo bar

Marco: Il nostro bar ha una storia lunghissima; nasce 54 anni fa, da mio nonno, il quale lo ha tenuto fino all’1988 -’89, poi è subentrato mio papà, e da quando ho 18 anni anch’io ho iniziato a collaborare. Di giorno, mentre io studio, il bar è gestito da mio padre e un altro ragazzo, la sera invece me ne occupo io. Tre generazioni che vanno avanti.

I: Cosa sono per te le slot machine?

M: Nonostante le abbiamo avute per un po’ di tempo, non le ho mai vissute veramente, non mi hanno mai attratto, le ho sempre trovate un po’ stupide perché non hanno uno scopo e non metti in gioco te stesso, diversamente da quando fai una scommessa, a prescindere dal fatto che comunque può diventare patologico, c’è uno studio e un ragionamento dietro, mentre tutto quello che è Lotto, Gratta Vinci è destinato al caso. Uno pensa che alle macchinette giochi il balordo, ma non è sempre così, tante volte sono pensionati. Spesso la frase tipica è: “gioco solo una volta al mese” ma nel frattempo frequenta diversi luoghi per giocare.

I: Quando sono state inserite le slot machine?

M: Quando mio padre era in società con un’altra persona, anche se non ricordo esattamente quando perché ero molto piccolo.

I: Perché avete deciso di toglierle?

M: Questa è una domanda complicata perché non è semplice toglierle, nonostante noi volessimo farlo da un po’ di tempo. Tendo sempre a non fare una morale a quelli che le hanno ancora, per un motivo semplice: le slot machine fanno guadagnare tanto al bar che le possiede, infatti i concessionari pagano tanti soldi.

Abbiamo deciso di intraprendere questo percorso perché volevamo rendere diverso il locale, un ambiente giovanile per la sera, un po’ diverso da quello che si trova in zona, e questo con le slot machine non è semplice perché ti posso assicurare che è un problema grosso. C’era la volontà di togliere questo oggetto che c’entrava poco con noi. Era una presenza ingombrante, persone a cui volevamo bene si isolavano con le macchinette invece di fare l’aperitivo con gli amici.

Quando abbiamo avuto la possibilità economica, soprattutto grazie ai nostri clienti, abbiamo fatto questa scelta molto importante e di cui siamo molto contenti. Inoltre essendo a 500 metri da una scuola, in futuro noi o chi verrà non potrà più metterle per via dell’ordinanza comunale. Un ruolo importante l’ha avuto mio padre perché lui non voleva toglierle poi un giorno mi ha detto togliamole e allora l’ho fatto subito.

I: Quali sono state le conseguenze, positive e negative?

bookcrossingM: Negative non so se ci sono. Positive sicuramente, come dicevo prima, nell’ottica di creare un locale per i più giovani, rendendo più carino il locale, privo delle slot machine. Abbiamo da poco aggiunto uno spazio di bookcrossing proprio nello spazio occupato prima dalle macchinette. Un altro aspetto positivo è non bisogna più stare dietro a situazioni spiacevoli quali: persone che tiravano pugni alle macchinette, litigi o dover allontanare i bambini, che incuriositi andavano nello spazio dove c’erano le macchinette, per evitare sanzioni in caso di controllo. Tutta una serie di impegni fastidiosi che ora non ho più e ne sono contento.

La cosa più bella è che tutto questo è stato apprezzato. Non c’è stata nessuna ripercussione economica. Anzi le persone ci sono state più vicine. La cosa negativa è che abbiamo perso qualche cliente, che però alla fine era cliente più delle macchinette, che nostro. Una scena divertente che capita ogni tanto è vedere persone che cercando le macchinette entrano nel locale ma notando che non sono più presenti, escono senza dire niente con la faccia un po’ stupita. Questo è il prototipo di cliente che io non voglio. Alcuni che giocavano, ma consumavano anche, sono rimasti miei clienti e mi hanno anche ringraziato. La clientela è cresciuta, ci sono persone che prima non entravano adesso invece entrano.

I: Hai sempre vissuto in questo quartiere?

M: Sì, sono nato due vie dietro. Frequentavo il vostro Oratorio (S. Curato D’Ars), è un luogo che ha una storia, e ha ancora oggi un’utilità per la comunità per farla unire e ritrovare.

I: I gestori delle macchinette danno un fisso?

M: Sì e anche abbastanza sostanzioso, ma non so dirti quanto perché non me ne occupavo io. Con le nuove leggi nell’ultimo anno il fisso era diminuito. Lo Stato che è il maggior finanziatore delle slot machine è anche quello che ci guadagna di più, ed anche per questa ragione combatte una guerra ma in maniera molto blanda.

Anch’io per qualche mese ho giocato alle scommesse ma mi sono accorto presto che stavo perdendo e quindi ho smesso, anche grazie l’aiuto di chi mi stava intorno che mi ha fatto riflettere; bisogna lavorare più che sulla repressione sulla sensibilizzazione.

Credo che le persone si rifugino nei vizi quando sono sole o si sentono tali, ad esempio c’era una signora anziana che veniva spesso a giocare quando avevamo le macchinette, motivando tale gesto dicendo che lo faceva come reazione al fatto che la sua famiglia non la considerasse e fosse interessata solo ai suoi soldi che quindi non si faceva troppi problemi a giocarsi.

La Redazione Prima Pagina S. Curato d’Ars – Milano

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