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Ready Player One: film-omaggio al passato e al futuro dei videogiochi

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di Michele Piastrella

Ready Player One: omaggio al passato e al futuro dei videogiochi

Cos’è Ready Player One?

Un film di fantascienza. Un fantasy. Un omaggio ai videogiochi e agli anni ’80. Un viaggio nel futuro dei nativi digitali, con immersione nelle più che probabili realtà virtuali che li avvolgeranno da qui a trent’anni. Un film d’avventura per ragazzi. Un omaggio al cinema di Spielberg stesso, dei suoi illustri amici (Lucas, Zemeckis), dei suoi modelli di riferimento (addirittura una scena del film rappresenta una ricostruzione in realtà virtuale di “Shining”, di Kubrick -regista amatissimo da Spielberg).
Buona parte del film è realizzata in computer grafica (utilizzo volutamente anche io un termine degli anni ’80), ed ambientata all’interno di una realtà virtuale denominata “Oasis”.

Nel 2045, praticamente tutti trascorrono la maggior parte del loro tempo immersi in questo mondo, attraverso maschere virtuali, per sfuggire a una realtà sempre più problematica e disperata. Oasis e’ stata inventata da un genio dell’informatica, Halliday, che prima di morire ha “nascosto” negli infiniti mondi e scenari della sua invenzione un “easter egg” (uovo a sorpresa), che garantisce all’utente che lo trova il possesso e la gestione della sensazionale piattaforma videoludica. Tre chiavi magiche vanno trovate dagli utenti, con altrettanti indizi, per raggiungere l’Easter egg. Gli “egghunters” tentano per anni di rintracciare le chiavi. Tra loro una potentissima azienda informatica, la IOI. Tra loro un giovane abitante delle periferie degradate di Columbus (riferimento non casuale all’Uovo di Colombo), di nome Wade, il cui utente digitale si chiama Parzifal (nome del cavaliere che conquistò il Sacro Graal).

Nostalgia degli anni ’80: omaggio al passato e al futuro dei videogiochi

I riferimenti agli anni ’80, ai videogiochi e al cinema sono tantissimi: Parzifal viaggia su una DeLorean volante, il personaggio in barba lunga e cappello che custodisce le chiavi assomiglia a Gandalf del Signore degli Anelli, la corsa per raggiungere la prima chiave sembra Sonic e così via.
Inutile dire altro sulla trama.

Un film fantasmagorico per la fotografia, gli scenari, i riferimenti (in pratica per spiegare il futuro, utilizza il passato). Avvincente per buona parte. Educativo, in quanto più volte spiega che la vita reale è un’altra cosa, che è lì che bisogna combattere e non imprigionarsi nei mondi virtuali.
Tuttavia, la parte virtuale e’ troppo sviluppata, rispetto a quella ambientata nel mondo reale. Col passare dei minuti, il film si rivela per quello che è: un passatempo per teenager e uno specchio per allodole per gli adulti che vogliono riconoscere i riferimenti della loro adolescenza.

Voto: comunque 7.  Un regista settantenne che mette su una cosa del genere lascia comunque sbalorditi.

 

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