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di Adele Pontegobbi

Leggere l’inclusione. Letteratura, educazione e neuroscienze tra stereotipi e innovazione

Vi vogliamo segnalare questo interessante convegno che si terrà domani a Campi Bisenzio, presso la Biblioteca Tiziano Terzani: “Leggere l’inclusione- Letteratura, educazione e neuroscienze tra stereotipi e innovazione”.
Sempre più attenzioni vengono rivolte alle modalità didattiche nel mondo scolastico, per insegnare in modo efficace a bambini e ragazzi che hanno difficoltà di apprendimento o disabilità. Il mondo delle biblioteche, sia scolastiche che pubbliche, non dovrebbe essere da meno. In questa direzione va il convegno che pone al suo centro il tema dell’accessibilità della lettura. E’ il terzo anno consecutivo che Regione Toscana e Comune di Campi Bisenzio, tramite il Centro regionale di servizi per le biblioteche per ragazzi e con la collaborazione della rivista dedicata alla letturatura per l’infanzia LiBeR propongono un convegno sul tema “Lettura e disabilità”.

Tanti professionisti e discipline

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Come è comprensibile dal titolo il tema è trattato in modo interdisciplinare  da professionisti che spaziano tra le neuroscienze, la pedagogia, la psicologia, illustrazione, ecc..ecc.. Tra gli psicologi Luigi Paladin e Manuela Trinci, il primo farà un intervento intitolato “Il cervello e le prime letture”, nel quale la produzione editoriale dei più piccoli sarà analizzata dalla “…prospettiva della relazione..” che  “…prende in considerazione quanto del contenuto presente nei libri arrivi realmente al bambino, come venga mediato dal cervello, semplificato, ridotto, ampliato e contemporaneamente quanto il cervello in evoluzione capisca o preferisca cogliere..”. L’intervento di Manuela Trinci  intitolato “Dire, fare, poetare… in ospedale pediatrico”,  ci racconterà di come il fare poesia possa essere un elemento di inclusione per i pazienti dell’ospedale pediatrico e far diventare un percorso di cura, anche un percorso di crescita.

Dal mondo della scuola l’insegnate e pedagogista Franco Lorenzoni, con l’intervento
“Leggere i libri e leggere il mondo tra diversi per capire di più”, che porrà l’accento sulla ricchezza di diversità che le classi delle scuole italiane offrono, con la presenza di tanti bambini e ragazzi di origine straniera. Questa diversità grazie alla lettura, al dialogo e all’intelligente mediazione degli insegnanti può facilmente trasformarsi in ricchezza. Molti altri i professionisti che interverrano, potete cliccare qui per conoscerli tutti.

Le risposte del convegno

Tra le domande alle quali il convegno spera di dare molte risposte ci sono: “Quali meccanismi si attivano in un cervello che legge e quali strategie possono supportarli quando una disabilità li ostacola o li rende atipici? Come favorire la partecipazione alla vita scolastica, comunitaria e culturale costruendo percorsi che riconoscano sia le difficoltà sia le risorse presenti nella disabilità e da entrambe partano per tracciare sentieri inclusivi nuovi? E come si pone la letteratura per l’infanzia di fronte alla possibilità di offrire, con le parole e con le figure, una rappresentazione non semplicistica di una realtà articolata come quella segnata da una disabilità?” Se siete educatori, insegnanti, bibliotecari o semplici curiosi, non potete mancare a questo convegno.

Qui tutte le informazioni utili:

Mercoledì 13 novembre 2019
Ore 9.30-17.00
Campi Bisenzio
Palazzo Comunale – Sala Consiliare Sandro Pertini – Piazza Dante 36

Iscrizioni
La partecipazione è gratuita, previa iscrizione.
Modulo di iscrizione online

Segreteria
Idest srl – Villa Montalvo – Via di Limite 15, 50013 Campi Bisenzio
Tel. 055 8966577 – E-mail: convegni@idest.net

di cuore_blu

“A un metro da te” è un film uscito quest’anno (2019), che mi ha fatto emozionare davvero tanto.
Parla di due ragazzi, Stella e Will, affetti da una malattia non molto comune chiamata “fibrosi cistica”, che non ti lascia respirare bene.
Stella e Will all’inizio si odiano molto, Stella però vuole aiutarlo dato che lui non segue le terapie; iniziano quindi ad odiarsi sempre meno e si sviluppa così qualcosa di più che una semplice amicizia.

Il problema più grande però è che loro due devono stare come minimo a un metro di distanza perché sennò potrebbero contagiarsi con dei batteri; riescono a stare a questa distanza, ma poi Stella si arrende e capisce che questa malattia le ha portato via le persone più care e per questo decide di avvicinarsi a meno di un metro da Will.
Stella affronterà degli ostacoli molto difficili e poi alla fine scopriremo se i due riusciranno ad avere due nuovi polmoni.
È un film molto bello e con un gran significato perché ti fa anche capire come ogni giorno queste persone malate lottino per vivere e quanto siano forti. Consiglio molto anche di leggere il libro perché secondo me merita molto, è fatto molto bene e ti farà riflettere sicuramente.

Dr Ivan Ferrero
Psicologo delle Nuove Tecnologie

I nostri ragazzi si divertono a sparare e uccidere i loro coetanei in massa finché non ne rimane solo uno, si intrattengono guardando film di dieci minuti, imparano a cantare e ballare sovrapponendosi ai loro beniamini, spiano costantemente la vita delle altre persone, acquistano abiti estrosi con i soldi guadagnati giocando.

I nostri ragazzi non acquistano: shoppano.
Non vanno a caccia di risorse: farmano.
Non combattono: fightano.
Non uccidono: killano.
Non fanno scherzi: trollano.
E i maschi non diventano amici di una ragazza: vengono friendzonati, espressione tanto terribile da pronunciare quanto terribile da vivere, in quanto vuole dire che la tanto desiderata ragazza non te la darà mai, perché ti ha eletto a suo amico e confidente.

Tutto questo avviene in un mondo che non esiste se non nelle nostre percezioni, una realtà immaginata in cui tutto fluttua senza spazio e senza tempo.
Una realtà impalpabile ma dagli effetti assolutamente reali, come i soldi che si spendono in questo spazio, in cui un insulto o un malinteso possono sfociare in reazioni violente per sé e per gli altri.

Cosa ancora peggiore, questo Universo appare precluso alle vecchie generazioni, proprio coloro che dovrebbero vigilare sulla salute dei ragazzi e garantire loro ambienti sani e con regole ben precise di convivenza.
Noi della vecchia guardia troviamo spesso difficile vivere in un mondo così evanescente, in cui tutto permane ma viene anche dimenticato alla stessa velocità e con la stessa certezza.
Ai nostri occhi appare un mondo privo di ogni elemento della realtà, come noi siamo stati abituati a concepirla, in cui ogni cosa è opinabile e lasciata alla libera interpretazione del singolo.

Allora è inevitabile la reazione di chiudere tutto quanto, di tentare di staccare la spina per togliere vita a tutto questo, come se il gesto bastasse a cancellare un intero Universo, in realtà così capace di mutare e adeguarsi che oramai è qui per restare.

Eppure questo luogo tanto strano quanto maledetto non è nato né per caso e né da un giorno all’altro: è un mondo costruito, pianificato, e che sin dai suoi primi albori ha mostrato una straordinaria capacità di evoluzione, tanto che il Digitale come lo conosciamo oggi non è il Digitale come lo avevano concepito i suoi fondatori, né sarà il Digitale che vivranno i nostri nipoti.

A differenza del mondo che ci circonda da milioni di anni, che ci è stato donato dalla Natura, da leggi fisiche oppure da un’Entità Divina a seconda delle nostre credenze, questo Nuovo Mondo è un artefatto creato da una generazione e passato alle generazioni successive.

Esattamente come è sempre accaduto nella storia dell’Uomo, sin dai tempi del fuoco e probabilmente anche prima: una generazione costruisce un nuovo strumento, la nuova generazione sin dall’infanzia prende familiarità con lo strumento e impara a padroneggiarlo con disinvoltura, e nell’età adulta hanno acquisito così tanta dimestichezza da poterlo evolvere in altro.

Tutto questo non è mai avvenuto senza intoppi né criticità: ogni nuovo strumento ha presentato nuove sfide che l’Essere Umano ha dovuto imparare a risolvere, o almeno a gestire.

Così il fuoco è in grado di bruciare interi villaggi, e l’elettricità può uccidere un uomo in un istante.
Eppure non ci siamo fermati: abbiamo imparato a controllare il fuoco e a canalizzare la potenza distruttiva dell’elettricità.

Perché allora dovremmo spegnere il digitale?
Se davvero siamo così tanto terrorizzati da questo strumento, probabilmente è perché ne intuiamo la sua potenza.
Perché mai allora dovremmo privare le prossime generazioni di uno strumento così potente da essere in grado di accelerare la ricerca scientifica contro le malattie, oppure che permette all’uomo di rimanere in contatto con l’intero genere umano generando quel senso di unità tanto desiderato per millenni, o ancora che garantisce ai nostri figli una memoria senza precedenti?

Perché dovremmo imporre al Digitale una sorte che non abbiamo mai riservato per alcun altro strumento creato da noi?

Abbiamo imparato a controllare il fuoco, a canalizzare l’energia elettrica: perché non possiamo imparare a vivere questo nuovo mondo?

Se non vogliamo farlo per noi stessi, facciamolo almeno per i nostri figli.

 

“Metti via quel cellulare” è la classica frase che ogni genitore dice al proprio figlio, ma è anche il curioso titolo che Aldo Cazzullo dà al proprio libro, uscito nel 2017 per l’editore Mondadori.
Cazzullo è giornalista del Corriere della Sera ormai da anni, scrive solitamente della storia dell’identità italiana, ma in questo libro si è cimentato nei panni del genitore che dialoga con i propri figli. Una delle cose divertenti del libro, è che i due figli ne sono essi stessi autori.
Entrambi studenti, Francesco frequenta il secondo anno di Università e la più piccola Rossana, studentessa all’ultimo anno di liceo classico, si cimentano nel dare risposte intelligenti alle preoccupazioni del padre.
Nel libro l’autore non si rivolge solo ai suoi figli, ma a tutti i ragazzi: li esorta a non confondere la vita virtuale con quella vera e reale, a non sfinirsi davanti ai videogames, a non andare sempre in giro con le cuffie, a leggere libri, andare al cinema, ai concerti, al teatro. La cosa a cui soprattutto il giornalista li invita è a mettere in salvo i rapporti umani con i parenti, gli amici, i professori, esortandoli alla conversazione di persona e non attraverso le chat e le faccine.
I figli non tardano a farsi sentire e replicare: Francesco e Rossana rispondono spiegando al padre, ma anche a tutti gli adulti, il rapporto della loro generazione con il telefonino e la rete. Tramite il web si può vivere una vita ricca, incontrare e relazionarsi con nuove persone, migliorare lo studio e perché no, leggere anche i classici come, per esempio, “Orgoglio e Pregiudizio” di Jane Austen (libro che Cazzullo ammette alla fin fine di non aver mai letto). Il dialogo tra genitore e figli è serrato e non perde nemmeno un colpo: vengono messi in luce i rischi, ma anche le opportunità del nostro tempo; molte cose vengono prese in considerazione ed analizzate, in un dialogo fatto di botta e risposto continuo: fashion bloggers, Tripadvisor, food bloggers, il correttore automatico, i videogamers, i Blue Whale, gli youtubers, le stelle del web, il bullismo online, Facebook, Amazon, la politica americana e quella italiana, i cyborg, senza dimenticare l’educazione sentimentale ormai delegata ai siti per adulti come youporn…
Insomma il libro è un tira e molla, una raffica di domande e risposte che padre e figli si scambiano sull’uso della rete e della dipendenza di ognuno di noi dal cellulare. La dipendenza da una vita, talvolta diversa dalla propria, una vita ideale, che talvolta può essere molto pericolosa. L’argomento non è semplice, ma i tre scrittori sono riusciti a sciorinarlo perbene, creando un dialogo piacevole, come se fossero sul divano di casa loro, attraverso uno scambio di punti di vista divertente, sagace e mai noioso .Cazzullo si preoccupa di mille argomenti e possibilità, i ragazzi sono ben preparati e per ogni argomento controbattono al padre in modo intelligente e adulto.
Frasi consigliate, estratte dal volume:
FRANCESCO: Adesso viviamo in un mondo dinamico e in continuo movimento e questa informazione si adatta a noi, riduce i nostri tempi, si muove al nostro ritmo (pag 82)
ALDO: E’ vero, la rete non è buona nè cattiva, ma non per questo è neutra. Temo, anzi, che possa peggiorare l’umanità e quindi il mondo .( pag 159)

Articolo di

Zeudi Giovannini

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