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Dopo le proposte che avete letto nell’altro nostro post, abbiamo scelto di parlare della canzone di Achille Lauro “Rolls Royce”. 

Abbiamo scelto di lavorare su questa canzone perché parla di eccesso. Torna più volte la parola vita, ma il cantante descrive una vita che non prevede serenità e spensieratezza. La maggior parte dei personaggi citati sono figure legate in qualche modo alla droga e al vivere senza freni, personaggi che sembrano non essere stati in grado di gestire il successo e quindi hanno fatto ricerca di altro da sé per poter sopravvivere. Cita tutti i personaggi che hanno dovuto vivere sotto i riflettori, tralasciando la loro dimensione privata. Il cantante infatti nel corso della canzone dice una frase secondo noi molto importante: “non sono stato me stesso mai”. Non essere sereni con se stessi potrebbe infatti portare a fare uso di sostanze, a cercare il proprio essere in altro, senza mai riuscire a trovarlo.

Dalla parole del testo emerge che il cantante più che volere essere famoso desidera essere famoso. La vera emozione che prova è il desiderio della notorietà, non la fama di per sé. In fondo alla canzone si capisce che il desiderio del cantante sia quello di morire all’apice della fama e del successo senza dover imparare davvero a gestirlo, senza rischiare di morire dimenticato. Una volta raggiunta quella fama infatti sembra desiderare solo la fine. Inoltre il continuo ripetere il nome di personaggi morti e le parole che si ripetono creano un effetto di angoscia.

Come i musicisti hanno analizzato il tema delle dipendenze

Ehi ci presentiamo: siamo studenti del liceo Agnoletti di Sesto F.no e stiamo intraprendendo un percorso per capire cosa vuol dire avere una dipendenza. Lo faremo strutturando il nostro blog e cercando di capire come i musicisti hanno analizzato il tema delle dipendenze.

Oggi abbiamo cercato alcune canzoni:

Lorenzo propone Ohi Maria degli Articolo 31
Luca propone Sciroppo di Sfera ebbasta
Luca propone Rolls Royce di Achille Lauro 8
Niccolò propone Tesla di Sfera ebbasta 1
Gaia propone Se solo potessi di Cranio Randagio 2
Lorenzo propone Bollicine di Vasco Rosso
Niccolò propone Marjuana di Ghali
Gaia propone Nicotina di Mostro
Maddalena propone Vietato morire di Ermal Meta
Emma propone Heroine di Badflower
Miriam propone Psycho di System of a down
Miriam propone Lose yourself di Eminem
Lapo propone Never be the same di C. Cabello

Abbiamo votato e a maggioranza abbiamo deciso di lavorare su Rolls Royce di Achille Lauro, la prossima volta vi facciamo sapere che cosa ne pensiamo!

 

 

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Macaulay Culkin: troppo successo nuoce

Che abbia o meno un appuntamento imminente con il destino, di certo Macaulay Culkin è un predestinato. Tutta la sua vita lo racconta. E’ nato a New York nel 1980 da Patricia Bentrup e Christoper Culkin, che a suo tempo fu un altro bambino prodigio del cinema.

Il cinema dunque gli scorre nelle vene ( anche tutti i suoi 6 fratelli sono attori ) e fin da piccolissimo lavora in pubblicità, poi debutta sul grande schermo a 8 anni e a soli 10 diventa ricco e famoso con il ruolo di Kevin in “Mamma ho perso l’aereo”.

L’amicizia con Michael Jackson

Talmente famoso che l’anno dopo Michael Jackson lo vuole nel suo video di Black or White: i due diventano amici, condividendo l’infanzia rubata a spese del successo e la voglia di restare bambini: il ragazzo testimonierà a favore di Jacko durante il processo del 2004 per pedofilia che finirà con l’assoluzione del cantante. Il suo talento d’attore è senza dubbio clamoroso (per Mamma, ho perso l’aereo viene candidato ai Golden Globe), e la sua carriera va avanti con, “Papà, ho trovato un amico” e con il sequel del suo successone del’90.

L’inizio del declino

Un futuro luminoso lo aspetta, ma le trappole per una baby star sono molte e molto insidiose. Infatti nel 1994 inizia il declino: “Richie rich” e “Pagemaster” fanno flop, il padre dilapida il patrimonio che lui ha guadagnato e per un anno intero i genitori si danno battaglia per averlo in affidamento ( finirà con la mamma ). Qualcosa si spezza dentro di lui e Mac abbandona le scene. Ha solo 15 anni e il futuro è diventato nero.

Nel 1998 sposa Rachel Miner, altra bimba prodigio esplosa grazie a Sentieri. Due anni dopo è già finita.
Nel 2003 un lampo, con il ritorno al cinema (Party Monster e Saved ), ma viene arrestato per possesso di marijuana, ripiombando nel buio e tornando sotto i riflettori con comparsate e annunci di ritorni in scena poi mai avveratisi. Nel 2008 un duro colpo: la sorella Dakota muore improvvisamente in un incidente stradale.

Intanto vive con Mila Kunis. Anche lei è una baby star, manco a dirlo, però lo molla nel 2011 per il meno prodigioso ma affermato Liam Hemsworth. Le voci di dipendenza da farmaci e droghe si fa insistente, fino all’ultimo allarme, che lo vuole dipendente da eroina e a un passo dalla morte.

 

Leggi anche “Dipendenze e star dello spettacolo”

Al giorno d’oggi molte donne fanno uso di alcool e droghe. A questo articolo allego la video-testimonianza di tre donne che hanno fatto tre percorsi di dipendenza diversi. Tre donne alla ricerca della vita perduta, che provano a riemergere dalla degradazione fisica e morale; appartengono a generazioni diverse e hanno deciso di raccontare davanti ad una videocamera la loro dipendenza dall’alcool.
André (16 anni) inizia a far uso di alcool all’età di 10 anni, perché aveva problemi familiari; poi alle superiori si è data all’uso di canne; se le faceva prima di salire sull’autobus per andare a scuola e al ritorno, poi ancora prima di entrare a scuola e durante la ricreazione. Nel video afferma che il suo obiettivo era: “Tenere il cervello sempre spento”, per non pensare a cose negative, ai problemi.
Selena (34 anni), invece, iniziò a bere con gli amici, per stare in compagnia. Un giorno, quasi per gioco, bevve circa un litro e mezzo di amaro Averna, sentendosi male per tre giorni. Ci ha impiegato anni a rendersi conto di quanto grave fosse la sua dipendenza ed ora, finalmente, può dire di aver rimesso ordine nella sua vita
Infine, Isabella (61 anni) parla di una dipendenza iniziata anni fa, in maniera inaspettata. Già sposata e con i figli, non aveva alcuna passione per l’alcol. Per tradizione, la bottiglia di vino era sempre sulla tavola di casa, ma a lei non piaceva più di tanto. Poi, dopo una mancanza (forse un lutto) che affronta nella sua vita, si è ritrovata a cercare continuamente la bottiglia. Per molto tempo ha tenuto nascosto il suo vizio ai familiari; beveva e nascondeva in posti sempre diversi di casa il vino; ma i suoi familiari presto la scoprirono.

Tre storie diverse, di vite che si erano completamente smarrite ed erano in cima a un enorme precipizio; tre vite salvate, tuttavia, nello stesso modo: attraverso la frequentazione dei Club Alcologici Territoriali (CAT). Diffusi in tutta Italia, vi si accede dopo aver sentito il parere dei medici del SERT (SERvizio Tossicodipendenze): i CAT sono gruppi che si riuniscono regolarmente, nei quali ogni alcolista che mira a smettere definitivamente si fa accompagnare da almeno un familiare; attraverso il racconto della propria esperienza e l’ascolto di persone che si trovano nella stessa situazione, ci si fa forza a vicenda e si riesce pco alla volta a venir fuori dal problema. La presenza dei familiari è importantissima: essi devono supportare il difficile percorso degli alcolisti, ad esempio evitando di tenere in casa alcol e affiancandoli a livello emotivo.

di Giulia Pepe
Scuola Media Picentia – Pontecagnano (Salerno)

Il telefono, uno strumento più potente della fantasia

Divertirsi all’ aria aperta, campana, nascondino, un due tre stella, guardie e ladri… insomma tutte attività che derivano da un’unica parola: “FANTASIA”. Dono che ormai molti ragazzi hanno perso, perché ognuno di noi ormai ha uno strumento più potente: “IL CELLULARE”. Molti di noi riusciamo a capire che esso è una fonte di distrazione, ma altri ne rimangono schiavi nel vero senso della parola. E’ da questo vertice della catena che iniziano varie dipendenze dai social network, internet e varie applicazioni presenti in ogni telefono.
Quindi, il mondo esterno è come un fiore che pian piano mostra i suoi petali migliori, dunque, non chiudiamoci davanti ad uno schermo, ma osserviamo le bellezze che esso ci offre.

Ecco qui sotto alcune domande poste a Marco, colui che si occupa di aiutare molti dei ragazzi che hanno dipendenze dal loro cellulare:
Il troppo tempo trascorso davanti allo schermo ha influenzato la vita di queste persone?
Molti si isolano nelle proprie camere, comunicando esclusivamente con il loro cellulare e le persone interattive, dietro ad esso.
Alcuni trascorrono le ore notturne sui social? Se sì perché di notte?
Beh! Molte persone anche la notte trascorrono molte ore sui social network nonostante il telefono produca luci nocive al sonno.
Come inizia questo percorso? Quale il primo passo per uscirne?
Molti trascorrono anche più di dodici ore davanti allo schermo. Le persone sono consapevoli di essere dipendenti dal proprio cellulare ma non riescono a evitare questa catena interminabile. Inoltre ci sono persone alle quali non si può strappare il cellulare di mano, perché potrebbero reagire in modo pericoloso.

di  Matilde Sollo, Arianna Caselli, Francesca Modafferi, Duccio Innocenti, Sofia Cavarretta e Alessandro Bianchi.

2 C Dicomano Scuola Secondaria I Grado  “Desiderio da Settignano”

di  Adele Pontegobbi

Conoscete TED  (Technology Entertainment Design)?

Nato come singolo evento dedicato alla tecnologia e al design negli anni ’80, già dai ’90 diventa evento annuale. Dagli anni 2000 la sua gestione passa dal suo fondatore Richard Saul Wurman  all’organizzazione privata non-profit The Sapling Foundation di Chris AndersonTED è quindi diventato un brand di conferenze che dagli Stati Uniti si è diffuso in tutto il mondo con il marchio TEDx, pur avendo le sedi centrali a New York e a Vancouver.

Le conferenze abbracciano un ampio bacino di temi: dalla tecnologia alla musica, dalla politica e i grandi temi globali all’etica, all’architettura e molto altro. Sono tenute da esperti, scienziati, influencer, ma anche da persone comuni con una storia interessante alle spalle che possa insegnare qualcosa a chi l’ascolti. Lo slogan che caratterizza il marchio è infatti : “ideas worth spreading”,  sottolineando come il suo intento sia quello di dare spazio e contribuire a far circolare idee ritenute rilevanti e d’impatto sulla nostra società.

Il format delle conferenze TEDx è sempre lo stesso: un ampio palco dove il relatore parla con un microfono attaccato all’orecchio, passeggiando sopra  un disco rosso, collocato al centro del palco. Dietro le spalle uno schermo per integrare la lezione con immagini, slide o video.

Le due testimonianze che vogliamo proporvi trattano della dipendenza da videogame, un argomento che abbiamo giò affrontato e che sappiamo essere molto complesso visto gli studi con risultati discordanti e stuole di giocatori che affermano di aver avuto solo effetti positivi dall’uso dei videogame.

Il primo relatore si chiama Cam Adair e ci racconta la sua dipendenza lunga 10 anni per la quale ha lasciato la scuola a 15 anni e ha finto di recarsi a lavoro per mesi!

Il secondo Antonius Van Rooij, racconta la sua esperienza di fruitore di videogame, ma anche di ricercatore esperto del tema e punta l’attenzione proprio sui giochi  on line, i massively multiplayer online game (MMOG o MMO) con tutte i loro sottogeneri, che ritiene siano quelli che riescono ad indurre una dipendenza maggiore.

Entrambi i video sono in inglese, ma basta cliccare sulla rotellina delle impostazioni del player per attivare i sottotitoli.

Da circa metà febbraio la Regione Toscana ha lanciato la campagna “Quando la vita è un gioco è in gioco la vita” contro il gioco d’azzardo patologico (Gap), visibile sui social, sui giornali, sui mezzi pubblici della città e ascoltabile alla radio. Un uomo e una donna ipnotizzati dalle slot sono l’immagina della campagna che mette a disposizione anche un numero verde per chi crede di avere perso il controllo sulla propria voglia di giocare. Già nel luglio 2018 la Regione aveva dato il via al Piano regionale di contrasto al gioco d’azzardo, finanziato con 3.158.995 euro dal Ministero della Salute, che ha come obiettivo non solo la continuità nel supporto per le persone con problemi di Gap, ma anche l’intervento sulle cause, sia sociali e culturali, che possono promuovere il fenomeno, lavorando soprattutto sulla prevenzione. E’ infatti emerso durante il convegno “Non t’azzardare eh! Confronti e dialoghi per lo sviluppo di politiche di contrasto e prevenzione del Disturbo da gioco d’azzardo (DGA)” tenutosi il 27 febbraio a Firenze e promosso da Anci Toscana e Regione Toscana, che gli interventi di riduzione del danno (tra cui l’autoesclusione, i messaggi pop-up, la rimozione degli ATM o la limitazione alla vincita e alla scommessa massima), sembrano avere un riscontro più forte, in termini di contrasto al DGA, rispetto alle strategie di riduzione dell’offerta di gioco (limitazione agli orari di apertura o al numero di videolotterie e slot machine presenti sul territorio e nei pressi di luoghi sensibili) e a quelle di riduzione della domanda (prevenzione su target specifici, età legale ecc.). La fascia dei giovanissimi e giovani, tra i 15 e i 25 è la più a rischio, con una percentuale del 6-7% più alta rispetto all’intera popolazione, nella manifestazione di comportamenti problematici legati al gioco. Per fortuna I dati ci dicono che dal 2008 a oggi, benché il gioco d’azzardo sia aumentato in tutta Italia, vedono anche nella Regione Toscana una riduzione nella percentuale dei comportamenti problematici, proprio nella fascia degli adolescenti. Comunque ai ragazzi il gioco d’azzardo piace, infatti in base ai dati EDIT (ricerca giunta alla 5° edizione) e diffusi dalla Agenzia Regionale di Sanità, nel 2018 4 studenti su 10 riferiscono di aver giocato: il 70% di questi sono minorenni. I maschi giocano quasi il doppio rispetto alle femmine (53,4% vs. 29,5%) preferendo le scommesse sportive, mentre le ragazze prediligono i gratta e vinci. Giocano prevalentemente nelle ricevitorie, sale slot e nei bar (90,1%), il 17,7 gioca online, mentre il 45, 4% gioca in case case private (giochi di carte). L’8% dei giovani giocatori ha speso in un mese tra gli 11 e i 30 euro per giocare, mentre l’1,8 oltre 50 euro.

Vi lasciamo con il numero verde messo a disposizione dalla campagna: 800 88 15 15.

Perché quando il gioco diventa un problema bisogna parlarne con degli esperti.

Note:
http://www.toscana-notizie.it/-/gioco-d-azzardo-patologico-una-campagna-della-regione-e-un-numero-verde
http://www.regione.toscana.it/-/gioco-d-azzardo-patologico-gap-;jsessionid=9DC1366358AC19688BD56DF2071CB4C3.web-rt-as01-p2
http://www.toscana-notizie.it/-/ludopatia-approvato-dalla-giunta-il-logo-no-slot
https://www.ars.toscana.it/2-articoli/4033-comportamenti-alla-guida-e-stili-di-vita-a-rischio-nei-ragazzi-in-toscana.html

“DIGITAL DETOX”, “FOMO” E “DISMORFOFOBIA”,

le nuove parole ispirate dai social.

Articolo di Sabrina D’Avolio

Se siete dismorfofobici, un po’ schiavi dei selfie ed affetti da F.O.M.O., allora avete proprio bisogno di un Digital Detox. Sembra tutto molto incomprensibile, parole che fanno pensare più al gergo giovanile, a qualche tendenza americana forse o una rara malattia, se si analizza la prima.

In realtà, si tratta di espressioni che nascondono mondi “fatti di tanto online”, ambienti virtuali divenuti per alcuni la “seconda vita”, spazi che si possono tenere sotto controllo, non soggetti all’imprevedibilità degli accadimenti quotidiani, ma soggetti alla pericolosa imprevedibilità delle dita delle persone.

Da questa vita parallela è difficile staccarsi e per chi soffre di F.O.M.O. (Fear Of Missing Out) lo è ancora di più. Viene definita paura di perdersi qualcosa durante la nostra assenza, chiamata anche ansia da distacco da social network o timore di essere esclusi dalla community. Le persone che soffrono di F.O.M.O. sono costantemente preoccupate dal fatto che amici e contatti stiano vivendo esperienze o momenti migliori dei propri, monitorano con ansia il telefono, cercano di postare quantitativi considerevoli di foto per certificare la propria presenza nel mondo social e, solitamente, sembrano avere bassa autostima ed essere altamente insoddisfatte del proprio tenore di vita. Esiste un sito internet, ratemyfomo.com, che propone la partecipazione ad un test di misurazione del proprio livello di ansia personale, a dimostrazione del fatto che le inquietudini frutto del nostro pensiero continuano a crescere e diversificarsi.

Ma la F.O.M.O. non è l’unica angoscia dei tempi moderni legata alle dipendenze da social network, esiste anche la dismorfofobia, o disturbo da dismorfismo corporeo, cioè l’ossessione di apparire come persone piene di difetti. L’Istituto di Terapia Comportamentale di Padova definisce questa paura come “Un disturbo dello spettro ossessivo-compulsivo la cui caratteristica distintiva é il focus sull’apparenza estetica. E’ caratterizzato da pensieri intrusivi che provocano disagio, connessi ad uno o più difetti fisici” (itcc.it). Spesso, gli individui che ne soffrono, si sottopongono a trattamenti di chirurgia estetica, illudendosi così di porre fine a pensieri negativi e sofferenze, ma la novità degli ultimi anni verificatasi in tale ambito sembra essere la crescente richiesta di somigliare al proprio selfie “photoshoppato”, ovvero “corretto” dall’applicazione dei filtri preferiti. La perfezione fisica, insomma, sembra essere uno degli obiettivi della nostra attuale “società della prestazione”. La Presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza Maura Manca, spiega infatti che “Due adolescenti su 10 ricorrerebbero sempre alla chirurgia plastica per essere più belli: il 79,5% sono femmine. Un adolescente su 10, inoltre, ha già fatto trattamenti estetici, dimagranti ed anticellulite”.

Se anche voi lettori vi sentite strozzati da ansie e turbamenti dovuti ad uno stato di dipendenza da social media e da problemi correlati, é ora di prendervi il meritato Digital Detox, una disintossicazione digitale, una pausa, un distacco totale da monitor e tastiere. Dovrete però smettere di pubblicare foto e selfie, di raccontare emozioni e pensieri al mondo, mettere a tacere notifiche ed e-mail, dimenticarvi storici ed irripetibili record raggiunti dopo tanti sforzi al vostro gioco preferito. Avvisate chi vi reclamerebbe della vostra imminente e prolungata irreperibilità online, spegnete i dispositivi e raccontateci, poi, cosa avete fatto…

C’è un fenomeno, in sociologia, che prende il nome di “accelerazione del mutamento”: le innovazioni tecnologiche della nostra epoca sono sempre più rapide, generando cambiamenti nelle abitudini di miliardi di persone. Sui binari di questo cambiamento viaggiamo tutti, ma a velocità diverse, a seconda dell’età, della cultura, della conoscenza degli strumenti tecnologici, del luogo in cui viviamo e così via.

Tutto questo, dunque, vale anche per le buone e cattive abitudini: esse sono cambiate e soggette a mutamenti continui.  Per fare volontariato, ad esempio, esistono app che ricercano ragazzi in una determinata area e li reclutano per attività meritorie, come mense dei poveri o accompagnamento di diversamente abili. Per procurarsi droghe, d’altronde, esistono canali di telegram dedicati, divisi per aree geografiche. Oppure, con modalità semplicissime, i ragazzi possono scambiarsi in un secondo informazioni circa i bar e i locali che vendono alcolici anche ai minorenni, o addirittura tali bar possono contattare potenziali clienti tra i minori.

In un mondo che accelera sempre di più, i pericoli (e i comportamenti virtuosi) sono sempre più vicini, sempre più a portata di mano (e di click). Oggi, come ieri, è necessario svolgere un’attività di sensibilizzazione contro l’utilizzo di sostanze: conoscere i danni, i disastri fisici e psicologici a cui si va incontro abusando di droghe, alcool, giocando in maniera compulsiva. Ed è importante conoscere i modi, vecchi e nuovi, per chiedere aiuto, conoscere le nuove sostanze (purtroppo ce ne sono tante), i nuovi comportamenti a rischio.

Ci sono modalità che diremmo “sorprendenti” (in negativo) per cadere nella trappola dei comportamenti a rischio: ad esempio, giocare on line alla playstation e acquistare “poteri” con soldi reali in maniere dubbie. Tutti questi fenomeni necessitano di approfondimenti.

Come curatori di questa testata, al centro di queste tematiche (che appaiono in parte molto “tecnologiche”) vogliamo mettere sempre l’uomo, in particolare il giovane. Il mondo cambia, ma il bisogno di felicità del giovane, le delusioni, le sofferenze, le angosce sono sentimenti sempre uguali.  Dunque l’obiettivo di questo giornale on line è non solo informare e mettere in guardia dai pericoli, ma anche fornire testimonianze positive (ad esempio da parte di persone che sono venute fuori dal tunnel di una dipendenza), suggerimenti su cose belle da fare, moderne ed innovative, coinvolgenti ed appunto giovani. Il fascino delle cose belle, profonde, che riempiono la vita è spesso sottovalutato: è anche per questo che, talvolta, trionfa il fascino del male, dei comportamenti a rischio ed estremi.

I ragazzi sono sempre molto attratti dalle parole ed opinioni dei loro coetanei, oggi più di ieri, visto che è sempre più difficile conoscere i luoghi e le situazioni, reali e virtuali, in cui la loro vita si svolge. Per questo, molti articoli, servizi, inchieste, saranno scritti da ragazzi stessi, con contenuti più “vicini” e comprensibili per i giovani lettori.

In conclusione, su questo giornale pubblicheremo tutto quello che, a nostro parere, è necessario divulgare per formare, informare, aiutare, supportare, divertire, intrattenere i ragazzi, convinti che costoro sono il fondamento della nostra società.  Queste notizie, dunque, sono per noi le più importanti in assoluto, perché posso cambiare la vita di giovani che hanno imboccato (o possono imboccare) strade rischiose; o cambiare la vita di giovani che, come spesso accade, sembrano essersi ripiegati su se stessi e sui loro cellulari e aver smarrito la strada della loro libertà ed indipendenza interiore, l’unica che può condurli alla felicità

Le notizie della nostra testata, “Primapagina.org”, mirano a formare giovani in-dipendenti, che non distruggano la loro vita con l’abuso di sostanze, ma anche che non l’appiattiscano nella mediocrità di uno schermo sempre uguale a se stesso.

Sono notizie che, per noi, dovrebbero essere inserite in prima pagina delle maggiori testate nazionali. E’ per questo che la nostra testata si chiama proprio “Prima Pagina”.

Michele Piastrella – direttore responsabile Primapagina.org

di Adele Pontegobbi

È ormai lontana la figura del tossico degli anni Settanta e Ottanta, costretto all’eterno vagabondare nella ricerca del primo pusher; si acquista sul web, e sempre meno in piazza.
I nuovi consumatori non si identificano più con la figura dell’alcolista o del tossico tipico dell’immaginario; sono distanti dall’associare le conseguenze cliniche derivanti dal consumo allo stato di degrado e di emarginazione sociale, a cui andavano incontro i protagonisti di Trainspotting o I ragazzi dello zoo di Berlino.
Cambia il modello di consumo, perché non si è più dipendenti da una sostanza ma dalla dipendenza. Su internet si trovano molte informazioni su come combinare i farmaci in casa per potenziarne gli effetti, così per ogni festa c’è una droga diversa. Ad esempio, lo sciroppo per la tosse, mischiato con codeina e Sprite, è il beverone viola cantato nella trap:
sciroppo cade basso come l’Md/bevo solo Makatussin nel bicchiere” è un verso della canzone “Sciroppo” di Sfera Ebbasta.
Il pezzo solista di Sick Luke della Dark Polo Gang,“Medicine”, è una specie di manifesto della nuova generazione di ragazzi consumatori di sostanze e tossicodipendenti. Sick Luke, come molti trapper, nelle interviste parla della sua dipendenza come una specie di effetto collaterale, di uno stile di vita che è abituato alla dipendenza.
Il rapporto tra droga e musica non è una novità, ma l’immaginario non è più dominato da marijuana e cocaina. Non c’è solo la voglia di divertirsi, l’eccitazione, ma anche la voglia di stordirsi. Isolarsi. E così assieme agli eccitanti crescono i farmaci oppiacei derivati dalla morfina o antistaminici.
Negli ultimi anni si sta assistendo a un preoccupante fenomeno del tutto nuovo che ha rivoluzionato le tendenze giovanili rispetto all’uso di droghe. Alle sostanze tradizionali quali cannabis, cocaina, eroina, amfetamine, ecc. si sono aggiunte una lunga serie di Nuove Sostanze Psicoattive – NPS, così definite dai ricercatori – di origine sintetica di cui ancora molto poco si conosce, in relazione alle loro caratteristiche e ai rischi che queste comportano per la salute. Queste droghe “non illegali” in circolazione sono migliaia. Anche conosciute come “smart drugs” ovvero farmaci intelligenti, queste “droghe furbe” presentano una composizione chimica leggermente diversa dalle droghe tradizionali, e per questo non sono perseguibili dalla legge, in quanto non rientrano nelle tabelle legislative delle corrispondenti leggi che proibiscono l’uso di sostanze stupefacenti e psicotrope.
Le nuove droghe si comprano online, la parola chiave è “research chemicals” o “legal highs”, niente parchetti e passaggi furtivi di denaro ma carte di credito e consegna via posta.
«Quello che ci preoccupa di più è il fatto che il mercato online è facilmente raggiungibile dagli adolescenti, che sono in grado così di ordinare con pochi click nuove droghe sintetiche pericolosissime. Esse vengono recapitate a casa con un pacco anonimo entro 48 ore: tutto questo fuori dal controllo dei genitori» queste le parole del dott. Serpelloni, direttore dell’U.O.C Dipendenze Verona.
Il vecchio mondo degli spacciatori di strada non scompare, ma si aggiunge; vendono senza il rischio di essere arrestati.

La possibilità di acquistare online ha modificato lo spaccio; gli usi di sostanze vanno ricompresi in un mercato che sta cambiando soprattutto per stili di vita e trasformazioni del mercato. Il “farsi di qualunque cosa” ha perso l’elemento di trasgressione e dall’altra parte l’offerta nel mercato delle sostanze psicotrope è diventata potenzialmente infinita.

I ragazzi non ascoltano se viene detto loro quello che devono o non devono fare. Diverso è promuovere consapevolezza.
Non sappiamo come evolverà lo scenario e quali potranno essere le conseguenze, nè possiamo sapere a priori quanto devastanti potranno essere gli effetti sulla psiche, sul fisico, nelle relazioni sul lavoro e in famiglia.
A chi si accosta per la prima volta a questo mondo, sembra impossibile che possa diventarne dipendente, che anche lui o lei diventerà un tossico di quelli veri e che starà male quando non avrà con sé la sua dose giornaliera. Tutto sembra essere perfettamente controllabile, programmato, come l’illusoria certezza di poter smettere quando si vuole… Ma in questo, nulla è cambiato: si diventa schiavi delle sostanze, senza rendersene conto.