Tag

libri

Browsing

di Adele Pontegobbi

Cento anni dalla nascita del maestro della fantasia: Gianni Rodari

In questo 2020 ricorre il centenario dalla nascita di un personaggio indimenticabile per chiunque si occupi direttamente o indirettamente di letteratura per l’infanzia. Bibliotecari, insegnati, educatori e certamente genitori dovrebbero quest’anno riaprire o aprire per la prima volta, qualora incredibilmente non l’avessero fatto prima, un libro di Gianni Rodari.

La vita e le opere

Insegnante, sul finire della Seconda Guerra Mondiale, si dedicò al giornalismo e diventò collaboratore di diversi prestigiosi giornali italiani, ebbe contatti con la Resistenza e dagli anni ‘50 in poi iniziò a pubblicare le sue opere dedicate all’infanzia. Il suo primo testo per ragazzi è del 1951, “Il libro delle delle filastrocche” Dal 1958 inizio a lavorare a Paese Sera come inviato speciale e contemporaneamente fu anche autore del programma televisivo della Rai Giocagiò, mutuato dal format Playschool della BBC. Tra le sue opere più famose: Filastrocche in cielo e in terra, Favole al Telefono, Il pianeta degli alberi di Natale, La freccia azzurra, La torta in cielo, I viaggi di Giovannino Perdigiorno. Lo consacra eccelso autore per ragazzi il “Nobel per la letteratura dell’infanzia”, ovvero il Premio Hans Christian Andersen e sarà l’unico italiano ad oggi ad averlo ricevuto!

La Grammatica della fantasia. Introduzione all’arte di inventare storie

Nel 1973 esce “La Grammatica della fantasia. Introduzione all’arte di inventare storie”, una guida, un capolavoro di spunti per chi volesse scoprire i meccanismi che animano il fantastico e infinito potere immaginifico dei bambini, riuscendo così a farlo esprimere al meglio. Per Rodari la fantasia e l’immaginazione devono trovare naturalmente casa dove si educa e anche gli errori diventano spunto per creare ed inventare qualcosa di nuovo da cui imparare sempre.

Francobollo-Russo-1992-Rodari
Rappresenta la storia di Cipollino e il cavalier Pomodoro

Andò spesso in Unione Sovietica, dove I suoi libri erano molto apprezzati e usati nelle scuole.
Nel 1976 fondò un’associazione chiamata Coordinamento Genitori Democratici, Onlus che mirava a diffondere i valori di una scuola antifascista laica e democratica. Fino al 1980, quando morì (era il 14 aprile) fu attivo e tenne incontri e conferenze nelle scuole dedicate a insegnanti, genitori, educatori.

Per ricordarlo

Impossibile dimenticarlo, ancora oggi i suoi testi sono spunti per la creazione di giochi e attività per chi lavora nel settore dell’educazione e della promozione della lettura. Le case editrici EL, Einaudi Ragazzi e Emme Edizioni hanno creato un sito 100giannirodari che vuole farsi connettore delle iniziative programmate in tutta Italia, dedicate al grande autore e invogliare scuole, biblioteche, associazioni, ecc.. a crearne di nuove. Sul sito potrete trovare anche attività ludiche: quiz, rebus, giochi di fantasia ispirate a Gianni Rodari, ai suoi racconti, ai suoi personaggi da usare con i ragazzi a casa o in classe. Quelle da svolgere in classe sono state inventate dal noto Stefano Bordiglioni. Belle le sezioni “Rodari da vedere” e “Rodari da ascoltare”, dove trovate i video della Rai in cui è possibile vedere l’autore intervistato, mentre nella sezione da ascoltare si trovano i podcast delle sue storie. In questo sito invece troverete molte favole e filastrocche tratte dai suoi libri.  Non possiamo certo dimenticare il parco divertimenti interamente dedicato a Rodari, costruito nella sua città di nascita, Omegna (Verbania), dove vengono svolti incontri con le scuole, spettacoli teatrali e formazione gli operatori del settore educativo.

Fatevi un giro sul sito del parco!

Il palazzo di gelato
“Una volta a Bologna fecero un palazzo di gelato proprio sulla Piazza Maggiore, e i bambini venivano da lontano a dargli una leccatina (…) Ancora adesso, quando i bambini chiedono un altro gelato, i genitori sospirano: – Eh già, per te ce ne vorrebbe un palazzo intero, come quello di Bologna”.  Da Favole al telefono

 

 

di Adele Pontegobbi

Videogames – Piccolo manuale per videogiocatori

Il libro di Davide Morosinotto e Samuele Perseo, “Videogames – Piccolo manuale per videogiocatori”, edito da Editoriale Scienza, è perfetto per una lettura ad alta voce in famiglia. Un manuale fatto per riflettere su un’attività seria, quella del videogiocare, in cui le attitudini dell’homo ludens e quelle dell’homo-videns, si mischiano e conducono il giocatore in una dimensione straordinaria, animata da leggi e principi propri.

Gli ingredienti di base

Gli autori provano ad individuarne gli ingredienti di base, tra cui un obiettivo, delle regole e una sfida che impegni abbastanza il giocatore o i giocatori. Prendono in analisi i diversi supporti tecnologici con i quali è possibile giocare e che ormai ci consentono di farlo ovunque, in ogni momento, probabilmente con persone connesse da ogni parte del globo. In ogni sezione dedicata al Pc, alle console o agli smartphone si trovano qualche nota storica e delle curiosità: non molti di voi ricorderanno che il primo videogioco della storia, “Spacewar!” è stato inventato nel 1962.

Tanti tipi diversi

Obbligatoria la carrellata sulle diverse tipologie di videogiochi per quanto riguarda l’ “esperienza di gioco” (se siete genitori profani in materia, farete un’ottima figura chiamandola “gameplay”). Dai noti giochi sportivi, ai platform (diventati runner sullo smartphone: il personaggio corre da solo e voi toccate lo schermo per fargli evitare gli ostacoli) dai criticati “picchiaduro” e “sparatutto”, agli open world tutti da esplorare (Minecraft vi dice niente?). E ancora gli stealth, giochi di astuzia in cui dovete portare a termine una missione, magari scalando tetti come il protagonista di Assassin’s Creed. Gli autori concludono con giochi di ruolo (MMORPG), puzzle game, gli strategici e i gestionali (come dimenticare Sim City?), passando poi alla fondamentale catalogazione delle etichette PEGI, fondamentale per capire se i contenuti di un videogioco sono adatti all’età del giocatore.

Free game? Soldi e sicurezza

Anche l’aspetto economico è importante, infatti ci sono molti modi di comprare un videogioco e scoprirete che la parola free game, non vuol dire proprio gioco gratis! La sicurezza dei giocatori non è certo secondaria alla questione economica, in tempi in cui si gioca molto online con altre persone e per questo il manuale ci fornisce dei suggerimenti su come orientarsi tra le comunità di giocatori online e come capirne il gergo! Il manuale ci ricorda che è’ sempre bene essere corretti con i nostri compagni di partite e saper difendere la nostra privacy da eventuali bulli che potrebbero rendere spiacevoli le nostre esperienze di gioco!

Possibile diventare dipendenti dai videogiochi?

I problemi con i videogiochi possono nascere, più che dalla presenza dei bulli online o con le truffe, dalle nostre abitudini sbagliate. E’ vero che nel mezzo di una partita, a volte si evita perfino di andare in bagno pur di non mettere in pausa il gioco. Il sesto capitolo del manuale è dedicato proprio a questo, saper riconoscere quando noi o i nostri amici passiamo troppo tempo a giocare, magari evitando di uscire o fare altre cose importanti.

E ora fallo tu!

L’ultima parte del manuale è dedicata all’approfondimento sulla creazione di videogiochi, immergendosi nelle sue componenti fondamentali: il game design, la grafica e la programmazione. Si capisce subito che i videogiochi più interessanti hanno dietro squadre di figure tecniche che lavorano seguendo dei passaggi ben precisi: dall’ideazione al debug finale, le tappe sono obbligate. Ah sapevate da dove arriva la parola “bug” (normalmente significa “insetto”, ma in questo caso significa “errore”)? Deriva da un vero insetto, per l’esattezza una falena che negli anni ’40 mandò in tilt il supercomputer Mark II, incastrandosi nei suoi circuiti. Un “errore” causato da un insetto è entrato così nel gergo tecnico! A questo punto il manuale vi fornisce tutte le indicazioni sui principali software per creare videogiochi e suggerisce anche di iniziare a muoversi in questo mondo dalle “mod” (modification) software in grado di modificare o espandere un videogioco già esistente!!

 

 

 

 

Fonte immagine in evidenza

Fonte foto nel testo

di Adele Pontegobbi

Due bei libri sulle fake news

“Fake – Non è vero ma ci credo” di Daniele Aristarco”

Eccoci giunti al terzo ed ultimo capitolo di recensioni di libri per ragazzi (e non solo) dedicati al tema delle fake news.
Oggi parleremo di due libri che ci hanno colpito anche perché hanno due titoli praticamente uguali: uno rivolto ai ragazzi si intitola “Fake – Non è vero ma ci credo” di Daniele Aristarco, l’altro di Giuseppe Cricenti e Fernando Gallone invece, “Non è vero ma ci credo – Come le fake news inquinano la democrazia”.
Quello di Aristarco non è il classico manualetto o guida divulgativa sul tema. L’autore infatti usa delle storie come parabole per sviscerare il complesso rapporto tra verità e menzogna, insinuando dubbi e domande nel lettore.
E’ la storia di Quelisad, lo stregone che non credeva nella stregoneria, a fare da cornice, a racchiudere dall’inizio alla fine il messaggio dell’autore. Un giovane deluso dai trucchetti di magia che gli stregoni proponevano come cure per gli abitanti del suo villaggio. Decide di viaggiare, conoscere a fondo le tecniche degli stregoni e lo diventa anche lui, pur non credendo nella magia. Scoprirà che ispirare fiducia nelle persone funziona spesso meglio di farmaci miracolosi.

I vip mai morti veramente

Alcune delle storie trattano bufale ormai celebri, per quanto sempre attuali. Si affronta per esempio, il filone dei “vip mai morti veramente” tra cui troviamo chiaramente Elvis Presley e i più recenti Michael Jackson e Steve Jobs. Difficile accettare che dei veri e propri miti, pieni di soldi e successo possano semplicemente morire o ammalarsi come dei comuni mortali. Basta infatti una foto di persone che abbiamo anche una soltanto una leggera somiglianza con questi vip deceduti per generare una nuova fake e far credere che siano ancora in giro nascondendosi dal pubblico. E’ rassicurante ed è proprio il pubblico ad averne bisogno.
Tra le storie di Aristarco non possono mancare il mostro di Lockness, i cerchi nel grano, il presunto falso allunaggio del ‘69 e l’affare Roswell, dal nome della cittadina del New Mexico nella quale il 3 luglio del 1947 pare fosse caduto un U.F.O.

V per vendetta

Aristarco ci spiega invece che, durante la Guerra Fredda, si preferiva far credere agli ufo che rivelare segreti militari.
Sono molte le curiosità che si apprendono da questi aneddoti: sapevate per esempio che la famosa maschera di V per vendetta, (personaggio dei fumetti e poi cinematografico), resa ancora più nota poi dagli Hacker di Anonymous, è l’immagine stilizzata del volto di Guy Fawkes, un ribelle che nel novembre del 1605, tentò di far esplodere la Camera dei Lord a Londra.
Oppure qual è il Blue Monday, giorno più triste dell’anno? Siamo certi che la scienza possa individuarlo con certezza?
Queste e molte altre sono le storie da conoscere per essere meno vulnerabili, non solo alla disinformazione, ma anche alla pubblicità sempre più subdola, o alle insidie della Rete.

“Non è vero ma ci credo – Come le fake news inquinano la democrazia”

Il libro di Cricenti e Gallone esplora il tema delle fake dal punto di vista del pericolo che possono costituire per la democrazia e del contesto populista in cui nascono, approfondendo concetti filosofici e giuridici. Gallone è infatti una avvocato, mentre Cricenti è Consigliere della Corte Suprema di Cassazione. Le fake news, dicono i due autori: “Le fake news sono un affare pubblico, non se ne dicono in privato, e spesso sono un affare del potere costituito e dominante che non è disposto alla verifica fattuale e la cui strategia sarà quella di negare che una notizia sia falsa, anche davanti ad una verifica aggettiva” ricordandoci di Kellyann Conway, consigliera di Trump, inventrice del concetto di “fatti alternativi”.

Entrano in gioco due fattori che ci portano a calpestare terreni sempre più pericolosi.
Il primo fattore è che una lettura diversa (e fuorviante) dei fatti infatti viene considerata una forma di emancipazione dalla verità univoca delle fonti ufficiali. Quando questo ragionamento viene applicato alla tragedia della Shoa e si dissente sull’esistenza di quelli che sono stati i campi di concentramento, cadiamo nella strumentalizzazione di terribili ideologie. Il secondo fattore figlio di un relativismo spinto è la credenza che “non esistono fatti, ma solo interpretazioni”, per il quale qualunque cosa di dica sia anche sostenibile e alla fine anche giusta.

“Non esistono fatti, ma solo interpretazioni”

La discussione sul fatto che sia possibile distinguere i fatti dalle loro interpretazioni si perde nel tempo e i filosofi hanno posizioni diverse.

La giurisprudenza anglo americana ha accostato il concetto di mercato a quello delle idee e delle opinioni. Nel Primo Emendamento infatti ha come scopo “di preservare il libero mercato delle idee, nel quale alla fine la verità prevarrà”.
Insomma le idee competono sul tavolo dell’opinione pubblica e quelle “vere e giuste” emergeranno.
Ma oggi in cui l’opinione pubblica dibatte online, in cui dei bot possono generare decine di migliaia di falsi utenti con precise opinioni, questa visione liberista in cui la competizione delle idee fa emergere la verità, ha ancora senso?
Questo libro ci farà riflettere molto su temi di grande attualità.
E visto che siamo così vicini a Natale, potreste far riflettere contemporaneamente un adulto ed un bambino sul tema delle fake news!

 

Altre recensioni sui libri dedicati alle fake news su Prima Pagina

1)

Altri articoli generici sulle fake news

2)

3)

 

 

 

Un libro che ho amato molto è stato Harry Potter, della Rowling. Questo romanzo piacque moltissimo ai ragazzi al momento della pubblicazione e tutto oggi continua ad essere fra i libri preferiti dai giovani lettori. Ma perché Harry Potter piace così tanto?

L’amore per le saghe

Innanzitutto è una saga, e le saghe hanno la capacità di catturarti e non abbandonarti più. Ogni pagina che leggi ti avvicina al protagonista: i suoi amici diventano tuoi amici, le sue sofferenze sono le tue sofferenze, e così via.
Harry Potter mi ha appassionato così tanto che ancora oggi, nei momenti di dubbio lo rileggo e mi sento come se stessi parlando con un vecchio amico. Rileggendo le pagine della saga ritrovo tutte le emozioni, tutti i pensieri che ho avuto leggendo quelle righe.

Immedesimarsi

Nel mio come in molti altri casi, il libro viene letto in prima, seconda media. Così si attende con ansia il proprio undicesimo compleanno controllando continuamente la cassetta della posta senza però trovare mai nulla. La somiglianza di età fra il lettore e il protagonista ti avvicina a lui al punto di, in alcuni casi, di confrontare alcune situazioni della nostra vita con quelle del libro.
Harry Potter è scritto bene, in modo facile e veloce, ha un mondo magico così articolato che a tratti credi che sia reale. Ti trascina ed è quasi impossibile resistere alla tentazione di leggerlo.
La particolarità di questa saga è che cambia senza che tu te ne accorga, poco prima il protagonista era un bambino, poi un adolescente ed infine un adulto. Penso che la Rowling volesse che Harry accompagnasse i lettori durante il proprio percorso di crescita.

La nostalgia quando finisce

Ma giunti alla fine della saga ci si sente incompleti, come se una parte di noi ci avesse abbandonato,
per rimediare si visitano tutti i siti, si guardano i film e si fanno i test sui libri. Ma nulla riempirà mai
lo spazio vuoto che i libri di Harry Potter hanno lasciato nel cuore dei lettori. Così ci si ritrova a rileggerlo due, tre, quattro volte finché non si conosce ogni frase alla perfezione, ogni parola e sensazione, lasciandoci per sempre un amore incondizionato per la saga.
Harry Potter non è solo un libro, è un amico con cui puoi confidarti, un punto di riferimento.

Photo by Dzenina Lukac from Pexels

Recensione Harry Potter

di Adele Pontegobbi

Leggere l’inclusione. Letteratura, educazione e neuroscienze tra stereotipi e innovazione

Vi vogliamo segnalare questo interessante convegno che si terrà domani a Campi Bisenzio, presso la Biblioteca Tiziano Terzani: “Leggere l’inclusione- Letteratura, educazione e neuroscienze tra stereotipi e innovazione”.
Sempre più attenzioni vengono rivolte alle modalità didattiche nel mondo scolastico, per insegnare in modo efficace a bambini e ragazzi che hanno difficoltà di apprendimento o disabilità. Il mondo delle biblioteche, sia scolastiche che pubbliche, non dovrebbe essere da meno. In questa direzione va il convegno che pone al suo centro il tema dell’accessibilità della lettura. E’ il terzo anno consecutivo che Regione Toscana e Comune di Campi Bisenzio, tramite il Centro regionale di servizi per le biblioteche per ragazzi e con la collaborazione della rivista dedicata alla letturatura per l’infanzia LiBeR propongono un convegno sul tema “Lettura e disabilità”.

Tanti professionisti e discipline

Banner -Se-leggi-colori-la-tua-vita"
Banner “Se leggi colori la tua vita”

Come è comprensibile dal titolo il tema è trattato in modo interdisciplinare  da professionisti che spaziano tra le neuroscienze, la pedagogia, la psicologia, illustrazione, ecc..ecc.. Tra gli psicologi Luigi Paladin e Manuela Trinci, il primo farà un intervento intitolato “Il cervello e le prime letture”, nel quale la produzione editoriale dei più piccoli sarà analizzata dalla “…prospettiva della relazione..” che  “…prende in considerazione quanto del contenuto presente nei libri arrivi realmente al bambino, come venga mediato dal cervello, semplificato, ridotto, ampliato e contemporaneamente quanto il cervello in evoluzione capisca o preferisca cogliere..”. L’intervento di Manuela Trinci  intitolato “Dire, fare, poetare… in ospedale pediatrico”,  ci racconterà di come il fare poesia possa essere un elemento di inclusione per i pazienti dell’ospedale pediatrico e far diventare un percorso di cura, anche un percorso di crescita.

Dal mondo della scuola l’insegnate e pedagogista Franco Lorenzoni, con l’intervento
“Leggere i libri e leggere il mondo tra diversi per capire di più”, che porrà l’accento sulla ricchezza di diversità che le classi delle scuole italiane offrono, con la presenza di tanti bambini e ragazzi di origine straniera. Questa diversità grazie alla lettura, al dialogo e all’intelligente mediazione degli insegnanti può facilmente trasformarsi in ricchezza. Molti altri i professionisti che interverrano, potete cliccare qui per conoscerli tutti.

Le risposte del convegno

Tra le domande alle quali il convegno spera di dare molte risposte ci sono: “Quali meccanismi si attivano in un cervello che legge e quali strategie possono supportarli quando una disabilità li ostacola o li rende atipici? Come favorire la partecipazione alla vita scolastica, comunitaria e culturale costruendo percorsi che riconoscano sia le difficoltà sia le risorse presenti nella disabilità e da entrambe partano per tracciare sentieri inclusivi nuovi? E come si pone la letteratura per l’infanzia di fronte alla possibilità di offrire, con le parole e con le figure, una rappresentazione non semplicistica di una realtà articolata come quella segnata da una disabilità?” Se siete educatori, insegnanti, bibliotecari o semplici curiosi, non potete mancare a questo convegno.

Qui tutte le informazioni utili:

Mercoledì 13 novembre 2019
Ore 9.30-17.00
Campi Bisenzio
Palazzo Comunale – Sala Consiliare Sandro Pertini – Piazza Dante 36

Iscrizioni
La partecipazione è gratuita, previa iscrizione.
Modulo di iscrizione online

Segreteria
Idest srl – Villa Montalvo – Via di Limite 15, 50013 Campi Bisenzio
Tel. 055 8966577 – E-mail: convegni@idest.net

di Adele Pontegobbi

Informazioni e notizie false sui social: i libri per parlane con i ragazzi

Dal 2016 il problema della diffusione di informazioni e notizie false sui social media è emerso con forza, con conseguenze spesso dannose per la convivenza democratica.
Tra le “Raccomandazioni relative alle competenze chiave per l’apprendimento permanente” (vere e proprie “Life skills”) del Consiglio Europeo del maggio 2018, si pone l’accento sull’importanza che il cittadino del presente e del futuro debba: “…assumere un approccio critico nei confronti della validità, dell’affidabilità e dell’impatto delle informazioni e dei dati resi disponibili con strumenti digitali…”. 
Compito della scuola dovrebbe essere anche quello di contribuire attraverso differenti stimoli a costruire nei ragazzi un atteggiamento riflessivo e critico, improntato alla curiosità, che non li trovi inermi e passivi di fronte ai numerosi contenuti inadeguati in cui possono imbattersi on line.

Riconoscere le fake news in classe. Percorsi per una comunicazione consapevole in rete

Se siete insegnanti che lavorano con ragazzi che frequentano la Secondaria di II grado, vi consigliamo un vero e proprio manuale con il quale analizzare casi recenti di bufale attraverso attività da svolgere in classe:  il libro “Riconoscere le fake news in classe. Percorsi per una comunicazione consapevole in rete” di Maria Cecilia Averame, pubblicato nel 2018 da Pearson  nella collana “Insegnare nel XXI secolo”. Come è d’obbligo in un testo che vuole inquadrare anche dal punto di vita teorico il tema delle fake news nel panoramo mediatico contemporaneo, l’autrice spazia tra storia, filosofia, psicologia e strategie di marketing, didattica e informatica.  Un ruolo importante è riconosciuto a quelle fallacie logiche con le quali veniamo sedotti dalle pubblicità o dai discorsi dei leader politici: imparare a conoscerle è già una prima difesa dalla manipolazione.

Cacciatori di bufale

Cacciatori di bufale, uscito nel 2017 per Edizioni Sonda, opera di Degl’Innocenti Fulvia, giornalista e scrittrice  e di Segré Chiara biologa e divulgatrice scientifica,  mira a risvegliare la curiosità e a fornire utili notizie e indicazioni sul tema delle fake,  ed è particolarmente adatto ai ragazzi che frequentano la Secondaria di I grado.  Vengono smontate delle note leggende metropolitane, o analizzati bufale storiche come lo scherzo degli studenti di Livorno, centrato sulle teste del noto scultore  Modigliani. Non manca lo spazio per la confutazione delle contemporanee teorie del complotto, come la negazione dell’allunaggio. La seconda parte del libro è dedicata agli antidoti per le falsificazioni e le baggianate: l’importanza delle fonti, il metodo scientifico, la raccolta e verifica delle prove. Meno trattate le fake news on line.

di halways_hp & mensola

Recensione di Harry Potter – Tutta la saga di Harry Potter in un post

Harry crede di essere un bambino come tutti gli altri ma,  nel suo 11° compleanno, scopre di essere un giovane mago. Cosí Harry frequenterà la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts e sarà proprio lì che incontrerà i suoi due futuri migliori amici Ron e Hermione.
Tra lezioni di trasfigurazione e avventure nella foresta proibita, alla fine del suo primo anno si ritroverà niente meno che davanti al suo più acerrimo nemico, nonché uccisore dei suoi genitori: il mago oscuro Lord Voldemort.

Il secondo anno ad Hogwarts

Il secondo anno ad Hogwarts comincia invece nel peggiore dei modi: un elfo domestico di nome Dobby cerca di impedirgli di tornare a scuola. Ma le sorprese non sono finite! Dopo un noiosissimo complemorte,Harry Ron e Hermione si ritrovano accusati di aver pietrificato l’amato gatto del sig.Gazza, custode della scuola. Cosí si scopre che la camera dei segreti è stata aperta.Harry alla fine dell’anno riuscirà ad entrarci ed a salvare Ginny la sorellina di Ron sconfiggendo la seconda volta voldemort.

Pericolo mortale

Dopo un’altra terribile estate con gli zii, Harry scappa di casa e va a Diagon Alley dove incontrerà i suoi amici e scoprirà di essere in pericolo mortale, infatti il famigerato pluriomicida Sirius Black è scappato dalla sicurissima prigione dei maghi. Si scoprirà però che non è lui il pericolo ma…il topolino di Ron! Quest’ultimo è infatti un animagus e perciò può trasformarsi in umano. Harry e i suoi amici riusciranno a far scappare Sirius ma anche il topo Peter Minus si salverà.

Il torneo

Durante il 4° anno a Hogwarts si svolge il torneo Tremaghi ma qualcuno ha messo il nome di Harry nel Calice di Fuoco e quindi lui sarà costretto a partecipare come quarto concorrente ad una competizione molto pericolosa per lui.
Alla fine del torneo morirà un suo amico di nome Cedric Diggory ucciso da… ve lo potete immaginare!! Anche quest’anno Harry dovrà affrontare Colui Che Non Deve Essere Nominato che è diventato ancora più potente di prima. Per fortuna Harry si salverà anche questa volta per un pelo.

Il 5° anno

Il 5° anno si annuncia burrascoso, il ministro della magia infatti, non crede a quello che ha detto Harry sul Signore Oscuro. Così i ragazzi dovranno allenarsi da soli per sapersi difendere. Infatti, alla fine dell’anno, Harry e i suoi amici dovranno intrufolarsi al ministero, sfuggendo alla terribile professoressa Umbridge, per proteggere la Profezia da Voldemort e i suoi scagnozzi: i Mangiamorte

Il principe mezzosangue

Per la materia di pozioni, il sesto anno Harry ha un aiutino: il suo libro di pozioni è appartenuto al principe mezzosangue che ha scritto consigli di ogni genere sul libro. Il suo nemico Draco Malfoy, figlio di mangiamorte, sta cercando di fare entrare questi ultimi nella scuola grazie ad un armadio svanitore. Nel frattempo Harry e il preside Silente ipotizzano che Voldemort abbia diviso la sua anima in sette parti utilizzando degli Horcrux (oggetti in cui si depone parte della propria anima : per farlo bisogna uccidere) e scoprono che è proprio così!.
Purtroppo i Mangiamorte, con l’aiuto del professor Piton, arrivano a Hogwarts e uccidono Silente invadendo la scuola.

Horcrux

Dopo questa occasione il libro non inizia più con la partenza per Hogwarts, Harry infatti non ci si reca e parte con Ron e Hermione alla ricerca degli Horcrux, mentre Voldemort inizia a prendere il controllo. Dopo aver distrutto i primi di questi sette oggetti, torna a Hogwarts e scopre di essere anche lui un horcrux. Harry riesce a sconfiggere finalmente Voldemort e verrà a conoscenza del passato di Piton, scoprendo che era stato in realtà un servitore fedele di Silente.

Cosa ne penso

Consigliamo tantissimo questa saga a tutti gli amanti del fantasy e del mistero. La storia appassiona fin da subito per l’intreccio tra il mondo magico e la vita reale, inoltre la scorrevolezza del testo lo rende adatto a qualsiasi pubblico di lettori.

 

La Redazione Prima Pagina S. Curato d’Ars – Milano

Il 6 aprile del 2019 durante la serata dello slot mob al BLU BAR di piazza Berlinguer a Milano, si è tenuta la presentazione del libro “Lose for life” scritto da Claudio Forleo e Giulia Migneco, quest’ultima presente. Noi del gruppo Prima Pagina abbiamo colto l’opportunità di acquistarlo e leggerlo per poter approfondire l’argomento del gioco d’azzardo in Italia.

Il libro tratta il gioco d’azzardo in Italia in modo completo e approfondito, senza appesantire la lettura che è molto leggera e semplificata grazie all’aggiunta di un glossario iniziale che permette di chiarire tutti i vocaboli usati nel mondo del gioco d’azzardo e anche dalla presenza dei dati statistici a fine libro.

Dopo la presentazione Giulia ci ha lasciato una dedica e siamo riusciti a farle anche qualche domanda.

Ci ha raccontato che, prima di lavorare per Avviso Pubblico, aveva avuto esperienze giornalistiche: prima nel giornalino del Liceo e successivamente in quello universitario.

Proprio durante il periodo universitario ha avuto un’esperienza nel campo della dipendenza dal gioco d’azzardo; un suo coinquilino sperperava il suo patrimonio giocando alle macchinette o i giochi online e lei, con gli altri due coinquilini, cercava di farlo smettere ma non aveva le capacità e le conoscenze per aiutarlo al meglio. Per questo motivo, quando il direttore di Avviso Pubblico (Roberto Montà) le ha proposto il progetto del libro “Lose For Life“, lei ha accettato con piacere.

Dopo le ricerche fatte, insieme al collega Claudio Forleo, è tornata dall’amico ed è finalmente riuscita ad aiutarlo.

https://altreconomia.it/prodotto/lose-for-life/ 

 

Recensione di “Città di carta”

di abril321

Quentin, uno dei protagonisti , si innamora fin da piccolo di Margo, la sua vicina di casa .
Margo è una ragazza molto particolare che è sempre stata appassionata di misteri e che fugge spesso di casa proprio alla ricerca di avventure.
Durante il loro ultimo anno di liceo Margo e Quentin si ritrovano un giorno per passare un intera nottata a fare scherzi alla vecchia comitiva di Margo. Quentin decide finalmente di rivelarle il suo amore; ma quando il giorno dopo va a scuola per parlarle non la trova.
Margo è scomparsa, e da qui inizia tutta quanta la storia che è una specie di viaggio in America alla ricerca della ragazza.

Sinceramente, il film non mi è piaciuto molto, potrei dire che il libro è sicuramente migliore; e non mi è piaciuto molto sia perché rende la storia profonda di John Green una storia superficiale, sia perché la storia che ha scritto è simile ad altre, così come lo è il finale.
Nel libro, però, ho trovato una frase che mi è piaciuta molto:
“Con i suoi occhi che mi guardavano, come se davvero ci fosse qualcosa di bello da vedere in me”.

di Adele Pontegobbi

Abbiamo già affrontato il tema delle app di incontri su Prima Pagina dando ampio spazio alla regina del dating digitale, l’arcinota Tinder.
Per approfondire il tema ci sembrava giusto offrire anche una veloce panoramica bibliografica tutta italiana, poiche in questi ultimi due anni sono state diverse le pubblicazioni che raccontano in modo più o meno scanzonato o romanzato le esperienze in cui sono finiti scrittori, attori e fumettisti, flirtando via telefono con sconosciuti.

“Fascisti su Tinder”

Edito quest’anno da Shockdom, “Fascisti su Tinder” (il richiamo al film di Guzzanti “Fascisti su Marte” è immediato) è la trasposizione in fumetto del monologo teatrale di Daniele Fabbri, illustrato da Stefano Antonucci e colorato da Mario Perrotta. Il protagonista, un uomo di 35 anni rimasto single dopo una lunga storia, decide di rimettersi in gioco usando la app, combattuto tra esperienze ludiche con le quali sembra voler sfuggire all’età adulta e il prendere coscienza sulla situazione politica del mondo che lo circonda, provando per imbroccare anche a fare il “fascista” su Tinder. Le risate non mancheranno!

“Tinder and the city”

Marvi Santamaria invece ci propone una storia dall’accattivante titolo “Tinder and the city” in cui realtà ed esigenze narrative si mischiano, nel sempre vincente modello “vi dico cosa mi è successo e le idee che mi sono fatta. L’autrice infatti oltre a schematizzare quelle fasi da cui passa l’utente medio della app: entusiasmo, dipendenza, cinismo e delusione, individua e categorizza i “tipi da Tinder”. Inevitabile secondo l’autrice essere pervasi di un senso di bulimia nelle conquiste appena si entra nel meccanismo, ma le delusioni sono sempre dietro l’angolo soprattutto se si fa troppo affidamento sulla foto profilo, dalla quale ci dice Marvi si può capire davvero molto dell’uomo che ci troveremo ad incontrare.

“Non so chi sei”

Quello che potremmo definire “il ciclo del consumatore di Tinder” fatto da entusiasmi iniziali e leggero digusto finale è al centro della graphic novel di Cristina Portolano, intitolata “Non so chi sei”, realizzata integralmente . Anche questa una storia autobiografica, nella quale l’autrice racconta le proprie vicende romanzate con Tinder, dopo una relazione omosessuale finita. La protagonista decide di iniziare a frequentare uomini e di farlo grazie alla app. Prima trova conforto nel chattare con loro, poi li incontra e quasi subito finisce a farci sesso. Supera rapidamente la paura di una sessualità diversa, diviene sempre più pretenziosa e se i partner non la soddisfano, lo comunica loro in maniera diretta, brusca, non empatica. L’unica ricerca è quella del piacere e Tinder diventa il suo vizio, fino alla noia.

“Diario di un bastardo su Tinder”

Sempre autobiografico è il libro di Ciro Zecca “Diario di un bastardo su Tinder” nel quale, assicura l’autore, non c’è posto per parti romanzate: le avventure raccontate sono infatti tutte realmente accadute. L’autore protagonista trentenne racconta come il circolo incontro dopo un po’ di scambi in chat, biretta, chiacchiere, sesso, sparizione verso la ricerca di un nuovo incontro che faccia ripartire il circuito l’abbia fatto sentire quasi dipendente, in una sorta di bulimia di foto, corpi e contatti.
Sperando di avervi dato qualche buon consiglio per qualche leggera lettura estiva, inevitabilmente diventerete esperti di Tinder!