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Vi è mai capitato di iniziare a guardare una serie TV su piattaforme streaming come Netflix, Prime Video o NowTV e di starci inchiodati magari tutto il pomeriggio per arrivare alla terza stagione alle 10 di sera? Se sì, avete sperimentato cosa significhi essere dipendenti da una serie TV. Se devo essere sincero, è capitato anche a me, mi sono letteralmente “drogato” di una serie e quando ho scoperto di aver speso più di 15 ore complessive davanti al monitor per giungere alla sua fine, mi sono spaventato e vergognato al tempo stesso. Questa dipendenza sta diventando sempre più frequente, coinvolge età davvero diverse e, al momento, i grandi titoli di streaming non stanno prendendo provvedimenti utili a limitare il fenomeno. Un’ idea sarebbe quella di impostare un timer obbligatorio, come sta pensando di fare la famosa YouTube, almeno per i più giovani, che spesso buttano il loro tempo a fantasticare su storie immaginarie piuttosto che investirlo anche nella realtà. Il segreto, probabilmente, è trovare un equilibrio tra vita vera e vita virtuale e sviluppare la capacità di sapersi porre dei limiti.
Un’altra soluzione potrebbe essere quella di guardare le serie seguendo le puntate televisive, di modo da guardare un episodio a settimana.
Il fenomeno consistente nel guardare tantissimi episodi di una serie o di un programma a puntate prende il nome di “Binge Watching”, traducibile in italiano con “Maratona Televisiva”. La sua evoluzione, dice Wikipedia, è il “Binge Racing” che consiste nel guardare un’intera serie tv in sole 24 ore. Da un punto di vista psicologico il desiderio di guardare il monitor così a lungo ha origine da una reazione chimica cerebrale simile a quella che si scatena attraverso l’assunzione di droghe o durante una seduta d’ipnosi e che favorisce il rilascio di endorfine, sostengono i ricercatori Robert Kubey e Mihaly Csikszentmihalyi.
Lesley Lisseth Pena, nel 2015, si è interessata al fenomeno della dipendenza da serie tv elaborando e somministrando alcune interviste con l’obiettivo di creare l’identikit del “dipendente-tipo”. Le sue conclusioni sono state che i binge-watchers sperimentano una spinta interna di tipo compulsivo data dal vedere un episodio dietro l’altro, sentono il craving, cioè l’intenso desiderio di vedere l’episodio successivo e dedicano una notevole quantità di tempo alla visione del programma preferito, spesso a discapito di altre attività.
I risultati della letteratura sull’argomento fanno pensare al binge-watching come ad un fattore di rischio, perchè in alcuni soggetti può favorire l’insorgenza di una sintomatologia ansioso-depressiva, l’obesità e l’eccessiva stasi.
Nell’ottobre 2018, la clinica SHUT, situata all’Istituto Nazionale di Salute Mentale e Neuroscienze (NIMHANS) di Bangalore, in India, ha avuto in cura un uomo di 26 anni che ha dichiarato di essere stato dipendente da Netflix per più di sei mesi. La sua abitudine compulsiva causava affaticamento, stanchezza degli occhi e cicli di sonno irregolari.
Il capo della clinica SHUT, ha detto che guardare in maniera compulsiva gli show ha aiutato il paziente a dimenticare le sue preoccupazioni mentre si trovava in una situazione economica difficile.
E’ necessario autoimporsi dei limiti e la cosa coinvolge tutte le età, giovani e adulti, maschi e femmine indifferentemente.

Davide Lijoi, 2B, Scuola Dalmazia, Milano

Vi sottoponiamo alcuni articoli:

“Un 14 enne di Bordighera è stato colto da una crisi di nervi quando il padre gli ha spento la “Play Station” e subito dopo ha iniziato a prendere a testate il muro della cameretta. Il genitore si è impaurito e ha dovuto chiamare i medici del 118 per essere aiutato a calmare il ragazzo. Al ragazzo è stata certificata una crisi isterica e, dopo essere tornato alla calma, è stato redarguito per la reazione spropositata. 
Il padre di un ragazzo lo ha invitato a spegnere la play station e ad andare a letto. Il figlio, lo ha ricattato: “Se provi a spegnermi il gioco prendo a testate il muro”. Poiché il padre ha effettivamente chiuso la console, il figlio ha iniziato a gridare e a dare in escandescenze, battendo la testa contro il muro.”
TG.COM

“L’adolescente non riusciva a stare lontano dal pc con cui si divertiva, alternandosi con il fratellino. Una punizione inaccettabile per lui quella di non accendere il video e “navigare”. Così ha litigato con il padre e, nonostante la madre abbia tentato di dividerli, il ragazzo con un coltellino multiuso che aveva in tasca per fare dei lavoretti ha ferito il genitore all’inguine sinistro.”
La Nazione – Siena

Che cosa causa questa forte dipendenza?

E’ stato dimostrato che l’uso di videogiochi violenti comporti un aumento delle condotte aggressive. Mentre in passato si sparava attraverso il monitor a personaggi minacciosi o ad oggetti, ora nei videogame si assiste a violenza gratuita, come ad esempio aggredire semplici passanti, investire pedoni con l’auto, picchiare altra gente senza motivo. La lunga esposizione a questo genere di stimoli fa diventare tutto un’abitudine, qualsiasi genere di violenza diviene “normale” e la disconnessione  dalla vita sociale, l’immersione in un mondo virtuale fatto solo di violenza rivolta a chiunque crea solitudine, chiusura ed alimenta odio e rabbia. Si può, in alcuni casi, iniziare a scambiare la vita reale con il mondo virtuale e alcuni azioni giornaliere diventano difficili da compiere, la relazione con le persone e soprattutto la famiglia diventa non-esistente.
Fortunatamente, si sta cercando di istruire i giovani ad un utilizzo consapevole e responsabile dei giochi, dei social e dei dispositivi.

Elizabeth Mejia, Lara Brenna, Yngrid Alejo.
2B, Dalmazia, Milano.

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Da quando i portali per gli acquisti online hanno semplificato i meccanismi di pagamento, quello che un tempo era un problema circoscrivibile ai pomeriggi liberi nei centri commerciali, ha assunto proporzioni di massa.
Le persone che presentano una dipendenza da shopping compulsivo online, non comprano per il piacere di fare un nuovo acquisto o comprare qualcosa che gli piace e serve, ma provano una tensione crescente, quindi il desiderio di comprare diventa in un impulso irrefrenabile. Vengono acquistati oggetti di ogni tipo che molto spesso non vengono usati, e la persona prova profondi sensi di colpa e vergogna.

Le caratteristiche del disturbo

S.L. McElroy, professoressa di psichiatria a Cincinnati College of Medicine, nel 1994 ha proposto 4 caratteristiche che differenziano le persone con dipendenza da shopping compulsivo online:

  • La preoccupazione, l’impulso o il comportamento del comprare online sono vissuti come irresistibili, intrusivi o insensati
  • Il comprare frequentemente al di sopra delle proprie possibilità oggetti inutili (o di cui non si ha bisogno)
  • La preoccupazione, l’impulso o l’atto del comprare in rete causano stress, interferiscono significativamente con il funzionamento sociale e lavorativo o determinano problemi finanziari (indebitamento o bancarotta)
  • Il comprare in maniera eccessiva non si presenta esclusivamente durante i periodi di mania o ipomania (nel caso di un disturbo dell’umore bipolare)

Il sito di e-commerce più celebre del globo, Amazon, è diventato per molti un best friend forever da consultare moltissime volte al giorno. Amazon, che è la più grande azienda di shopping online, è stata fondata il 5 luglio 1994 a Whashington da Jeff Bezos e fu lanciata nel 1995, un anno dopo. Inizialmente il suo nome era Cadabra.com e iniziò col vendere libri, ma presto iniziò a vendere anche DVD, CD musicali, software, prodotti elettronici, abbigliamento, mobili, cibo, ecc.. Amazon è stata tra le prime grandi imprese a riuscire a vendere merci online e ad avere successo.

I love shopping – Piacere o Dipendenza?

La tendenza allo shopping online compulsivo affligge in ugual parte donne e uomini, ma con modalità diverse. Le donne tendono a svenarsi per articoli di abbigliamento e altre “piccole” spese, gli uomini invece tendono ad abbandonarsi ad acquisti più impegnativi come auto, vacanze e biglietti per eventi sportivi.

Il settore dell’online shopping sta attualmente seguendo una curva di crescita esponenziale. Nel 2012, nei soli Stati Uniti, il mercato dell’e-commerce ha toccato quota 289 miliardi di dollari, cifra che è salirta fino a raggiungere quota 362 miliardi nel 2016. Anche il numero di persone che fanno acquisti online sta aumentando: nel 2010, solo negli USA, erano 137 milioni, entro il 2016 saranno più di 175 milioni.

Andrea Florenzano, Maddalena Manfredini, 2b Francesco D’Assisi di via Dalmazia Milano

Foto di Photo by bruce mars from Pexels

Il “Vamping” è un fenomeno che sta interessando i ragazzi giovani, ultimamente anche quelli di età compresa tra gli 11 ed i 13 anni. Si tratta di stare svegli, durante le ore della notte, incollati ai dispositivi (cellulare, tablet e computer) al fine di socializzare. Questa tendenza, è nata in America, ma sta prendendo piede anche in Italia.

I coetanei ed amici sembrano entrare in un circolo vizioso tra loro, per cui si sentono obbligati a rispondere a messaggi, a visualizzare, a stare insomma sempre presenti nel mondo web a qualsiasi ora della notte, spesso anche fino alle prime luci dell’alba. Lo chiamano “Vamping” perché, come i vampiri che girano di notte, gli adolescenti aspettano che calino le tenebre per farsi sentire sui social e dimostrare di esserci.

I dati

I dati emersi dalla ricerca del Telefono Azzurro e Doxa Kids del 2016 evidenziano che il 21% dei giovani si sveglia durante la notte per controllare messaggi arrivati sul proprio smartphone.
Il vamping, come altri fenomeni legati alla tecnologia, produce effetti indesiderati come basso rendimento scolastico, debolezza e stanchezza legata all’insonnia, irritabilità e ansia.

Le notti insonni dei vampiri dei social

“I giovani fino ai 30 anni, a causa del Vamping, sono spesso vittime della sindrome del sonno insufficiente, disturbo provocato dalla volontaria riduzione delle ore di riposo” – spiega Fabio Cirignotta, direttore del Centro di Medicina del Sonno del Policlinico Sant’Orsola di Bologna – “ciò che manca è una corretta igiene del sonno: per colpa di cattive abitudini adottate durante la giornata, addormentarsi diventa un’impresa. Bisogna scegliere attività rilassanti e sgombrare la testa dalle preoccupazioni, perché tutto ciò che mantiene attivo il cervello allontana il riposo. Via i dispositivi dalle stanze e no a studio, lavoro ed attività fisica la sera”.

Aurora – Scuola Secondaria di Primo Grado Dalmazia – Milano

Fonti: La Stampa, Corriere della Sera Salute

Foto: Photo by Elti Meshau from Pexels

Non si tratta solo di fumo, droghe e cibo spazzatura, ma una new entry ha percorso il red carpet accompagnata dalla dipendenza da internet e dalla nascita dello streaming online. E’ oramai, universalmente, riconosciuta come una patologia: la DIPENDENZA da SERIE TV.

Per quanto ne siamo consapevoli ognuno di noi è stato mangiato da una serie tv che continua ancora adesso a vedere e che riguarderebbe all’infinito.

Ma per quale assurdo motivo avviene questo tipo di messa in atto di determinati comportamenti? Innanzitutto, il soggetto cerca emozioni diverse da quelle che vive nel contesto di vita quotidiana, come un adolescente che desidera diventare bello e popolare.

Non si aspetta di guardare la puntata la settimana successiva, ma è possibile vederne 15 di fila. Perché no? Questo crea dipendenza da un mondo immaginario, un mondo che non esiste nella vita reale dello spettatore.

Si ha un problema quando si usa il PENSIERO DESIDERANTE per oggetti o attività dannosi e pericolosi non accessibili o non raggiungibili, in quanto in contrasto con la nostra realtà.

In questo caso si è a rischio dipendenza e bisogna avere la consapevolezza di fermarsi, uscendo maggiormente di casa e non stando seduti sul divano a mangiarsi schifezze.

Quindi spegnete questa televisione e uscite a divertirvi!!!

Porri Alessandro 2B Dalmazia ( MI )

Foto: John-Mark Smith su pexel

“TIK TOK” è il nuovo social network cinese

“TIK TOK” è il nuovo social network cinese che, negli ultimi anni, ha avuto un successo planetario, spopolando tra i ragazzini. È un’app che va sempre più di moda, che tutti devono installare sullo smartphone per sentirsi alla pari con gli altri, un’app che, come Instagram, può creare dipendenza. Voi vi chiederete cosa ci spinge a stare connessi ed a controllare freneticamente le notifiche e noi vi rispondiamo che è sufficiente trascorrere troppo tempo “attaccati” a quell’app per diventarne subito dipendente.

Per dipendenza si intende: “un’alterazione del comportamento che da semplice e comune abitudine diventa una ricerca esagerata e patologica del piacere attraverso mezzi o sostanze o comportamenti che sfociano nella condizione patologica. L’individuo dipendente tende a perdere la capacità di un controllo sull’abitudine”. (it.m.wikipedia.org)

Tik Tok ci permette di comunicare online attraverso il caricamento sulla piattaforma di brevi video con cui i vari profili si presentano, riscuotendo più o meno successo nella community. I video possono appartenere alle seguenti categorie:
-challenge -trend -storie -playpack -video musicali -danza -comici -tutorial

I pro e i contro di Tik Tok

Ovviamente, come ogni cosa, anche Tik Tok ha dei PRO e dei CONTRO 🆚

PRO: è un modo simpatico di socializzare, un modo per divertirsi con gli amici, per conoscere nuove canzoni, educativo e insegna ad aver a che fare con discorsi e webcam.

CONTRO: alcuni video possono essere non appropriati, il social network può causare dipendenza ed invadere la privacy, è capitato che alcuni autori di video venissero pesantemente insultati e presi insultati e presi in giro.

PARERI PERSONALI :

Secondo noi alcune persone giudicano un pò frettolosamente il social network TIK TOK.
Può essere un modo per sfogarsi, per trovare persone che ti vogliano bene, ma soprattutto un modo per divertirsi! – tosca

Alcune persone dicono che è pericoloso, ma solo se si usa in modo sbagliato. TikTok è un’app che serve per far divertire e farsi conoscere e diventare amici. -Alice

Penso che TikTok sia un’applicazione dove le persone possono esprimersi attraverso brevi video e non pericolosa se chi la utilizza sa difendersi e sa riconoscere chi può esserci dall’altra parte di un commento. -Caixun

Dicono che Tik Tok possa essere pericolosa ma solo se usata in modo scorretto. Quest’app può far divertire gli utenti e permette loro di sfogarsi realizzando dei video. Se viene usata in modo scorretto può essere pericolosa e creare danni alla persona. -Ludovica

Secondo me, molte persone, soprattutto gli “sfigati” o coloro che non utilizzano TIK TOK, esagerano e minimizzano nel giudicarla come un’app pericolosa ed inutile. Tutti giudizi negativi!! Invece se la si analizza con attenzione questa applicazione permette alle persone di scambiarsi consigli, di aiutarsi. I video ti fanno sentire libero di esprimere te stesso ed è per questo che secondo me è una bella applicazione. -Veronica

_aliii._ vero07 Tosca-mellina -Caixum _.ludoo._ Classe 1A – Scuola secondaria di Primo Grado – Via Cipro – Milano

http://vm.tiktok.com/dAAuLX/

di Giada 3 E Ascoli De Andreis

Scommettiamo? Ci sono persone a cui non basta scommettere solo qualche euro

Tutti noi almeno una volta abbiamo fatto una scommessa, magari con poco come 1 o 2 euro; ci sono persone a cui non basta scommettere solo qualche euro. Arrivano a spendere migliaia di euro e a vivere solo per il gioco d’azzardo dimenticandosi della famiglia e del lavoro…
Sia che si vinca o che si perda, scommettere ti invoglia a continuare per vincere di più o per recuperare i debiti.

Etimologia della parola “azzardo”

Ma dove e quando inizia il gioco d’azzardo? Fin dai tempi dell’Impero Romano e dell’antica Grecia le scommesse facevano parte della routine quotidiana. Volgiamo uno sguardo all‘etimologia della parola “azzardo”. Deriva dal francese “hasard” che a sua volta deriva dall’arabo “az-zahr” che si traduce come “dado”. I dadi sono sempre stati i maggiori protagonisti del gioco d’azzardo.

Esistono 3 tipi di giocatori:
– i giocatori abituali
– i giocatori occasionali
– i giocatori patologici
Quest’ultimi si dicono affetti da GAP (gioco d’azzardo patologico). Coloro che soffrono di questa patologia giocano tutto ciò che hanno nella speranza di vincere di più o di recuperare ciò che hanno perso.

Le fasi del GAP

Ci sono varie fasi:
– Fase vincente: la persona vince una somma sostanziosa ed è invogliata a cercare di vincere di più
–  perdente: la persona perde una somma sostanziosa ed è invogliata a giocare per recuperare
–  di disperazione: la persona perde qualcosa che non può sostituire e il suo sub-conscio lo obbliga a giocare per recuperare
– critica: la persona perde tutto e riesce a chiedere aiuto
– di ricostruzione: la persona gioca sempre meno e cerca di migliorare la sua condizione
– di crescita: la persona gioca sempre meno fino a smettere e cerca di migliorare la sua condizione economica e sociale
Non tutti riescono ad arrivare alla fase di crescita, molti si fermano prima e la loro vita, ormai distrutta, non vale nulla per loro finché non si suicidano. Ma per darvi speranza voglio raccontarvi la storia di qualcuno che ci è riuscito:

La storia di Luca

Luca (nome inventato per salvaguardare la sua privacy) divenne dipendente dal gioco d’azzardo e spese quasi 850 000 euro in scommesse. Aveva una routine alquanto bizzarra: si alzava alle 7 e puntava su un sito online estero. Durante la mattinata cercava soldi girando per la sua città. Il pomeriggio lo passava tra slot e bar in luoghi e orari prefissati. Dalle 22 alle 4 di notte giocava con un suo amico. Un giorno decise di chiedere aiuto e con una terapia e dei limiti è riuscito a uscire da questo giro e adesso la sua patologia non gli crea più problemi.

Fonte

Leggi sul gioco d’azzardo su Prima Pagina

In questa mappa vi mostriamo i Bar in cui sono stati svolti gli aperitivi Slot Mob e alcuni luoghi sensibili, come oratori e scuole, nel quartiere Giambellino e dintorni.  Clicca sui segnaposto per sapere cosa sono!

I nostri articoli sugli aperitivi “Slot Mob”

  1. Perché togliere le slot machine dal proprio bar
  2. Il bar “Da Vito”: il perché della sua scelta di non avere slot machine
  3. “Lose for life” il libro di Claudio Forleo e Giulia Migneco

Nomofobia: ”sindrome da telefono in mano”

La dipendenza dal cellulare è ufficialmente una malattia che si chiama “Nomofobia” e di cui soffrono in molti. Ecco perchè è stata proposta una giornata internazionale di disconnessione dai dispositivi elettronici. Gli esperti parlano di “Nomofobia” quando emerge una difficoltà a staccarsi fisicamente dal telefono.
Esistono diversi disturbi non solo psicologogici legati all’uso eccessivo dei dispositivi mobili. (cit. Corriere della sera)
Gli esperti la chiamano “sindrome da hand-phone”, ovvero letteralmente ”sindrome da telefono in mano”. I luoghi piú gettonati? Principalmente mezzi pubblici (78%), poi il posto in cui si lavora (69%) e persino quello in cui si va in vacanza (41%). Questa sindrome ha contagiato milioni di italiani, il 72% per l’appunto. Questi i risultati di uno studio condotto su 4500 individui tra i 18 e i 65 anni realizzato sui più importanti social network, grazie a un sistema di monitoraggio online attuato con la metodologia WOA (Web Opinion Analysis).

Il 19% degli italiani utilizza lo smartphone per 6 ore al giorno, percentuale che negli adolescenti arriva al 42%; il 21% rimane comunque su una media di 4 ore. I “malati di cellulare” sono più donne che uomini, rispettivamente il 58% e il 43%, con età tra i 18 e i 24 anni (67%), tra 35 e i 54 (56%) e i fra i 13 e i 17 (31%).

FONTI: ilmessaggero.it e corrieredellasera.it

La redazione: 4 TECH

Scuola Leone Tolstoj (Mi)

Autori: Marju, Chelsea, Darya e Alessandro.

Ci sono persone che puliscono la casa tutti i giorni, che sistemano gli oggetti sempre nello stesso punto. S’infastidiscono se qualcosa è fuori posto e arrivano al punto di innervosirsi. Questa mania può trasformarsi in un disturbo ossessivo compulsivo e crea problemi nell’ambiente circostante.
Spesso nascondono un senso di insicurezza e mancanza di fiducia nel rapporto con gli altri.

Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) è una sorta di ossessione.
Nel caso in cui si tratti di DOC, la terapia riconosciuta a livello internazionale per trattarlo è quella cognitivo-comportamentale.

Fonte:

Redazione: I.M company
Nomi autori: ire_19_88 Theodore

Scuola media ICS Tolstoj di Milano