Tag

recensioni

Browsing

di Adele Pontegobbi

Videogames – Piccolo manuale per videogiocatori

Il libro di Davide Morosinotto e Samuele Perseo, “Videogames – Piccolo manuale per videogiocatori”, edito da Editoriale Scienza, è perfetto per una lettura ad alta voce in famiglia. Un manuale fatto per riflettere su un’attività seria, quella del videogiocare, in cui le attitudini dell’homo ludens e quelle dell’homo-videns, si mischiano e conducono il giocatore in una dimensione straordinaria, animata da leggi e principi propri.

Gli ingredienti di base

Gli autori provano ad individuarne gli ingredienti di base, tra cui un obiettivo, delle regole e una sfida che impegni abbastanza il giocatore o i giocatori. Prendono in analisi i diversi supporti tecnologici con i quali è possibile giocare e che ormai ci consentono di farlo ovunque, in ogni momento, probabilmente con persone connesse da ogni parte del globo. In ogni sezione dedicata al Pc, alle console o agli smartphone si trovano qualche nota storica e delle curiosità: non molti di voi ricorderanno che il primo videogioco della storia, “Spacewar!” è stato inventato nel 1962.

Tanti tipi diversi

Obbligatoria la carrellata sulle diverse tipologie di videogiochi per quanto riguarda l’ “esperienza di gioco” (se siete genitori profani in materia, farete un’ottima figura chiamandola “gameplay”). Dai noti giochi sportivi, ai platform (diventati runner sullo smartphone: il personaggio corre da solo e voi toccate lo schermo per fargli evitare gli ostacoli) dai criticati “picchiaduro” e “sparatutto”, agli open world tutti da esplorare (Minecraft vi dice niente?). E ancora gli stealth, giochi di astuzia in cui dovete portare a termine una missione, magari scalando tetti come il protagonista di Assassin’s Creed. Gli autori concludono con giochi di ruolo (MMORPG), puzzle game, gli strategici e i gestionali (come dimenticare Sim City?), passando poi alla fondamentale catalogazione delle etichette PEGI, fondamentale per capire se i contenuti di un videogioco sono adatti all’età del giocatore.

Free game? Soldi e sicurezza

Anche l’aspetto economico è importante, infatti ci sono molti modi di comprare un videogioco e scoprirete che la parola free game, non vuol dire proprio gioco gratis! La sicurezza dei giocatori non è certo secondaria alla questione economica, in tempi in cui si gioca molto online con altre persone e per questo il manuale ci fornisce dei suggerimenti su come orientarsi tra le comunità di giocatori online e come capirne il gergo! Il manuale ci ricorda che è’ sempre bene essere corretti con i nostri compagni di partite e saper difendere la nostra privacy da eventuali bulli che potrebbero rendere spiacevoli le nostre esperienze di gioco!

Possibile diventare dipendenti dai videogiochi?

I problemi con i videogiochi possono nascere, più che dalla presenza dei bulli online o con le truffe, dalle nostre abitudini sbagliate. E’ vero che nel mezzo di una partita, a volte si evita perfino di andare in bagno pur di non mettere in pausa il gioco. Il sesto capitolo del manuale è dedicato proprio a questo, saper riconoscere quando noi o i nostri amici passiamo troppo tempo a giocare, magari evitando di uscire o fare altre cose importanti.

E ora fallo tu!

L’ultima parte del manuale è dedicata all’approfondimento sulla creazione di videogiochi, immergendosi nelle sue componenti fondamentali: il game design, la grafica e la programmazione. Si capisce subito che i videogiochi più interessanti hanno dietro squadre di figure tecniche che lavorano seguendo dei passaggi ben precisi: dall’ideazione al debug finale, le tappe sono obbligate. Ah sapevate da dove arriva la parola “bug” (normalmente significa “insetto”, ma in questo caso significa “errore”)? Deriva da un vero insetto, per l’esattezza una falena che negli anni ’40 mandò in tilt il supercomputer Mark II, incastrandosi nei suoi circuiti. Un “errore” causato da un insetto è entrato così nel gergo tecnico! A questo punto il manuale vi fornisce tutte le indicazioni sui principali software per creare videogiochi e suggerisce anche di iniziare a muoversi in questo mondo dalle “mod” (modification) software in grado di modificare o espandere un videogioco già esistente!!

 

 

 

 

Fonte immagine in evidenza

Fonte foto nel testo

di Adele Pontegobbi

Due bei libri sulle fake news

“Fake – Non è vero ma ci credo” di Daniele Aristarco”

Eccoci giunti al terzo ed ultimo capitolo di recensioni di libri per ragazzi (e non solo) dedicati al tema delle fake news.
Oggi parleremo di due libri che ci hanno colpito anche perché hanno due titoli praticamente uguali: uno rivolto ai ragazzi si intitola “Fake – Non è vero ma ci credo” di Daniele Aristarco, l’altro di Giuseppe Cricenti e Fernando Gallone invece, “Non è vero ma ci credo – Come le fake news inquinano la democrazia”.
Quello di Aristarco non è il classico manualetto o guida divulgativa sul tema. L’autore infatti usa delle storie come parabole per sviscerare il complesso rapporto tra verità e menzogna, insinuando dubbi e domande nel lettore.
E’ la storia di Quelisad, lo stregone che non credeva nella stregoneria, a fare da cornice, a racchiudere dall’inizio alla fine il messaggio dell’autore. Un giovane deluso dai trucchetti di magia che gli stregoni proponevano come cure per gli abitanti del suo villaggio. Decide di viaggiare, conoscere a fondo le tecniche degli stregoni e lo diventa anche lui, pur non credendo nella magia. Scoprirà che ispirare fiducia nelle persone funziona spesso meglio di farmaci miracolosi.

I vip mai morti veramente

Alcune delle storie trattano bufale ormai celebri, per quanto sempre attuali. Si affronta per esempio, il filone dei “vip mai morti veramente” tra cui troviamo chiaramente Elvis Presley e i più recenti Michael Jackson e Steve Jobs. Difficile accettare che dei veri e propri miti, pieni di soldi e successo possano semplicemente morire o ammalarsi come dei comuni mortali. Basta infatti una foto di persone che abbiamo anche una soltanto una leggera somiglianza con questi vip deceduti per generare una nuova fake e far credere che siano ancora in giro nascondendosi dal pubblico. E’ rassicurante ed è proprio il pubblico ad averne bisogno.
Tra le storie di Aristarco non possono mancare il mostro di Lockness, i cerchi nel grano, il presunto falso allunaggio del ‘69 e l’affare Roswell, dal nome della cittadina del New Mexico nella quale il 3 luglio del 1947 pare fosse caduto un U.F.O.

V per vendetta

Aristarco ci spiega invece che, durante la Guerra Fredda, si preferiva far credere agli ufo che rivelare segreti militari.
Sono molte le curiosità che si apprendono da questi aneddoti: sapevate per esempio che la famosa maschera di V per vendetta, (personaggio dei fumetti e poi cinematografico), resa ancora più nota poi dagli Hacker di Anonymous, è l’immagine stilizzata del volto di Guy Fawkes, un ribelle che nel novembre del 1605, tentò di far esplodere la Camera dei Lord a Londra.
Oppure qual è il Blue Monday, giorno più triste dell’anno? Siamo certi che la scienza possa individuarlo con certezza?
Queste e molte altre sono le storie da conoscere per essere meno vulnerabili, non solo alla disinformazione, ma anche alla pubblicità sempre più subdola, o alle insidie della Rete.

“Non è vero ma ci credo – Come le fake news inquinano la democrazia”

Il libro di Cricenti e Gallone esplora il tema delle fake dal punto di vista del pericolo che possono costituire per la democrazia e del contesto populista in cui nascono, approfondendo concetti filosofici e giuridici. Gallone è infatti una avvocato, mentre Cricenti è Consigliere della Corte Suprema di Cassazione. Le fake news, dicono i due autori: “Le fake news sono un affare pubblico, non se ne dicono in privato, e spesso sono un affare del potere costituito e dominante che non è disposto alla verifica fattuale e la cui strategia sarà quella di negare che una notizia sia falsa, anche davanti ad una verifica aggettiva” ricordandoci di Kellyann Conway, consigliera di Trump, inventrice del concetto di “fatti alternativi”.

Entrano in gioco due fattori che ci portano a calpestare terreni sempre più pericolosi.
Il primo fattore è che una lettura diversa (e fuorviante) dei fatti infatti viene considerata una forma di emancipazione dalla verità univoca delle fonti ufficiali. Quando questo ragionamento viene applicato alla tragedia della Shoa e si dissente sull’esistenza di quelli che sono stati i campi di concentramento, cadiamo nella strumentalizzazione di terribili ideologie. Il secondo fattore figlio di un relativismo spinto è la credenza che “non esistono fatti, ma solo interpretazioni”, per il quale qualunque cosa di dica sia anche sostenibile e alla fine anche giusta.

“Non esistono fatti, ma solo interpretazioni”

La discussione sul fatto che sia possibile distinguere i fatti dalle loro interpretazioni si perde nel tempo e i filosofi hanno posizioni diverse.

La giurisprudenza anglo americana ha accostato il concetto di mercato a quello delle idee e delle opinioni. Nel Primo Emendamento infatti ha come scopo “di preservare il libero mercato delle idee, nel quale alla fine la verità prevarrà”.
Insomma le idee competono sul tavolo dell’opinione pubblica e quelle “vere e giuste” emergeranno.
Ma oggi in cui l’opinione pubblica dibatte online, in cui dei bot possono generare decine di migliaia di falsi utenti con precise opinioni, questa visione liberista in cui la competizione delle idee fa emergere la verità, ha ancora senso?
Questo libro ci farà riflettere molto su temi di grande attualità.
E visto che siamo così vicini a Natale, potreste far riflettere contemporaneamente un adulto ed un bambino sul tema delle fake news!

 

Altre recensioni sui libri dedicati alle fake news su Prima Pagina

1)

Altri articoli generici sulle fake news

2)

3)

 

 

 

Beautiful Boy: magnifico e straziante film sulla tossicodipendenza

Un bellissimo film, toccante, profondo e straziante, che è uscito al cinema nel 2018.

Stiamo parlando di “Beautiful Boy”, diretto da  Felix Van Groeningen e interpretato da Steve Carell e Timothée Chalamet. Questi ultimi due interpretano un padre e figlio molto legati, che finiranno con l’esserlo sempre più, a seguito dei problemi di dipendenza del giovane protagonista.

E’ la storia di Nick, giovane e bellissimo ragazzo a cui, davvero, sembra non mancare nulla. E’ sempre stato bello e brillante, ma precipita nell’incubo della tossicodipendenza. Soprattutto metanfetamina, ma all’occorrenza anche eroina.

Nick si fa aiutare da suo padre, un giornalista che davvero fa di tutto, diremmo fa l’impossibile per aiutarlo. Il film esamina molto bene la distruzione che la droga crea nel fisico e nell’anima di chi ne fa uso e la necessità, per il tossicodipendente, di farsi aiutare. Inoltre, molto interessante è il rapporto padre-figlio e l’importanza, quando si cade nel baratro della tossicodipendenza, di poter contare su un genitore responsabile.

Steve Carell è noto per molti ruoli comici, ma in questo film offre un’eccellente prova drammatica. Il giovane Timothée Chalamet è assolutamente eccezionale: aveva già mostrato il suo talento nel film “Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino (che gli è valsa la nomination all’Oscar). Con “Beautiful Boy”, Chamalet è stato, invece, candidato al Golden Globe, al premio BAFTA e allo Screen Actors Guild Award per il miglior attore non protagonista.

Poco prima dei titoli di coda, viene sovrimpressa un’agghiacciante didascalia: “la droga è la prima causa di morte negli Stati Uniti, per le persone sotto i cinquant’anni”.

Film come questo, fanno comprendere quanto grave e difficile sia la lotta contro le sostanze stupefacenti e quanto importante sia la prevenzione tra i giovani. Sempre più importante.

Mia e il Leone Bianco

• DATA USCITA: 17 gennaio 2019
• GENERE: Drammatico, Family
• ANNO: 2018
• REGIA: Gilles de Maistre

“Mia e il Leone Bianco” è un film di genere drammatico. La famiglia di Mia si è da poco ritrasferita in Sud Africa: l’idea di papà John è quella di dedicarsi all’allevamento dei leoni a scopo turistico. Inizialmente traumatizzata dall’aver lasciato l’amata Londra, Mia si affeziona presto a Charlie, un leone bianco per il quale prova affetto anche suo fratello Mick. Un triste destino attenderebbe Charlie, che crescendo insieme a Mick e Mia, diventa sempre meno probabile come animale domestico, però non è detto che Mia si rassegni tanto facilmente a lasciarlo andare…

Se il pregio migliore del film fossero soltanto gli incantevoli paesaggi del Sud Africa, avrebbe poco da offrire. Mi è piaciuto molto come il regista De Maistre ha scommesso tutto su una carta imprevedibile: l’uso di un leone reale nelle scene che prevedono la sua interazione con gli attori senza l’utilizzo di alcun effetto digitale. Charlie nella realtà è Thor ed è cresciuto davvero insieme all’ attrice che interpreta Mia, sotto lo sguardo attento dello zoologo Kevin Richardson.
Uno degli scopi principali di Richardson è proteggere alcune specie da un metodo di caccia spregiudicato ben descritto nel film. Da questo elemento sgorga una tensione tra padre e figlia che colpisce chi guarda il film.
Secondo me il regista con questo film vuole far ragionare quante più persone possibili sulla mancanza di tutela che alcune specie animali hanno.
In questo caso, per guadagnare soldi, i protagonisti del film avrebbero privato l’intera umanità di una specie bellissima, oltre che molto rara.

Un libro che ho amato molto è stato Harry Potter, della Rowling. Questo romanzo piacque moltissimo ai ragazzi al momento della pubblicazione e tutto oggi continua ad essere fra i libri preferiti dai giovani lettori. Ma perché Harry Potter piace così tanto?

L’amore per le saghe

Innanzitutto è una saga, e le saghe hanno la capacità di catturarti e non abbandonarti più. Ogni pagina che leggi ti avvicina al protagonista: i suoi amici diventano tuoi amici, le sue sofferenze sono le tue sofferenze, e così via.
Harry Potter mi ha appassionato così tanto che ancora oggi, nei momenti di dubbio lo rileggo e mi sento come se stessi parlando con un vecchio amico. Rileggendo le pagine della saga ritrovo tutte le emozioni, tutti i pensieri che ho avuto leggendo quelle righe.

Immedesimarsi

Nel mio come in molti altri casi, il libro viene letto in prima, seconda media. Così si attende con ansia il proprio undicesimo compleanno controllando continuamente la cassetta della posta senza però trovare mai nulla. La somiglianza di età fra il lettore e il protagonista ti avvicina a lui al punto di, in alcuni casi, di confrontare alcune situazioni della nostra vita con quelle del libro.
Harry Potter è scritto bene, in modo facile e veloce, ha un mondo magico così articolato che a tratti credi che sia reale. Ti trascina ed è quasi impossibile resistere alla tentazione di leggerlo.
La particolarità di questa saga è che cambia senza che tu te ne accorga, poco prima il protagonista era un bambino, poi un adolescente ed infine un adulto. Penso che la Rowling volesse che Harry accompagnasse i lettori durante il proprio percorso di crescita.

La nostalgia quando finisce

Ma giunti alla fine della saga ci si sente incompleti, come se una parte di noi ci avesse abbandonato,
per rimediare si visitano tutti i siti, si guardano i film e si fanno i test sui libri. Ma nulla riempirà mai
lo spazio vuoto che i libri di Harry Potter hanno lasciato nel cuore dei lettori. Così ci si ritrova a rileggerlo due, tre, quattro volte finché non si conosce ogni frase alla perfezione, ogni parola e sensazione, lasciandoci per sempre un amore incondizionato per la saga.
Harry Potter non è solo un libro, è un amico con cui puoi confidarti, un punto di riferimento.

Photo by Dzenina Lukac from Pexels

Recensione Harry Potter

RECENSIONE PROGETTO “PRIMA PAGINA”:

“RAGIONE E SENTIMENTO”

Questo libro, scritto da Jane Austen, ambientato nell’Ottocento, narra della vita di una famiglia composta da quattro persone: la madre vedova e le tre figlie, Elinor, la più grande, Marianne, la mediana e, la più piccola, Margaret.

Elinor è una ragazza molto riservata, si comporta in modo razionale, nascondendo gran parte dei propri sentimenti. Al contrario, Marianne è una ragazza esageratamente espressiva e segue spesso il suo istinto, senza pensare. Margaret è una persona gioiosa e simpatica, che, tuttavia, non ha un ruolo incisivo nel romanzo. Il titolo si riferisce alle due ragazze, Elinor interpreta la parte di “RAGIONE”, Marianne, quella di “SENTIMENTO”.

La famiglia, dopo la morte del padre, rimasta senza nessuna proprietà, è costretta a cambiare casa. La madre e le tre figlie vanno a vivere in un cottage, che è una casa molto modesta ma, purtroppo, è tutto quello che si possono permettere. Durante la storia le ragazze si innamorano diverse volte e i loro intrecci amorosi sono alla base della avvincente trama.

Trovo che questo romanzo abbia un fascino e una profondità unici. La personalità di Elinor riflette la “ragione” del titolo: lei non ama mostrare i propri sentimenti, è una pensatrice razionale, che trattiene le proprie emozioni. E’ tuttavia coraggiosa, perché ha la forza di tenere fede a ciò che crede, anche quando le conseguenze portano sofferenza.

La personalità di Marianne è invece l’opposto di quella di Elinor. Lei rappresenta il “sentimento” del titolo, perché agisce seguendo il suo istinto, senza pensare o riflettere. Agli occhi della società del tempo, una persona che si comportava in questo modo era considerata sfacciata e sciocca. La via di mezzo tra i due estremi nel libro è rappresentata dalla terza sorella, Margaret, che non è né razionale e riservata, né esageratamente espressiva.

La forza di Jane Austen sta nel presentare delle donne che sanno pensare con la propria testa, in una società che era molto diversa da quella di oggi, dove l’essere femminile non aveva alcun diritto, ed era spesso costretto a sposarsi per interesse e non per amore.

Consiglio di leggere questo libro, perché ci trasporta in un’altra epoca, con una delicatezza e uno stile altissimi, abbracciando tutte le donne che hanno il coraggio di scegliere e usare la propria la testa.

 

La storia di un musicista e del suo cane

Questo film di produzione cipriota racconta la storia di un musicista, di circa trent’anni, che vive nella parte greca di Cipro, dal 1974 divisa in due: una metà greca e l’altra metà turca, quindi musulmana. Il protagonista vive in una casa in affitto (che non paga da cinque mesi) con il suo cane, Jimi, una piccola e simpatica palla di pelo bianca al quale è molto affezionato. Un giorno, mentre i due sono vicino al confine per far una tranquilla passeggiata mattutina, Jimi, lasciato un attimo senza guinzaglio, scappa improvvisamente e, correndo, finisce dall’altra parte del confine.

No problem

Il padrone, preoccupato che al cane possa succedere o possa essere già successo qualcosa, prende il suo passaporto, e si incammina subito verso la parte turca dell’isola per cercarlo. Passato il confine si reca presso una caserma militare turca, visto che il cane non può essere finito troppo lontano, e chiede se per caso è stato visto un cane proveniente dalla parte greca. La risposta è affermativa e quindi il protagonista riottiene immediatamente Jimi, che intanto era stato tenuto fermo dai soldati turchi.

Il confine

I due si incamminano per ritornare nella parte greca, ma vengono bloccati al confine perché, come stabilisce un strana regola europea (che nel film sembra essere stata inventata dall’ufficiale in questione), non si possono trasportare animali dalla parte turca a quella greca. Il nostro povero e sfortunato protagonista troppo affezionato al cane decide, allora, di restare nella parte turca, e di entrare dall’altra parte illegalmente. Si mette a girare per varie vie, finché non comincia a soffermarsi su una abitazione che gli ricorda la sua casa natale prima dell’invasione turca.

Uscire illegalmente

Così ad un certo punto decide di entrarvi e conosce il “nuovo padrone”, che di lavoro è un meccanico. Gli descrive un po’ la situazione nella quale si trova e durante la conversazione viene a sapere che il padrone conosce un tale che fa uscire dal confine (come presumibile in modo illegale) qualunque cosa tu gli dia (basta che paghi). Quindi fissano un appuntamento, e il povero musicista, per amore del suo Jimi è costretto a piegarsi e a pagare il tale.

Brutte sorprese

Però, il giorno del piano, il musicista viene attirato da una telefonata anonima sotto un ponte dove vi sono due creditori che per il malcontento di non essere stati ancora pagati, lo picchiano a sangue; allo stesso tempo il povero cane viene fermato al confine e preso dai doganali, mentre il tale se ne scappa a gambe levate per non essere arrestato. Il povero Jimi verrà finalmente salvato anche grazie all’aiuto della ex fidanzata e del compagno di quest’ultima, ed i due riusciranno tornare nella parte greca.

Un giudizio

Questo film mi è piaciuto molto e consiglio a qualunque famiglia di andare a vederlo perché vi sono espressi dei bei messaggi, e vi sono rappresentati in modo molto realistico i rapporti anche a livello sociale tra gli abitanti delle rispettive parti in cui Cipro è divisa. E’ anche un film che oltre a far riflettere fa anche ridere , perché il protagonista è rappresentato in modo buffo come un fannullone in cerca di lavoro. Nel finale del film ho capito come in alcune situazioni le persone vogliano complicare le cose , mentre sarebbe molto più semplice in alcuni casi, fare eccezioni invece che soffermarsi sulla singola legge scritta .

Manfredi Bianco

foto: Photo by Lum3n.com from Pexels

Qual è il film caposaldo della commedia all’italiana?
Miseria e Nobiltà!!
Questo film è interpretato dalle colonne portanti del cinema del novecento: Totò, Peppino e Sophia Loren
A una famiglia in condizioni economiche precarie un ricco principe chiede di fingere di essere i suoi parenti.
Questa famiglia accetta ma, per un’improbabile serie di disavventure, viene scoperta e la vera famiglia del principe si arrabbia molto.
Il film si conclude infine con una frase famosissima di Totò: “Torno nella mia miseria, però non mi lamento: mi basta di sapere che il pubblico è contento”.
Questo film è meraviglioso, amo sempre rivederlo e lo consiglio profondamente.

Wii Sport Resort: 12 sport in uno

Il gioco Wii Sport Resort è un gioco per wii ( una console abbastanza vecchia) dove puoi giocare a ben 12 sport diversi. Tra questi battaglia di spade, windsurfing (è uno sport dove con una tavola cavalchi le onde mentre sei trasportato da una barca), frisbee, tiro all’arco, basketball, ping pong, golf, bowling. Puoi andare su una moto d’acqua, fare canottaggio, andare su una bicicletta e per ultimo visitare un’ isola con un aereo.

Questi giochi hanno tutti un’esperienza unica a parer mio, perché oltre a poter giocare ad ognuno di essi con più persone (massimo 4 persone), ogni volta che finisci una partita ti viene la voglia di battere il tuo record. Questo gioco si chiama wii sport resort non solo per i giochi che sono degli sport, ma anche perché il giocatore, per poter giocare, non deve premere dei tasti stando fermi su un divano, ma fare  gesti di come se fosse nella vita reale. Così uno più ci gioca, più si allena ( ovviamente è un allenamento abbastanza basso ma comunque è meglio che stare al divano a pigiare dei tasti) .

Secondo me è uno dei migliori giochi a cui HO MAI GIOCATO. Anche perché ogni gioco ha una meccanica diversa da dover imparare.  Oltre per i bellissimi giochi, lo consiglierei a tutti quelli che non fanno sport e restano a casa a giocare,  per divertirsi e per allenarsi.

Altre recensioni dei ragazzi:

Destiny lo sparatutto connesso e condiviso

Days Gone: un motociclista in un mondo apocalittico

Assassin’s creed origins – recensione

 

“TIK TOK” è il nuovo social network cinese

“TIK TOK” è il nuovo social network cinese che, negli ultimi anni, ha avuto un successo planetario, spopolando tra i ragazzini. È un’app che va sempre più di moda, che tutti devono installare sullo smartphone per sentirsi alla pari con gli altri, un’app che, come Instagram, può creare dipendenza. Voi vi chiederete cosa ci spinge a stare connessi ed a controllare freneticamente le notifiche e noi vi rispondiamo che è sufficiente trascorrere troppo tempo “attaccati” a quell’app per diventarne subito dipendente.

Per dipendenza si intende: “un’alterazione del comportamento che da semplice e comune abitudine diventa una ricerca esagerata e patologica del piacere attraverso mezzi o sostanze o comportamenti che sfociano nella condizione patologica. L’individuo dipendente tende a perdere la capacità di un controllo sull’abitudine”. (it.m.wikipedia.org)

Tik Tok ci permette di comunicare online attraverso il caricamento sulla piattaforma di brevi video con cui i vari profili si presentano, riscuotendo più o meno successo nella community. I video possono appartenere alle seguenti categorie:
-challenge -trend -storie -playpack -video musicali -danza -comici -tutorial

I pro e i contro di Tik Tok

Ovviamente, come ogni cosa, anche Tik Tok ha dei PRO e dei CONTRO 🆚

PRO: è un modo simpatico di socializzare, un modo per divertirsi con gli amici, per conoscere nuove canzoni, educativo e insegna ad aver a che fare con discorsi e webcam.

CONTRO: alcuni video possono essere non appropriati, il social network può causare dipendenza ed invadere la privacy, è capitato che alcuni autori di video venissero pesantemente insultati e presi insultati e presi in giro.

PARERI PERSONALI :

Secondo noi alcune persone giudicano un pò frettolosamente il social network TIK TOK.
Può essere un modo per sfogarsi, per trovare persone che ti vogliano bene, ma soprattutto un modo per divertirsi! – tosca

Alcune persone dicono che è pericoloso, ma solo se si usa in modo sbagliato. TikTok è un’app che serve per far divertire e farsi conoscere e diventare amici. -Alice

Penso che TikTok sia un’applicazione dove le persone possono esprimersi attraverso brevi video e non pericolosa se chi la utilizza sa difendersi e sa riconoscere chi può esserci dall’altra parte di un commento. -Caixun

Dicono che Tik Tok possa essere pericolosa ma solo se usata in modo scorretto. Quest’app può far divertire gli utenti e permette loro di sfogarsi realizzando dei video. Se viene usata in modo scorretto può essere pericolosa e creare danni alla persona. -Ludovica

Secondo me, molte persone, soprattutto gli “sfigati” o coloro che non utilizzano TIK TOK, esagerano e minimizzano nel giudicarla come un’app pericolosa ed inutile. Tutti giudizi negativi!! Invece se la si analizza con attenzione questa applicazione permette alle persone di scambiarsi consigli, di aiutarsi. I video ti fanno sentire libero di esprimere te stesso ed è per questo che secondo me è una bella applicazione. -Veronica

_aliii._ vero07 Tosca-mellina -Caixum _.ludoo._ Classe 1A – Scuola secondaria di Primo Grado – Via Cipro – Milano

http://vm.tiktok.com/dAAuLX/