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“TIK TOK” è il nuovo social network cinese

“TIK TOK” è il nuovo social network cinese che, negli ultimi anni, ha avuto un successo planetario, spopolando tra i ragazzini. È un’app che va sempre più di moda, che tutti devono installare sullo smartphone per sentirsi alla pari con gli altri, un’app che, come Instagram, può creare dipendenza. Voi vi chiederete cosa ci spinge a stare connessi ed a controllare freneticamente le notifiche e noi vi rispondiamo che è sufficiente trascorrere troppo tempo “attaccati” a quell’app per diventarne subito dipendente.

Per dipendenza si intende: “un’alterazione del comportamento che da semplice e comune abitudine diventa una ricerca esagerata e patologica del piacere attraverso mezzi o sostanze o comportamenti che sfociano nella condizione patologica. L’individuo dipendente tende a perdere la capacità di un controllo sull’abitudine”. (it.m.wikipedia.org)

Tik Tok ci permette di comunicare online attraverso il caricamento sulla piattaforma di brevi video con cui i vari profili si presentano, riscuotendo più o meno successo nella community. I video possono appartenere alle seguenti categorie:
-challenge -trend -storie -playpack -video musicali -danza -comici -tutorial

I pro e i contro di Tik Tok

Ovviamente, come ogni cosa, anche Tik Tok ha dei PRO e dei CONTRO 🆚

PRO: è un modo simpatico di socializzare, un modo per divertirsi con gli amici, per conoscere nuove canzoni, educativo e insegna ad aver a che fare con discorsi e webcam.

CONTRO: alcuni video possono essere non appropriati, il social network può causare dipendenza ed invadere la privacy, è capitato che alcuni autori di video venissero pesantemente insultati e presi insultati e presi in giro.

PARERI PERSONALI :

Secondo noi alcune persone giudicano un pò frettolosamente il social network TIK TOK.
Può essere un modo per sfogarsi, per trovare persone che ti vogliano bene, ma soprattutto un modo per divertirsi! – tosca

Alcune persone dicono che è pericoloso, ma solo se si usa in modo sbagliato. TikTok è un’app che serve per far divertire e farsi conoscere e diventare amici. -Alice

Penso che TikTok sia un’applicazione dove le persone possono esprimersi attraverso brevi video e non pericolosa se chi la utilizza sa difendersi e sa riconoscere chi può esserci dall’altra parte di un commento. -Caixun

Dicono che Tik Tok possa essere pericolosa ma solo se usata in modo scorretto. Quest’app può far divertire gli utenti e permette loro di sfogarsi realizzando dei video. Se viene usata in modo scorretto può essere pericolosa e creare danni alla persona. -Ludovica

Secondo me, molte persone, soprattutto gli “sfigati” o coloro che non utilizzano TIK TOK, esagerano e minimizzano nel giudicarla come un’app pericolosa ed inutile. Tutti giudizi negativi!! Invece se la si analizza con attenzione questa applicazione permette alle persone di scambiarsi consigli, di aiutarsi. I video ti fanno sentire libero di esprimere te stesso ed è per questo che secondo me è una bella applicazione. -Veronica

_aliii._ vero07 Tosca-mellina -Caixum _.ludoo._ Classe 1A – Scuola secondaria di Primo Grado – Via Cipro – Milano

http://vm.tiktok.com/dAAuLX/

di Adele Pontegobbi

Abbiamo già affrontato il tema delle app di incontri su Prima Pagina dando ampio spazio alla regina del dating digitale, l’arcinota Tinder.
Per approfondire il tema ci sembrava giusto offrire anche una veloce panoramica bibliografica tutta italiana, poiche in questi ultimi due anni sono state diverse le pubblicazioni che raccontano in modo più o meno scanzonato o romanzato le esperienze in cui sono finiti scrittori, attori e fumettisti, flirtando via telefono con sconosciuti.

“Fascisti su Tinder”

Edito quest’anno da Shockdom, “Fascisti su Tinder” (il richiamo al film di Guzzanti “Fascisti su Marte” è immediato) è la trasposizione in fumetto del monologo teatrale di Daniele Fabbri, illustrato da Stefano Antonucci e colorato da Mario Perrotta. Il protagonista, un uomo di 35 anni rimasto single dopo una lunga storia, decide di rimettersi in gioco usando la app, combattuto tra esperienze ludiche con le quali sembra voler sfuggire all’età adulta e il prendere coscienza sulla situazione politica del mondo che lo circonda, provando per imbroccare anche a fare il “fascista” su Tinder. Le risate non mancheranno!

“Tinder and the city”

Marvi Santamaria invece ci propone una storia dall’accattivante titolo “Tinder and the city” in cui realtà ed esigenze narrative si mischiano, nel sempre vincente modello “vi dico cosa mi è successo e le idee che mi sono fatta. L’autrice infatti oltre a schematizzare quelle fasi da cui passa l’utente medio della app: entusiasmo, dipendenza, cinismo e delusione, individua e categorizza i “tipi da Tinder”. Inevitabile secondo l’autrice essere pervasi di un senso di bulimia nelle conquiste appena si entra nel meccanismo, ma le delusioni sono sempre dietro l’angolo soprattutto se si fa troppo affidamento sulla foto profilo, dalla quale ci dice Marvi si può capire davvero molto dell’uomo che ci troveremo ad incontrare.

“Non so chi sei”

Quello che potremmo definire “il ciclo del consumatore di Tinder” fatto da entusiasmi iniziali e leggero digusto finale è al centro della graphic novel di Cristina Portolano, intitolata “Non so chi sei”, realizzata integralmente . Anche questa una storia autobiografica, nella quale l’autrice racconta le proprie vicende romanzate con Tinder, dopo una relazione omosessuale finita. La protagonista decide di iniziare a frequentare uomini e di farlo grazie alla app. Prima trova conforto nel chattare con loro, poi li incontra e quasi subito finisce a farci sesso. Supera rapidamente la paura di una sessualità diversa, diviene sempre più pretenziosa e se i partner non la soddisfano, lo comunica loro in maniera diretta, brusca, non empatica. L’unica ricerca è quella del piacere e Tinder diventa il suo vizio, fino alla noia.

“Diario di un bastardo su Tinder”

Sempre autobiografico è il libro di Ciro Zecca “Diario di un bastardo su Tinder” nel quale, assicura l’autore, non c’è posto per parti romanzate: le avventure raccontate sono infatti tutte realmente accadute. L’autore protagonista trentenne racconta come il circolo incontro dopo un po’ di scambi in chat, biretta, chiacchiere, sesso, sparizione verso la ricerca di un nuovo incontro che faccia ripartire il circuito l’abbia fatto sentire quasi dipendente, in una sorta di bulimia di foto, corpi e contatti.
Sperando di avervi dato qualche buon consiglio per qualche leggera lettura estiva, inevitabilmente diventerete esperti di Tinder!

di Flaglia

Carolina Picchio era una ragazza che a 14 anni, nella notte tra il 4 ed il 5 Gennaio 2013, si è suicidata lanciandosi dal balcone di camera sua a Novara.
E’ iniziato tutto ad una festa, pochi giorni prima, durante la quale si era ubriacata.
Ha perso i sensi e alcuni ragazzi se ne sono accorti ma hanno chiamato il padre solo dopo aver postato un video su Facebook in cui fingevano di avere rapporti sessuali con lei. La mattina successiva Carolina non ricordava niente ma sui social aveva ricevuto 2.600 insulti.
A scuola tutti la evitavano e nessuno le rivolgeva più la parola.Era oppressa dalla vergogna. Si era chiusa in sé stessa. Così, per mettere fine a tutto, ha scritto una lettera per spiegare il suo gesto.

“…Perchè questo ? Il Bullismo. Tutto qui. Le parole fanno più male delle botte ! Cavolo se fanno male !!! Ma io mi chiedo, a voi non fanno male ? Siete così insensibili ? Spero che adesso sarete più responsabili con le parole. Non importa che lingua sia, il significato è lo stesso…”.

Ha dato l’ultimo addio a coloro che amava, il padre e gli amici, ha aperto la finestra e si è buttata nel vuoto.
Il padre se ne è accorto solo qualche ora dopo, ma era troppo tardi. Carolina giace sul freddo asfalto del marciapiede.
Dalle successive indagini si risale ai responsabili che vengono accusati di violenza sessuale, diffusione di materiale pedo-pornografico (pornografia minorile) e morte come conseguenza.
Eppure, tutto ciò che questi ragazzi in seguito riescono a dire sono solo banali giustificazioni per scaricarsi la coscienza.

“..quando ho fatto il video a Carolina avevo solo 13 anni..”, “…era la prima festa a cui partecipavo..”, “…nel video si vede solo Carolina appoggiata al muro e un ragazzo che fa finta di tirarsi giù i pantaloni…”, “… un ragazzo gli ha fatto domande sporche, ma solo per ridere, perché era sua amica. Erano i migliori amici”, “…quando l’ho saputo mi sono disperato.
Mi sento in colpa abbastanza ma poi non così tanto alla fine. Perché io sinceramente NON VOLEVO FARE NIENTE di MALE A LEI”.

Non importano le intenzioni:ma ciò che ormai è stato compiuto!!!!
E’ possibile che ci sia chi, anche dopo essere stato dichiarato ufficialmente colpevole, si senta meno in colpa di chi colpevole non lo è senz’altro?
Il padre infatti si sente in colpa per non essere stato presente come avrebbe dovuto, per non averla aiutata proprio in quei momenti di difficoltà. E il dolore è straziante.
Nonostante ciò convince il giudice a non condannare i giovani ma a fargli intraprendere un percorso di recupero con un’assistenza psicologica. Una “messa in prova”. Un percorso lungo e faticoso durante il quale i ragazzi devono ottenere voti scolastici eccellenti, devono partecipare ad incontri con psicologi e devono svolgere opere di carità e attività solidali come aiutare anziani e disabili.
Inoltre, periodicamente, devono incontrare i giudici che valutano se il percorso è seguito con costanza fino ad ottenere risultati validi per poter ritenere concluso il percorso.
Uno degli imputatati ha seguito questo percorso per ben 27 mesi.
Secondo i dati de “il Sole 24 ore” i carcerati che seguono questi percorsi di crescita personale tornano a commettere crimini in meno del 19% dei casi mentre coloro che non seguono alcun programma di riabilitazione tornano a delinquere in quasi il 70% dei casi.
“Mia figlia ha scoperchiato un sistema, ed ora tocca a noi insistere”. Il padre ha inoltre combattuto per fare approvare la prima legge sul Cyberbullismo.
“Il cyberbullismo si può combattere! C’è bisogno di responsabili in tutti gli edifici pubblici: in particolare nelle scuole”.
Il caso di Carolina (come quello di altre vittime) rivela quanto si sottovaluti il mondo virtuale. È più pericoloso del mondo reale perché una semplice presa di giro può diventare una derisione collettiva.
La storia ci insegna anche che non è con il suicidio che si risolvono le situazioni. Uccidersi non è “mettere una fine a tutto” ma arrendersi.
Gli altri possono ostacolarti la vita, tanto da renderla impossibile ma non per questo devi gettare la spugna. Il trucco è andare avanti…
QUALSIASI COSA SIA UN DOMANI !!!!!
Se ci credi veramente nessuno potrà mai fermarti, devi riuscire ad essere superiore alle offese, non puoi arrenderti alla vita.
Carolina si chiude in se stessa e poi si suicida perché si sente sola. Ma non è vero, nessuno di noi è solo. Il conforto lo si può trovare i chiunque; anche nelle persone da cui non te lo aspetteresti mai.
Il modo migliore per affrontare certe situazioni è farlo insieme agli altri:
CHIEDENDO AIUTO!!!!!!!!

FONTI:
DOCUMENTI
• sole 24 ore
• www.corriere.it
• www.corriere.net
• www.ilfattoquotidiano.it
• www.huffingtonpost.it
• www.quotidiano.net
• www.lastampa.it

VIDEO
• www.michelesantoro.it
• www.raiscuola.rai.it

di Adele Pontegobbi

Su Primapagina avevamo già affrontato il tema della dipendenza da socialnetwork, parlando di uno studio nell’ambito delle neuroscienze, che dimostrava come la zona del cervello che processa le sensazioni di gratificazione legate al cibo, al sesso, ai soldi e al successo in società, diviene particolarmente attiva quando veniamo elogiati, quando ci vengono fatti dei complimenti. In sostanza, per fare un esempio, quando ci vengono dati dei like su Facebook.

Chissà se gli scienziati dimostreranno che questo meccanismo del nostro cervello ha decretato anche il successo, ormai consolidato, delle app di incontri. E’ possibile flirtare e buttare ami utilizzando i più comuni social, ma milioni di persone sentono l’esigenza di utilizzare strumenti più specifici.
Le app di incontri sono molte, in Italia sono circa 6 milioni le persone che le usano e su tutte vince Tinder, con più di 50 milioni di utilizzatori nel mondo. Nata nel 2012, funziona in maniera molto semplice: ognuno pubblica una propria foto (sulla base della quale si viene scelti) poche info personali e qualche aspettativa riguardo al partner cercato. Il tinderiano ha la possibilità di filtrare le proprie ricerche utilizzando la geolocalizzazione: grazie al gps può vedere se ci sono altri tinderiani nei dintorni, dintorni che si fanno ampi considerando che il raggio massimo per la ricerca arriva fino a circa 160 km. Per gli amanti dei festival e dei concerti, anche se per ora solo nel Regno Unito e negli Stati Uniti, la app di incontri ha creato una “modalità festival”, in collaborazione con AEG Worldwide e Live Nation, nella quale la geolocalizzazione diventa fondamentale e garantisce all’utente di fargli incontrare qualcuno con i propri gusti musicali.
Tinder non fa problemi di genere: l’utente può decidere se cercare solo uomini, solo donne o entrambi, purché maggiorenni, il range va infatti dai 18 ai 55+ (dopo i 55 meglio non specificare). A quel punto si tratta solo di mettere dei like alle persone che ci piacciono. I like saranno visti da chi li riceve, solo se loro ci risponderanno con un like a loro volta.
Questo scambio reciproco di like si chiama “match” e dà la possibilità di iniziare una conversazione in chat. Sta di fatto che il rischio dipendenza è dietro l’angolo anche per il tinderiano. Chi si iscrive la usa in media un’ora e mezza al giorno,  e può arrivare a controllare lo smarthphone anche 11-12 volte al giorno. Il tinderiano non ha ancora incontrato nessuno dal vivo, ma scegliere ed essere stato scelto più volte, aumenta la sua autostima e lo rende compulsivo. Il chattare poi richiede tempo e spesso lo si fa con più persone nella stessa giornata. Sembra addirittura che molte persone, soprattutto donne, non incontrino neanche i soggetti con cui chattano, ma il flirtare con loro crei comunque appagamento e quindi anche potenziale dipendenza. Chattare con degli estranei è una piccola trasgressione che può farci fuggire dalla noia della routine della vita lavorativa, da una storia giunta al capolinea, dalla nostra identità che ci sta stretta.
Chiaramente l’uso principale dell’app è quello di combinare incontri che diano vita a rapporti occasionali, relazioni più o meno durature o amicizie. l’Ami (Associazione matrimonialisti familiaristi Italiani), fornisce dati che sostengono che Tinder in realtà favorisca i rapporti occasionali (il 70% degli incontri virtuali), rispetto alla storie più impegnative (esito del solo 30% degli incontri). Non sono solo I single ad usarla. Il 12% degli utilizzatori è sposato o ha una relazione. Non è un caso infatti che l’Associazione di avvocati che si occupa di diritto di famiglia “Famylegal”, dice che il 40% dei matrimoni salta proprio a causa di tradimenti (scoperti dal partner) consumati con persone conosciute sulle app di incontri.
Anche in questo caso un’app può essere uno strumento utile soprattutto per chi ha problemi di socializzazione e soffre di un’eccessiva timidezza, ma un uso compulsivo e sconsiderato della stessa può portare molti problemi nella vita reale e non solo nella bolla virtuale che possiamo costruirci.

Fonti:

immagine 1 : rawpixel.com

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Il telefono, uno strumento più potente della fantasia

Divertirsi all’ aria aperta, campana, nascondino, un due tre stella, guardie e ladri… insomma tutte attività che derivano da un’unica parola: “FANTASIA”. Dono che ormai molti ragazzi hanno perso, perché ognuno di noi ormai ha uno strumento più potente: “IL CELLULARE”. Molti di noi riusciamo a capire che esso è una fonte di distrazione, ma altri ne rimangono schiavi nel vero senso della parola. E’ da questo vertice della catena che iniziano varie dipendenze dai social network, internet e varie applicazioni presenti in ogni telefono.
Quindi, il mondo esterno è come un fiore che pian piano mostra i suoi petali migliori, dunque, non chiudiamoci davanti ad uno schermo, ma osserviamo le bellezze che esso ci offre.

Ecco qui sotto alcune domande poste a Marco, colui che si occupa di aiutare molti dei ragazzi che hanno dipendenze dal loro cellulare:
Il troppo tempo trascorso davanti allo schermo ha influenzato la vita di queste persone?
Molti si isolano nelle proprie camere, comunicando esclusivamente con il loro cellulare e le persone interattive, dietro ad esso.
Alcuni trascorrono le ore notturne sui social? Se sì perché di notte?
Beh! Molte persone anche la notte trascorrono molte ore sui social network nonostante il telefono produca luci nocive al sonno.
Come inizia questo percorso? Quale il primo passo per uscirne?
Molti trascorrono anche più di dodici ore davanti allo schermo. Le persone sono consapevoli di essere dipendenti dal proprio cellulare ma non riescono a evitare questa catena interminabile. Inoltre ci sono persone alle quali non si può strappare il cellulare di mano, perché potrebbero reagire in modo pericoloso.

di  Matilde Sollo, Arianna Caselli, Francesca Modafferi, Duccio Innocenti, Sofia Cavarretta e Alessandro Bianchi.

2 C Dicomano Scuola Secondaria I Grado  “Desiderio da Settignano”

Dr Ivan Ferrero
Psicologo delle Nuove Tecnologie

I nostri ragazzi si divertono a sparare e uccidere i loro coetanei in massa finché non ne rimane solo uno, si intrattengono guardando film di dieci minuti, imparano a cantare e ballare sovrapponendosi ai loro beniamini, spiano costantemente la vita delle altre persone, acquistano abiti estrosi con i soldi guadagnati giocando.

I nostri ragazzi non acquistano: shoppano.
Non vanno a caccia di risorse: farmano.
Non combattono: fightano.
Non uccidono: killano.
Non fanno scherzi: trollano.
E i maschi non diventano amici di una ragazza: vengono friendzonati, espressione tanto terribile da pronunciare quanto terribile da vivere, in quanto vuole dire che la tanto desiderata ragazza non te la darà mai, perché ti ha eletto a suo amico e confidente.

Tutto questo avviene in un mondo che non esiste se non nelle nostre percezioni, una realtà immaginata in cui tutto fluttua senza spazio e senza tempo.
Una realtà impalpabile ma dagli effetti assolutamente reali, come i soldi che si spendono in questo spazio, in cui un insulto o un malinteso possono sfociare in reazioni violente per sé e per gli altri.

Cosa ancora peggiore, questo Universo appare precluso alle vecchie generazioni, proprio coloro che dovrebbero vigilare sulla salute dei ragazzi e garantire loro ambienti sani e con regole ben precise di convivenza.
Noi della vecchia guardia troviamo spesso difficile vivere in un mondo così evanescente, in cui tutto permane ma viene anche dimenticato alla stessa velocità e con la stessa certezza.
Ai nostri occhi appare un mondo privo di ogni elemento della realtà, come noi siamo stati abituati a concepirla, in cui ogni cosa è opinabile e lasciata alla libera interpretazione del singolo.

Allora è inevitabile la reazione di chiudere tutto quanto, di tentare di staccare la spina per togliere vita a tutto questo, come se il gesto bastasse a cancellare un intero Universo, in realtà così capace di mutare e adeguarsi che oramai è qui per restare.

Eppure questo luogo tanto strano quanto maledetto non è nato né per caso e né da un giorno all’altro: è un mondo costruito, pianificato, e che sin dai suoi primi albori ha mostrato una straordinaria capacità di evoluzione, tanto che il Digitale come lo conosciamo oggi non è il Digitale come lo avevano concepito i suoi fondatori, né sarà il Digitale che vivranno i nostri nipoti.

A differenza del mondo che ci circonda da milioni di anni, che ci è stato donato dalla Natura, da leggi fisiche oppure da un’Entità Divina a seconda delle nostre credenze, questo Nuovo Mondo è un artefatto creato da una generazione e passato alle generazioni successive.

Esattamente come è sempre accaduto nella storia dell’Uomo, sin dai tempi del fuoco e probabilmente anche prima: una generazione costruisce un nuovo strumento, la nuova generazione sin dall’infanzia prende familiarità con lo strumento e impara a padroneggiarlo con disinvoltura, e nell’età adulta hanno acquisito così tanta dimestichezza da poterlo evolvere in altro.

Tutto questo non è mai avvenuto senza intoppi né criticità: ogni nuovo strumento ha presentato nuove sfide che l’Essere Umano ha dovuto imparare a risolvere, o almeno a gestire.

Così il fuoco è in grado di bruciare interi villaggi, e l’elettricità può uccidere un uomo in un istante.
Eppure non ci siamo fermati: abbiamo imparato a controllare il fuoco e a canalizzare la potenza distruttiva dell’elettricità.

Perché allora dovremmo spegnere il digitale?
Se davvero siamo così tanto terrorizzati da questo strumento, probabilmente è perché ne intuiamo la sua potenza.
Perché mai allora dovremmo privare le prossime generazioni di uno strumento così potente da essere in grado di accelerare la ricerca scientifica contro le malattie, oppure che permette all’uomo di rimanere in contatto con l’intero genere umano generando quel senso di unità tanto desiderato per millenni, o ancora che garantisce ai nostri figli una memoria senza precedenti?

Perché dovremmo imporre al Digitale una sorte che non abbiamo mai riservato per alcun altro strumento creato da noi?

Abbiamo imparato a controllare il fuoco, a canalizzare l’energia elettrica: perché non possiamo imparare a vivere questo nuovo mondo?

Se non vogliamo farlo per noi stessi, facciamolo almeno per i nostri figli.

 

I dati sempre più allarmanti e le azioni di contrasto

Di Matteo Lucchetta

MILANO – “Pensa, quando ero vivo non guidavo neanche male, qualche volta ho anche frenato su una striscia pedonale… Ma se ero un po’ in ritardo, ad un nuovo appuntamento, io passavo sulle strisce a non meno di duecento, pensa quando ero vivo a velocità costante, messaggiavo come un pazzo con la moglie e con l’amante, poi leggevo le risposte tra una curva e un dirupo, con lo sguardo della lince e la voracità del lupo” è così che inizia la canzone “Guida e basta” promossa nel 2018 su YouTube da Anas, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Polizia di Stato per sensibilizzare la sicurezza stradale in Italia, tema delicatissimo.
La problematica maggiore è l’uso degli smartphone durante la guida, causa di numerosi incidenti mortali fra giovani dovuti a distrazioni banali. Spesso, infatti, i ragazzi inviano messaggi mentre sono alla guida delle loro auto. Se sapessero quanto costa quel messaggio “arrivo cinque minuti e sono da te”, certamente userebbero maggior prudenza.
L’Ansa dichiara che nell’ 81% degli incidenti stradali, la colpa è di chi guida e 3 su 4 di questi incidenti avvengono per l’uso improprio degli smartphone durante la guida. I dati che affiorano negli ultimi anni sono davvero allarmanti.
Nel 2016 in Italia, per ovviare al problema degli incidenti stradali, nasce il “Tavolo della Sicurezza Stradale”, composto da Anas, Ania, Aci e Polizia di Stato, il cui scopo è migliorare la sicurezza stradale. Il 19 Luglio 2017 nell’articolo pubblicato dall’Ansa, il segretario della Commissione della Camera Gandolfi afferma: “Il problema della sicurezza stradale oltre ad essere difficile da risolvere, trova una delle sue complessità proprio nel fatto che si è molto scoordinati nelle azioni: ognuno fa il proprio pezzo e a volte non si agisce tutti nella stessa direzione, è stato un’ottima occasione per verificare questi aspetti e proporre dei rimedi”.  Il Tavolo della Sicurezza Stradale, se pur con le proprie difficoltà (come sempre quando si lavora insieme) ha stabilito nuove regole per chi guida: ad esempio, il ritiro della patente da uno a tre mesi fin dalla prima infrazione per uso dello smartphone.
Non sono previste solo sanzioni dal “Tavolo della Sicurezza”, ma anche una visione educativa, che promuove campagne di formazione e sensibilizzazione alla sicurezza stradale. Inoltre, coloro che lavorano a questo progetto possiedono una visione che guarda all’Unione Europea, ossia, si impegnano alla promozione di un regolamento unificato.
Nell’ambito del Tavolo della Sicurezza stradale Enrico Pagliari, responsabile area tecnica dell’Aci, all’Ansa ha dichiarato: “Abbiamo parlato di ambiente sociale in cui si vive, come la famiglia e la scuola, della diffusione degli smartphone che ci distraggono molto”.
Anche nel convegno dell’Istituto degli Innocenti (istituzione che si occupa della tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza) si è cercato di approfondire la problematica della dipendenza da smartphone, derivante senza dubbio dall’ambiente sociale che ci circonda. Il moderatore Fabio Voller dell’Agenzia Regionale Sanità Toscana, nel meeting, afferma sul sito dell’Ansa: “I ragazzi mostrano un fattore di stress maggiore. Uno stress probabilmente associato alla continua esposizione agli strumenti informatici, soprattutto lo smartphone, un oggetto che li mantiene iperattivi ed è associato anche alla mancanza di sonno: i ragazzi dovrebbero dormire nove ore a notte, ma una gran quota dei giovani dichiara di dormirne meno di sette, e questo per larga parte è dovuto proprio all’uso del telefono, anche di nascosto ai genitori”.
Il problema dell’utilizzo continuo degli smartphone, nasce soprattutto quando i giovani, alla guida delle loro automobili, non potendo farne a meno, inviano messaggi su Whatsapp, Messanger o addirittura aggiornano i propri profili su Instagram e Facebook.
Purtroppo nell’estate 2017, rispetto all’anno precedente, la Polizia di Stato e Carabinieri hanno registrato un aumento degli incidenti mortali (1.569 persone). Inoltre il sito dell’Anas mette in luce 65.104 infrazioni commesse nel 2017 a causa del non utilizzo di auricolari o viva voce.
Per evitare e far diminuire gli incidenti mortali, Anas Gruppo FS Italiane, nel 2018, ha deciso di creare un App chiamata “Guida e Basta”. Con questa App chi guida, prima della partenza, può mandare messaggi alle persone più care scrivendo che sta per mettersi in viaggio. Inoltre l’App “Guida e Basta” blocca le funzioni dello smartphone durante il viaggio: inviando la posizione geografica durante la sosta, il guidatore può tornare nuovamente a scrivere ai suoi contatti come sta procedendo il viaggio.
L’uso degli smartphone e la loro dipendenza dunque è una problematica sociale da non sottovalutare. Una problematica che stiamo vivendo quotidianamente soprattutto fra i più giovani e non solo. La dipendenza da smartphone è negli incidenti della notte dopo una bella serata passata con gli amici, nel traffico serale dopo una giornata al lavoro, con la voglia di tornare dalla propria fidanzata o fidanzato, o nelle strade mattutine dove la frenesia è sempre la prima a superarti, facendoti dimenticare che quel messaggio che vuoi inviare non è importante come la tua vita.