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Wii Sport Resort: 12 sport in uno

Il gioco Wii Sport Resort è un gioco per wii ( una console abbastanza vecchia) dove puoi giocare a ben 12 sport diversi. Tra questi battaglia di spade, windsurfing (è uno sport dove con una tavola cavalchi le onde mentre sei trasportato da una barca), frisbee, tiro all’arco, basketball, ping pong, golf, bowling. Puoi andare su una moto d’acqua, fare canottaggio, andare su una bicicletta e per ultimo visitare un’ isola con un aereo.

Questi giochi hanno tutti un’esperienza unica a parer mio, perché oltre a poter giocare ad ognuno di essi con più persone (massimo 4 persone), ogni volta che finisci una partita ti viene la voglia di battere il tuo record. Questo gioco si chiama wii sport resort non solo per i giochi che sono degli sport, ma anche perché il giocatore, per poter giocare, non deve premere dei tasti stando fermi su un divano, ma fare  gesti di come se fosse nella vita reale. Così uno più ci gioca, più si allena ( ovviamente è un allenamento abbastanza basso ma comunque è meglio che stare al divano a pigiare dei tasti) .

Secondo me è uno dei migliori giochi a cui HO MAI GIOCATO. Anche perché ogni gioco ha una meccanica diversa da dover imparare.  Oltre per i bellissimi giochi, lo consiglierei a tutti quelli che non fanno sport e restano a casa a giocare,  per divertirsi e per allenarsi.

Altre recensioni dei ragazzi:

Destiny lo sparatutto connesso e condiviso

Days Gone: un motociclista in un mondo apocalittico

Assassin’s creed origins – recensione

 

Dopo le proposte che avete letto nell’altro nostro post, abbiamo scelto di parlare della canzone di Achille Lauro “Rolls Royce”. 

Abbiamo scelto di lavorare su questa canzone perché parla di eccesso. Torna più volte la parola vita, ma il cantante descrive una vita che non prevede serenità e spensieratezza. La maggior parte dei personaggi citati sono figure legate in qualche modo alla droga e al vivere senza freni, personaggi che sembrano non essere stati in grado di gestire il successo e quindi hanno fatto ricerca di altro da sé per poter sopravvivere. Cita tutti i personaggi che hanno dovuto vivere sotto i riflettori, tralasciando la loro dimensione privata. Il cantante infatti nel corso della canzone dice una frase secondo noi molto importante: “non sono stato me stesso mai”. Non essere sereni con se stessi potrebbe infatti portare a fare uso di sostanze, a cercare il proprio essere in altro, senza mai riuscire a trovarlo.

Dalla parole del testo emerge che il cantante più che volere essere famoso desidera essere famoso. La vera emozione che prova è il desiderio della notorietà, non la fama di per sé. In fondo alla canzone si capisce che il desiderio del cantante sia quello di morire all’apice della fama e del successo senza dover imparare davvero a gestirlo, senza rischiare di morire dimenticato. Una volta raggiunta quella fama infatti sembra desiderare solo la fine. Inoltre il continuo ripetere il nome di personaggi morti e le parole che si ripetono creano un effetto di angoscia.

“TIK TOK” è il nuovo social network cinese

“TIK TOK” è il nuovo social network cinese che, negli ultimi anni, ha avuto un successo planetario, spopolando tra i ragazzini. È un’app che va sempre più di moda, che tutti devono installare sullo smartphone per sentirsi alla pari con gli altri, un’app che, come Instagram, può creare dipendenza. Voi vi chiederete cosa ci spinge a stare connessi ed a controllare freneticamente le notifiche e noi vi rispondiamo che è sufficiente trascorrere troppo tempo “attaccati” a quell’app per diventarne subito dipendente.

Per dipendenza si intende: “un’alterazione del comportamento che da semplice e comune abitudine diventa una ricerca esagerata e patologica del piacere attraverso mezzi o sostanze o comportamenti che sfociano nella condizione patologica. L’individuo dipendente tende a perdere la capacità di un controllo sull’abitudine”. (it.m.wikipedia.org)

Tik Tok ci permette di comunicare online attraverso il caricamento sulla piattaforma di brevi video con cui i vari profili si presentano, riscuotendo più o meno successo nella community. I video possono appartenere alle seguenti categorie:
-challenge -trend -storie -playpack -video musicali -danza -comici -tutorial

I pro e i contro di Tik Tok

Ovviamente, come ogni cosa, anche Tik Tok ha dei PRO e dei CONTRO 🆚

PRO: è un modo simpatico di socializzare, un modo per divertirsi con gli amici, per conoscere nuove canzoni, educativo e insegna ad aver a che fare con discorsi e webcam.

CONTRO: alcuni video possono essere non appropriati, il social network può causare dipendenza ed invadere la privacy, è capitato che alcuni autori di video venissero pesantemente insultati e presi insultati e presi in giro.

PARERI PERSONALI :

Secondo noi alcune persone giudicano un pò frettolosamente il social network TIK TOK.
Può essere un modo per sfogarsi, per trovare persone che ti vogliano bene, ma soprattutto un modo per divertirsi! – tosca

Alcune persone dicono che è pericoloso, ma solo se si usa in modo sbagliato. TikTok è un’app che serve per far divertire e farsi conoscere e diventare amici. -Alice

Penso che TikTok sia un’applicazione dove le persone possono esprimersi attraverso brevi video e non pericolosa se chi la utilizza sa difendersi e sa riconoscere chi può esserci dall’altra parte di un commento. -Caixun

Dicono che Tik Tok possa essere pericolosa ma solo se usata in modo scorretto. Quest’app può far divertire gli utenti e permette loro di sfogarsi realizzando dei video. Se viene usata in modo scorretto può essere pericolosa e creare danni alla persona. -Ludovica

Secondo me, molte persone, soprattutto gli “sfigati” o coloro che non utilizzano TIK TOK, esagerano e minimizzano nel giudicarla come un’app pericolosa ed inutile. Tutti giudizi negativi!! Invece se la si analizza con attenzione questa applicazione permette alle persone di scambiarsi consigli, di aiutarsi. I video ti fanno sentire libero di esprimere te stesso ed è per questo che secondo me è una bella applicazione. -Veronica

_aliii._ vero07 Tosca-mellina -Caixum _.ludoo._ Classe 1A – Scuola secondaria di Primo Grado – Via Cipro – Milano

http://vm.tiktok.com/dAAuLX/

Come i musicisti hanno analizzato il tema delle dipendenze

Ehi ci presentiamo: siamo studenti del liceo Agnoletti di Sesto F.no e stiamo intraprendendo un percorso per capire cosa vuol dire avere una dipendenza. Lo faremo strutturando il nostro blog e cercando di capire come i musicisti hanno analizzato il tema delle dipendenze.

Oggi abbiamo cercato alcune canzoni:

Lorenzo propone Ohi Maria degli Articolo 31
Luca propone Sciroppo di Sfera ebbasta
Luca propone Rolls Royce di Achille Lauro 8
Niccolò propone Tesla di Sfera ebbasta 1
Gaia propone Se solo potessi di Cranio Randagio 2
Lorenzo propone Bollicine di Vasco Rosso
Niccolò propone Marjuana di Ghali
Gaia propone Nicotina di Mostro
Maddalena propone Vietato morire di Ermal Meta
Emma propone Heroine di Badflower
Miriam propone Psycho di System of a down
Miriam propone Lose yourself di Eminem
Lapo propone Never be the same di C. Cabello

Abbiamo votato e a maggioranza abbiamo deciso di lavorare su Rolls Royce di Achille Lauro, la prossima volta vi facciamo sapere che cosa ne pensiamo!

 

 

Fonte immagine

 

di Adele Pontegobbi

Leggere l’inclusione. Letteratura, educazione e neuroscienze tra stereotipi e innovazione

Vi vogliamo segnalare questo interessante convegno che si terrà domani a Campi Bisenzio, presso la Biblioteca Tiziano Terzani: “Leggere l’inclusione- Letteratura, educazione e neuroscienze tra stereotipi e innovazione”.
Sempre più attenzioni vengono rivolte alle modalità didattiche nel mondo scolastico, per insegnare in modo efficace a bambini e ragazzi che hanno difficoltà di apprendimento o disabilità. Il mondo delle biblioteche, sia scolastiche che pubbliche, non dovrebbe essere da meno. In questa direzione va il convegno che pone al suo centro il tema dell’accessibilità della lettura. E’ il terzo anno consecutivo che Regione Toscana e Comune di Campi Bisenzio, tramite il Centro regionale di servizi per le biblioteche per ragazzi e con la collaborazione della rivista dedicata alla letturatura per l’infanzia LiBeR propongono un convegno sul tema “Lettura e disabilità”.

Tanti professionisti e discipline

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Banner “Se leggi colori la tua vita”

Come è comprensibile dal titolo il tema è trattato in modo interdisciplinare  da professionisti che spaziano tra le neuroscienze, la pedagogia, la psicologia, illustrazione, ecc..ecc.. Tra gli psicologi Luigi Paladin e Manuela Trinci, il primo farà un intervento intitolato “Il cervello e le prime letture”, nel quale la produzione editoriale dei più piccoli sarà analizzata dalla “…prospettiva della relazione..” che  “…prende in considerazione quanto del contenuto presente nei libri arrivi realmente al bambino, come venga mediato dal cervello, semplificato, ridotto, ampliato e contemporaneamente quanto il cervello in evoluzione capisca o preferisca cogliere..”. L’intervento di Manuela Trinci  intitolato “Dire, fare, poetare… in ospedale pediatrico”,  ci racconterà di come il fare poesia possa essere un elemento di inclusione per i pazienti dell’ospedale pediatrico e far diventare un percorso di cura, anche un percorso di crescita.

Dal mondo della scuola l’insegnate e pedagogista Franco Lorenzoni, con l’intervento
“Leggere i libri e leggere il mondo tra diversi per capire di più”, che porrà l’accento sulla ricchezza di diversità che le classi delle scuole italiane offrono, con la presenza di tanti bambini e ragazzi di origine straniera. Questa diversità grazie alla lettura, al dialogo e all’intelligente mediazione degli insegnanti può facilmente trasformarsi in ricchezza. Molti altri i professionisti che interverrano, potete cliccare qui per conoscerli tutti.

Le risposte del convegno

Tra le domande alle quali il convegno spera di dare molte risposte ci sono: “Quali meccanismi si attivano in un cervello che legge e quali strategie possono supportarli quando una disabilità li ostacola o li rende atipici? Come favorire la partecipazione alla vita scolastica, comunitaria e culturale costruendo percorsi che riconoscano sia le difficoltà sia le risorse presenti nella disabilità e da entrambe partano per tracciare sentieri inclusivi nuovi? E come si pone la letteratura per l’infanzia di fronte alla possibilità di offrire, con le parole e con le figure, una rappresentazione non semplicistica di una realtà articolata come quella segnata da una disabilità?” Se siete educatori, insegnanti, bibliotecari o semplici curiosi, non potete mancare a questo convegno.

Qui tutte le informazioni utili:

Mercoledì 13 novembre 2019
Ore 9.30-17.00
Campi Bisenzio
Palazzo Comunale – Sala Consiliare Sandro Pertini – Piazza Dante 36

Iscrizioni
La partecipazione è gratuita, previa iscrizione.
Modulo di iscrizione online

Segreteria
Idest srl – Villa Montalvo – Via di Limite 15, 50013 Campi Bisenzio
Tel. 055 8966577 – E-mail: convegni@idest.net

Ci sono persone che puliscono la casa tutti i giorni, che sistemano gli oggetti sempre nello stesso punto. S’infastidiscono se qualcosa è fuori posto e arrivano al punto di innervosirsi. Questa mania può trasformarsi in un disturbo ossessivo compulsivo e crea problemi nell’ambiente circostante.
Spesso nascondono un senso di insicurezza e mancanza di fiducia nel rapporto con gli altri.

Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) è una sorta di ossessione.
Nel caso in cui si tratti di DOC, la terapia riconosciuta a livello internazionale per trattarlo è quella cognitivo-comportamentale.

Fonte:

Redazione: I.M company
Nomi autori: ire_19_88 Theodore

Scuola media ICS Tolstoj di Milano

Destiny lo sparatutto connesso e condiviso

di cadz

Destiny, è un videogioco “sparatutto in prima persona”: all’inizio ti ritrovi a scegliere una classe: cacciatore, stregone o titano, tutte dotate di tre abilità speciali e ciascuna con poche varietà di personalizzazione dei personaggi. All’interno del gioco ti ritrovi in una discarica di auto con il tuo “spettro” che ti accompagnerà per sempre impedendo la tua morte, andando avanti troverai i primi nemici i “caduti” dei cyborg con molte braccia, e proseguendo ancora con la storia continueremo ad ottenere armi, armature, personalizzazioni e miglioramenti.

Oltre la storia ci sono i contenuti aggiuntivi: quelli del “casato del giudizio” e “l’oscurità del profondo”, tutti nel primo anno di Destiny. Nel secondo anno aggiunsero molti miglioramenti con un altro contenuto aggiuntivo chiamato “il re dei corrotti” che aggiunge appunto i corrotti comandati da Oryx, il loro re e padre di Crota che vuole anche lui distruggere la luce con un’altra incursione che ti permette di uccidere il vero Oryx gigante.

Nel terzo anno aggiunsero poi molte altre cose, come il contenuto de “i signori del ferro” in cui si combatte contro la “SIVA”, un tecnosimbionte che infetta tutto. Questo è stato Destiny, videogame che ora ha più di 4 anni ed è considerato morto a causa dell’uscita di Destiny 2; alcune volte può essere noioso ma con degli amici e con i bug sarà sempre divertente; lo si può trovare per computer, PS3 (limitato all’anno 2), PS4 e XBOX1. Il suo prezzo completo è di 60€, diminuito è invece tra i 10 e i 20€. È stato un bellissimo gioco, ma ora che è morto è arrivato il momento di giocare al 2° capitolo.

 

Recensione di “Città di carta”

di abril321

Quentin, uno dei protagonisti , si innamora fin da piccolo di Margo, la sua vicina di casa .
Margo è una ragazza molto particolare che è sempre stata appassionata di misteri e che fugge spesso di casa proprio alla ricerca di avventure.
Durante il loro ultimo anno di liceo Margo e Quentin si ritrovano un giorno per passare un intera nottata a fare scherzi alla vecchia comitiva di Margo. Quentin decide finalmente di rivelarle il suo amore; ma quando il giorno dopo va a scuola per parlarle non la trova.
Margo è scomparsa, e da qui inizia tutta quanta la storia che è una specie di viaggio in America alla ricerca della ragazza.

Sinceramente, il film non mi è piaciuto molto, potrei dire che il libro è sicuramente migliore; e non mi è piaciuto molto sia perché rende la storia profonda di John Green una storia superficiale, sia perché la storia che ha scritto è simile ad altre, così come lo è il finale.
Nel libro, però, ho trovato una frase che mi è piaciuta molto:
“Con i suoi occhi che mi guardavano, come se davvero ci fosse qualcosa di bello da vedere in me”.

Perché togliere le slot machine dal proprio bar

Intervistiamo Marco Antonelli, gestore insieme al padre del Caffè Mania (in largo Scalabrini, 2 – Milano), sede di un aperitivo “Slot mob” il 26 Ottobre 2018. Locale che negli anni ’70 era frequentato anche da Lucio Battisti che abitava lì vicino e spesso intratteneva i clienti suonando con la chitarra i suoi brani.

I: Volevamo iniziare chiedendo la storia di questo bar

Marco: Il nostro bar ha una storia lunghissima; nasce 54 anni fa, da mio nonno, il quale lo ha tenuto fino all’1988 -’89, poi è subentrato mio papà, e da quando ho 18 anni anch’io ho iniziato a collaborare. Di giorno, mentre io studio, il bar è gestito da mio padre e un altro ragazzo, la sera invece me ne occupo io. Tre generazioni che vanno avanti.

I: Cosa sono per te le slot machine?

M: Nonostante le abbiamo avute per un po’ di tempo, non le ho mai vissute veramente, non mi hanno mai attratto, le ho sempre trovate un po’ stupide perché non hanno uno scopo e non metti in gioco te stesso, diversamente da quando fai una scommessa, a prescindere dal fatto che comunque può diventare patologico, c’è uno studio e un ragionamento dietro, mentre tutto quello che è Lotto, Gratta Vinci è destinato al caso. Uno pensa che alle macchinette giochi il balordo, ma non è sempre così, tante volte sono pensionati. Spesso la frase tipica è: “gioco solo una volta al mese” ma nel frattempo frequenta diversi luoghi per giocare.

I: Quando sono state inserite le slot machine?

M: Quando mio padre era in società con un’altra persona, anche se non ricordo esattamente quando perché ero molto piccolo.

I: Perché avete deciso di toglierle?

M: Questa è una domanda complicata perché non è semplice toglierle, nonostante noi volessimo farlo da un po’ di tempo. Tendo sempre a non fare una morale a quelli che le hanno ancora, per un motivo semplice: le slot machine fanno guadagnare tanto al bar che le possiede, infatti i concessionari pagano tanti soldi.

Abbiamo deciso di intraprendere questo percorso perché volevamo rendere diverso il locale, un ambiente giovanile per la sera, un po’ diverso da quello che si trova in zona, e questo con le slot machine non è semplice perché ti posso assicurare che è un problema grosso. C’era la volontà di togliere questo oggetto che c’entrava poco con noi. Era una presenza ingombrante, persone a cui volevamo bene si isolavano con le macchinette invece di fare l’aperitivo con gli amici.

Quando abbiamo avuto la possibilità economica, soprattutto grazie ai nostri clienti, abbiamo fatto questa scelta molto importante e di cui siamo molto contenti. Inoltre essendo a 500 metri da una scuola, in futuro noi o chi verrà non potrà più metterle per via dell’ordinanza comunale. Un ruolo importante l’ha avuto mio padre perché lui non voleva toglierle poi un giorno mi ha detto togliamole e allora l’ho fatto subito.

I: Quali sono state le conseguenze, positive e negative?

bookcrossingM: Negative non so se ci sono. Positive sicuramente, come dicevo prima, nell’ottica di creare un locale per i più giovani, rendendo più carino il locale, privo delle slot machine. Abbiamo da poco aggiunto uno spazio di bookcrossing proprio nello spazio occupato prima dalle macchinette. Un altro aspetto positivo è non bisogna più stare dietro a situazioni spiacevoli quali: persone che tiravano pugni alle macchinette, litigi o dover allontanare i bambini, che incuriositi andavano nello spazio dove c’erano le macchinette, per evitare sanzioni in caso di controllo. Tutta una serie di impegni fastidiosi che ora non ho più e ne sono contento.

La cosa più bella è che tutto questo è stato apprezzato. Non c’è stata nessuna ripercussione economica. Anzi le persone ci sono state più vicine. La cosa negativa è che abbiamo perso qualche cliente, che però alla fine era cliente più delle macchinette, che nostro. Una scena divertente che capita ogni tanto è vedere persone che cercando le macchinette entrano nel locale ma notando che non sono più presenti, escono senza dire niente con la faccia un po’ stupita. Questo è il prototipo di cliente che io non voglio. Alcuni che giocavano, ma consumavano anche, sono rimasti miei clienti e mi hanno anche ringraziato. La clientela è cresciuta, ci sono persone che prima non entravano adesso invece entrano.

I: Hai sempre vissuto in questo quartiere?

M: Sì, sono nato due vie dietro. Frequentavo il vostro Oratorio (S. Curato D’Ars), è un luogo che ha una storia, e ha ancora oggi un’utilità per la comunità per farla unire e ritrovare.

I: I gestori delle macchinette danno un fisso?

M: Sì e anche abbastanza sostanzioso, ma non so dirti quanto perché non me ne occupavo io. Con le nuove leggi nell’ultimo anno il fisso era diminuito. Lo Stato che è il maggior finanziatore delle slot machine è anche quello che ci guadagna di più, ed anche per questa ragione combatte una guerra ma in maniera molto blanda.

Anch’io per qualche mese ho giocato alle scommesse ma mi sono accorto presto che stavo perdendo e quindi ho smesso, anche grazie l’aiuto di chi mi stava intorno che mi ha fatto riflettere; bisogna lavorare più che sulla repressione sulla sensibilizzazione.

Credo che le persone si rifugino nei vizi quando sono sole o si sentono tali, ad esempio c’era una signora anziana che veniva spesso a giocare quando avevamo le macchinette, motivando tale gesto dicendo che lo faceva come reazione al fatto che la sua famiglia non la considerasse e fosse interessata solo ai suoi soldi che quindi non si faceva troppi problemi a giocarsi.

La Redazione Prima Pagina S. Curato d’Ars – Milano

di cuore_blu

“A un metro da te” è un film uscito quest’anno (2019), che mi ha fatto emozionare davvero tanto.
Parla di due ragazzi, Stella e Will, affetti da una malattia non molto comune chiamata “fibrosi cistica”, che non ti lascia respirare bene.
Stella e Will all’inizio si odiano molto, Stella però vuole aiutarlo dato che lui non segue le terapie; iniziano quindi ad odiarsi sempre meno e si sviluppa così qualcosa di più che una semplice amicizia.

Il problema più grande però è che loro due devono stare come minimo a un metro di distanza perché sennò potrebbero contagiarsi con dei batteri; riescono a stare a questa distanza, ma poi Stella si arrende e capisce che questa malattia le ha portato via le persone più care e per questo decide di avvicinarsi a meno di un metro da Will.
Stella affronterà degli ostacoli molto difficili e poi alla fine scopriremo se i due riusciranno ad avere due nuovi polmoni.
È un film molto bello e con un gran significato perché ti fa anche capire come ogni giorno queste persone malate lottino per vivere e quanto siano forti. Consiglio molto anche di leggere il libro perché secondo me merita molto, è fatto molto bene e ti farà riflettere sicuramente.