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di Adele Pontegobbi

Videogames – Piccolo manuale per videogiocatori

Il libro di Davide Morosinotto e Samuele Perseo, “Videogames – Piccolo manuale per videogiocatori”, edito da Editoriale Scienza, è perfetto per una lettura ad alta voce in famiglia. Un manuale fatto per riflettere su un’attività seria, quella del videogiocare, in cui le attitudini dell’homo ludens e quelle dell’homo-videns, si mischiano e conducono il giocatore in una dimensione straordinaria, animata da leggi e principi propri.

Gli ingredienti di base

Gli autori provano ad individuarne gli ingredienti di base, tra cui un obiettivo, delle regole e una sfida che impegni abbastanza il giocatore o i giocatori. Prendono in analisi i diversi supporti tecnologici con i quali è possibile giocare e che ormai ci consentono di farlo ovunque, in ogni momento, probabilmente con persone connesse da ogni parte del globo. In ogni sezione dedicata al Pc, alle console o agli smartphone si trovano qualche nota storica e delle curiosità: non molti di voi ricorderanno che il primo videogioco della storia, “Spacewar!” è stato inventato nel 1962.

Tanti tipi diversi

Obbligatoria la carrellata sulle diverse tipologie di videogiochi per quanto riguarda l’ “esperienza di gioco” (se siete genitori profani in materia, farete un’ottima figura chiamandola “gameplay”). Dai noti giochi sportivi, ai platform (diventati runner sullo smartphone: il personaggio corre da solo e voi toccate lo schermo per fargli evitare gli ostacoli) dai criticati “picchiaduro” e “sparatutto”, agli open world tutti da esplorare (Minecraft vi dice niente?). E ancora gli stealth, giochi di astuzia in cui dovete portare a termine una missione, magari scalando tetti come il protagonista di Assassin’s Creed. Gli autori concludono con giochi di ruolo (MMORPG), puzzle game, gli strategici e i gestionali (come dimenticare Sim City?), passando poi alla fondamentale catalogazione delle etichette PEGI, fondamentale per capire se i contenuti di un videogioco sono adatti all’età del giocatore.

Free game? Soldi e sicurezza

Anche l’aspetto economico è importante, infatti ci sono molti modi di comprare un videogioco e scoprirete che la parola free game, non vuol dire proprio gioco gratis! La sicurezza dei giocatori non è certo secondaria alla questione economica, in tempi in cui si gioca molto online con altre persone e per questo il manuale ci fornisce dei suggerimenti su come orientarsi tra le comunità di giocatori online e come capirne il gergo! Il manuale ci ricorda che è’ sempre bene essere corretti con i nostri compagni di partite e saper difendere la nostra privacy da eventuali bulli che potrebbero rendere spiacevoli le nostre esperienze di gioco!

Possibile diventare dipendenti dai videogiochi?

I problemi con i videogiochi possono nascere, più che dalla presenza dei bulli online o con le truffe, dalle nostre abitudini sbagliate. E’ vero che nel mezzo di una partita, a volte si evita perfino di andare in bagno pur di non mettere in pausa il gioco. Il sesto capitolo del manuale è dedicato proprio a questo, saper riconoscere quando noi o i nostri amici passiamo troppo tempo a giocare, magari evitando di uscire o fare altre cose importanti.

E ora fallo tu!

L’ultima parte del manuale è dedicata all’approfondimento sulla creazione di videogiochi, immergendosi nelle sue componenti fondamentali: il game design, la grafica e la programmazione. Si capisce subito che i videogiochi più interessanti hanno dietro squadre di figure tecniche che lavorano seguendo dei passaggi ben precisi: dall’ideazione al debug finale, le tappe sono obbligate. Ah sapevate da dove arriva la parola “bug” (normalmente significa “insetto”, ma in questo caso significa “errore”)? Deriva da un vero insetto, per l’esattezza una falena che negli anni ’40 mandò in tilt il supercomputer Mark II, incastrandosi nei suoi circuiti. Un “errore” causato da un insetto è entrato così nel gergo tecnico! A questo punto il manuale vi fornisce tutte le indicazioni sui principali software per creare videogiochi e suggerisce anche di iniziare a muoversi in questo mondo dalle “mod” (modification) software in grado di modificare o espandere un videogioco già esistente!!

 

 

 

 

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di Adele Pontegobbi

Videogiochi tra dipendenza e gioco d’azzardo

La nostra redazione è stata colpita dall’articolo “La trappola dei videogiochi”, uscito a novembre sul
n°1332 della rivista Internazionale, che ha meritato anche la copertina del giornale con l’immagine di un omino di Minecraft.
Avevamo già parlato di Fortnite in passato e di come fosse stato accusato di creare dipendenza. Anche nell’articolo realizzato per Internazionale dalla Investico, un consorzio indipendente olandese di giornalismo investigativo per il Groene Amsterdammer, Fortnite assume un posto di primo piano tra i giochi capaci di tenere i ragazzi agganciati ai joystick. Sembra infatti che i casi di giocatori da 80 ore settimanali siano in aumento.

Free-to-play, liberi di spendere

PlayerUnknown (gratuito per gli utenti Android), Anello di Elysium, H1Z1: Battle Royale, sono tutti giochi free-to-play simili a Fortnite, con i quali le case di produzione guadagnano, soldino dopo soldino, grazie ad acquisti come gadget o abbigliamento per il proprio avatar.
Può sembrare incredibile che delle piccole transazioni di denaro possano far arrivare ad accumulare vere e proprie fortune. Un numero esorbitante di utenti lo rende possibile: l’industria internazionale di videogiochi ha infatti raddoppiato il proprio fatturato dal 2012, ottenendo un complessivo giro d’affari pari a tre volte quello di Hollywood. ma non sono da sottovalutare anche i giocatori spendaccioni. Il produttore di Warframe ha raccontato che alcuni potevano cambiare l’aspetto del proprio personaggio anche 200 volte al giorno. Questo fa comprendere che per quanto piccolo sia il prezzo di ogni singola skin, il rischio di spendere cifre importanti è concreto.

Esperti a lavoro

Inoltre i produttori assoldano esperti per produrre giochi con potere di presa sui consumatori sempre maggiore, mutuando le proprie dinamiche direttamente dal gioco d’azzardo. Il meccanismo delle loot box, che ammalia con bottini difficilmente ottenibili, ricorda il funzionamento dei gratta e vinci. Probabilmente se avessimo chiara l’esatta probabilità di vincere, ci sembrerebbe ridicolo acquistarne.
Nell’ interessante inchiesta olandese viene citato un ricercatore norvegese che ha speso 3.800 per collezionare calciatori nel noto videogioco di calcio “Fifa”e nonostante questo non ha costruito una squadra di campioni. La cosa inquietante è infatti che l’acquisto di queste figurine virtuali, con il meccanismo delle loot box è assolutamente casuale e praticamente sempre, nel “pacco”, ci sono calciatori di livello più basso rispetto ai fuoriclasse che un utente si aspetterebbe di ottenere in un videogioco, dopo aver investito quasi 4000 euro! Insomma con queste “scrigni” pieni di poco, il giocatore si avvia a sperimentare su di sé lo spirito della scommessa.

Occhio a non perdersi niente!

Tra le numerose tecniche manipolatorie, con la funzione di far tenere al giocatore l’attenzione alta sui propri videogiochi, le case di produzione rilasciano delle novità per tempi molto brevi. Cresciuti in una società che vive nel terrore di non essere aggiornata, di aver perso l’ultima uscita, i ragazzi e non solo, subiscono questo tipo di pressione. In altri casi, in aiuto dei produttori e per far spendere gli utenti, arrivano gli algoritmi. Sei un principiante e l’algoritmo ti farà giocare con utenti esperti e con armi di buona qualità. Per non sentirti da meno e avere qualche speranza di andare avanti acquisterai un’arma migliore e subito l’algoritmo ti farà sentire appagato del tuo facendoti relazionare con utenti con armi più scarse. Quel brivido di esclusività, che funziona anche nei mondi virtuali.

Bad news

In qualunque caso in Olanda le cliniche per il recupero dei “tossici dei videogiochi” nel 2018 si sono occupate del doppio dei casi rispetto al 2015 e non sembra sia possibile fare molto contro i meccanismi mutuati dal gioco d’azzardo. Infatti le autorità possono intervenire soltanto se nei videogiochi i premi, bottini e gli scrigni fossero di fatto ricompense in denaro.

Fonte immagine: nintendo.it

I numeri dei videogiochi in Italia

Wii Sport Resort: 12 sport in uno

Il gioco Wii Sport Resort è un gioco per wii ( una console abbastanza vecchia) dove puoi giocare a ben 12 sport diversi. Tra questi battaglia di spade, windsurfing (è uno sport dove con una tavola cavalchi le onde mentre sei trasportato da una barca), frisbee, tiro all’arco, basketball, ping pong, golf, bowling. Puoi andare su una moto d’acqua, fare canottaggio, andare su una bicicletta e per ultimo visitare un’ isola con un aereo.

Questi giochi hanno tutti un’esperienza unica a parer mio, perché oltre a poter giocare ad ognuno di essi con più persone (massimo 4 persone), ogni volta che finisci una partita ti viene la voglia di battere il tuo record. Questo gioco si chiama wii sport resort non solo per i giochi che sono degli sport, ma anche perché il giocatore, per poter giocare, non deve premere dei tasti stando fermi su un divano, ma fare  gesti di come se fosse nella vita reale. Così uno più ci gioca, più si allena ( ovviamente è un allenamento abbastanza basso ma comunque è meglio che stare al divano a pigiare dei tasti) .

Secondo me è uno dei migliori giochi a cui HO MAI GIOCATO. Anche perché ogni gioco ha una meccanica diversa da dover imparare.  Oltre per i bellissimi giochi, lo consiglierei a tutti quelli che non fanno sport e restano a casa a giocare,  per divertirsi e per allenarsi.

Altre recensioni dei ragazzi:

Destiny lo sparatutto connesso e condiviso

Days Gone: un motociclista in un mondo apocalittico

Assassin’s creed origins – recensione

 

di Adele Pontegobbi

Su Prima Pagina avevamo parlato delle cicliche crociate che alcune figure importanti del mondo adulto, spesso politici, avevano lanciato contro i videogiochi. Il dibattito in Italia va avanti da prima della nascita dei videogames, le stesse argomentazioni venivano applicate negli anni ‘50 ai fumetti per ragazzi: proponevano storie violente capaci di influenzarli fino alla riproduzione nella vita reale di atti violenti.

“I Mondi Virtuali e i Criteri Multipli: “Il Problema Morale nei Videogiochi Massivi”

Un interessante studio in cui ci siamo imbattuti sul “problema morale nei videogiochi massivi”, ci indica che il dibattito sui videogiochi violenti fu influenzato proprio dagli studi di Albert Bandura e dalle prime dimostrazioni dell’apprendimento imitativo, promuovendo il concetto del rischio emulativo. Lo studio “I Mondi Virtuali e i Criteri Multipli: Il Problema Morale nei Videogiochi Massivi” di Stefano Triberti, Carolina de Pasquale e Giuseppe Riva si concentra su un elemento oggetto di approfondimenti che è il “posizionamento morale”. Questo elemento è diventato sempre più rilevante, soprattutto nei giochi di ruolo single player o massivo.

Il posizionamento morale

Scegliere da che parte stare per il giocatore è sempre più una caratteristica propria delle modalità di gioco (gameplay), che solo una caratteristica del contesto narrativo (1). Sì perché quando giochiamo ad un videogame, vediamo un film, o leggiamo un libro, si attivano dei meccanismi di identificazione con i personaggi che si muovono in uno specifico spazio narrativo, perseguono obiettivi e ed esprimono emozioni. Anche le azioni violente compiute da questi personaggi possono quindi essere interpretate dai giocatori in modo diverso. I giocatori decidono il loro posizionamento morale. Quando si parla di posizionamento morale si fa riferimento all’esperienza del giocatore e dove possibile alla sua scelta attiva di essere e agire all’interno del videogioco come una figura morale, immorale oppure ambigua (2).

Gli studiosi hanno individuato 4 modalità di posizionamento morale:

  1. Manichea: il giocatore può scegliere tra due fazioni già caratterizzate (buoni o cattivi)
  2. Scelta del personaggio: Il giocatore sceglie un personaggio che appartiene ad un gruppo presentato come buono o cattivo
  3. Modalità customizzazione: Il personaggio viene personalizzato dal giocatore prima di iniziare a giocare, anche dal punto di vista morale
  4. Modalità dilemmi morali: il giocatore caratterizzerà il personaggio con le scelte operate di fronte ai dilemmi morali che la storia del videogioco gli porrà di fronte.

Sii corretto con gli altri (avatar)

Sicuramente i videogiochi che pongono per eccellenza il giocatore di fronte a dilemmi morali sono i MMORPG’s (Massive Multiplayer Online RolePlaying Games). Giocati on line, permettono di interagire con molte persone sconosciute, attraverso l’uso di avatar e coinvolgono un numero elevatissimo di giocatori. Un sistema di norme diventa necessario per evitare il caos, anzi più sistemi.  In questo caso lo studio ci parla infatti di “sussistenza di riferimenti morali multipli”.  Le norme che il giocatore seguirà saranno diverse se vogliamo valutarle prendendo in analisi la “persona”, l’essere umano con il suo codice di comportamento sociale, il giocatore/utente o il personaggio del videogioco.

Nel primo caso il giocatore riporta nel gioco i valori sociali che mette in pratica anche nella realtà  e se possiede  un avatar evoluto con un alto punteggio, non dovrebbe certo attaccare e distruggere avatar poco evoluti. Sarebbe come se un giovane si mettesse a  picchiare senza motivo anziani o bambini.

Bannato a vita da Fortnite

Nel secondo caso consideriamo le norme di comportamento dal punto di vista del giocatore/utente. Avrete letto del gamer professionista che è stato bannato a vita da Fortnite e che ha raccontato la sua esperienza in lacrime in un video?  E’ proprio questo il caso di infrazione di queste norme: il gamer infatti è stato scoperto ad usare un aimbot, un robot che ti aiuta a prendere meglio la mira e quindi ad uccidere meglio gli avversari. Impensabile se si vuole essere dei giocatori corretti in uno sparatutto come Fortnite.

Nel terzo caso si parla dei riferimenti morali del personaggio, dell’avatar con cui si gioca.  In questo caso le sue norme di comportamento saranno dettate dalle esigenze narrative del gioco.  Se si è un guardiano del castello, per esempio, se il castello viene attaccato, ci si aspetta che il personaggio in questione rimanga a proteggere il castello e non si allontani per scappare.

Problemi morali in World of Warcraft

Lo studio pone alla nostra attenzione casi avvenuti nei MMORPG’s in cui questi piani, queste norme di comportamento perdono i loro confini, perché la realtà invade il gioco. Caso famoso è quello accaduto nel 2006 in World of Warcraft (WoW). Una giocatrice muore (nella realtà) e gli amici conosciuti nel gioco decidono di organizzare una veglia funebre all’interno di WoW. Durante quella veglia funebre, i loro avversari ( della gilda avversaria) gli attaccarono sbaragliandoli.

Secondo voi quali norme di comportamento hanno violato?

fonte immagine: https://cdn.shortpixel.ai/client/q_glossy,ret_img,w_711,h_400/https://www.gamesoul.it/wp-content/uploads/2019/11/fortnite-jarvis-faze-clan-bannato-a-vita-fortnite-2-gamesoul-711×400.jpg

di Adele Pontegobbi

Internet Festival a Pisa: il futuro è già qui

Da ieri è iniziato a Pisa l’Internet Festival, giunto alla sua nona edizione. Festival nato dalla volontà di Regione Toscana, il Comune di Pisa, il Cnr e di altre realtà culturali d’eccellenza presenti nel territorio pisano (Università di Pisa, Scuola Normale Superiore di Pisa, Registro, l’Istituto di Informatica e Telematica del Cnr, ecc… ecc…) anche quest’anno è ricco di eventi, incontri ed esperienze in cui immergersi.
Grande spazio alle iniziative dedicate a bambini e ragazzi segnalate con l’hastag #leregoledelgioco, che sottolinea quanto sia importante iniziare prima possibile a maneggiare le regole del gioco della Rete, per riuscire a cogliere le opportunità da questa offerte, evitarne le insidie in modo intelligente e creativo.
IF KIDS, spazio tematico dedicato ai bambini dagli 0 ai 6 anni e alle loro famiglie propone l’area gioco
esperienziale nominata “La curiosità come regola”, dove i partecipanti potranno prendere confidenza con i concetti del mondo digitale, accompagnati nell’esplorazione da alcuni educatori senza bisogno di nessun dispositivo digitale, sembra proprio partendo dal labirinto di Pac Man. Per rilassare i piccoli curiosi presenti anche delle sessioni di mindfulness e yoga.
Per tutti la possibilità di sperimentare grazie alla realtà virtuale di “Moon Landing”, l’allunaggio dell’Apollo 11 o la materia oscura grazie a Darkside20k, documentario sul futuro rilevatore di materia oscura realizzato sotto 1400 metri di roccia all’interno del Laboratorio Nazionale del Gran Sasso.

Facce e suoni

Se passeggerete nel Centro Congressi Le Benedettine , vi potrete imbattere nell’installazione “The Sound of the Crowd”, che trasformerà i volti del pubblico in suoni attraverso la tecnica del riconoscimento facciale, pescandoli dalle telecamere di sicurezza presenti in tutti gli spazi del festival. I partecipanti all’Internet Festival si troveranno così a costituire una sorta di orchestra, declinando in maniera artistica l’uso del riconoscimento facciale, associato normalmente al controllo.

I temi più attuali saranno affrontati in questo festival: dalla blockchain al funzionamento delle criptovalute, non dimenticando il tema della sicurezza, non affrontato solo dal punto di vista tecnico, ma anche educativo. Non mancheranno anche laboratori e incontri sul tema del cyberbullismo e hate speech: verrà presentato anche il libro “Penso, parlo, posto. Breve guida alla comunicazione non ostile” DI Carlotta Cubeddo e Federico Taddia, “Super Robin contro i bulli” di Roberto Morgese  e anche “Il ritiro sociale degli adolescenti” di Matteo Lancini, che oltre ai temi sopra indicati affronta il tema degli hikikomori, del videogaming patologico e del gioco d’azzardo.

L’ambiente

Non poteva mancare il tema l’ambiente in questo Internet Festival, Legambiente infatti ci propone l’esperienza del riscaldamento globale, facendoci provare le temperature previste per il 2030 nella “bolla” di 18 metri per 4, appositamente costruita. Verrà presentata anche SOILapp, strumento per monitorare lo stato di salute del suolo e ci sarà la possibilità di venire aggiornati  sugli accordi internazionali in merito al  cambiamento climatico nel laboratorio “Mi manca l’aria”.

Non aspettate, il futuro è già qui.

Destiny lo sparatutto connesso e condiviso

di cadz

Destiny, è un videogioco “sparatutto in prima persona”: all’inizio ti ritrovi a scegliere una classe: cacciatore, stregone o titano, tutte dotate di tre abilità speciali e ciascuna con poche varietà di personalizzazione dei personaggi. All’interno del gioco ti ritrovi in una discarica di auto con il tuo “spettro” che ti accompagnerà per sempre impedendo la tua morte, andando avanti troverai i primi nemici i “caduti” dei cyborg con molte braccia, e proseguendo ancora con la storia continueremo ad ottenere armi, armature, personalizzazioni e miglioramenti.

Oltre la storia ci sono i contenuti aggiuntivi: quelli del “casato del giudizio” e “l’oscurità del profondo”, tutti nel primo anno di Destiny. Nel secondo anno aggiunsero molti miglioramenti con un altro contenuto aggiuntivo chiamato “il re dei corrotti” che aggiunge appunto i corrotti comandati da Oryx, il loro re e padre di Crota che vuole anche lui distruggere la luce con un’altra incursione che ti permette di uccidere il vero Oryx gigante.

Nel terzo anno aggiunsero poi molte altre cose, come il contenuto de “i signori del ferro” in cui si combatte contro la “SIVA”, un tecnosimbionte che infetta tutto. Questo è stato Destiny, videogame che ora ha più di 4 anni ed è considerato morto a causa dell’uscita di Destiny 2; alcune volte può essere noioso ma con degli amici e con i bug sarà sempre divertente; lo si può trovare per computer, PS3 (limitato all’anno 2), PS4 e XBOX1. Il suo prezzo completo è di 60€, diminuito è invece tra i 10 e i 20€. È stato un bellissimo gioco, ma ora che è morto è arrivato il momento di giocare al 2° capitolo.

 

di cicciomatti

Assassin’s creed origins  è ambientato in Egitto nel 49 a.C. dove Beyek, il protagonista, deve vendicare suo figlio ucciso per mano del faraone. Bayek è – o meglio era – un Medjay, cioè una guardia del corpo del faraone; ma da quando questo si è fatto corrompere da potere e ricchezze, Bayek si rifiuta di difenderlo, anzi lo vuole uccidere.

Questo gioco è molto bello per vari motivi: ha una grafica pazzesca e le animazioni e i movimenti di persone e animali sono fatte molto bene: c’è molta varietà di stili di combattimento, abilità (mosse) che sblocchi nel tempo.

I tipi di armi che possiamo usare sono tantissimi e vanno dalla mazza pesante fino ai pugnali, ma oltre a tantissime qualità, il gioco ha anche dei difetti; avendo una mappa enorme e piena di cose e missioni ha vari bug come topi volanti e missioni che non si possono fare. Ha molti riferimenti storici anche se la trama è inventata…Mi piace molto.

 

Fonte immagine

di Adele Pontegobbi

Avrete sicuramente sentito le polemiche sorte intorno ad un videogioco gratuito online chiamato “Don’t Whack your Teacher”, dopo che la senatrice dei 5 stelle Bianca Laura Granato ne ha denunciato l’esistenza in una seduta del Senato. In realtà il gioco è nato 5 anni fa ed è stato convertito in mobile per Android dalla versione flash game. Il gioco consente di esercitare brutale violenza contro un professore. Lo schema è sempre lo stesso. Stessa immagine con un professore semicalvo e dotato di occhiali seduto alla cattedra e lo studente su una sedia accanto a lui. La grafica non punta al realismo, ma ha una leggera rotondità in stile manga ed è in bianco e nero. Ci sono dieci modalità di massacrare il professore e l’oggetto deputato a questo deve essere scoperto passandoci sopra con il cursore. Un grosso libro con cui colpirlo in testa, delle forbici con cui sgozzarlo, uno spray chimico con cui intossicarlo e perfino uno sciame d’api in barattolo da cui farlo inseguire finché non si sporge dalla finestra da cui cadrà, spinto malamente dall’alunno. Il gioco senza colori, viene illuminato solo dal sangue rosso fuoco che spilla il docente. Il ragazzino pesta con violenza e spesso gli viene anche il fiatone nel farlo. Il gioco è uno di una serie in cui l’utente può sfogare la rabbia repressa verso soggetti a lui vicini, spesso anche nella realtà bersagli di attacchi di ira. C’è la versione in cui massacri il tuo capo, il tuo vicino di casa, il ladro che ti è entrato in casa, il terrorista islamico, la tua ex e persino il tuo computer. Non c’è una versione ex ragazzo, ma per le donne hanno creato quella che potremmo tradurre con “massacra i provoloni”: la protagonista si trova in un locale e due uomini la importunano, al suo diniego i due persistono e quindi vengono massacrati dalla donna. C’è poi la serie dei giochini in flash dedicati ai politici ed ai vip: l’utente può picchiare Donald Trump, Obama, la Clinton e tutta una serie di celebrità del mondo dello spettacolo.
Mentre il coro di voci di biasimo su “Don’t Whack your Teacher” è unanime, fatico a trovare una posizione così netta.

Innegabile che negli ultimi anni la condizione degli insegnanti nelle scuole è peggiorata, deprivati dalla società e dalle famiglie della loro autorevolezza, sono sempre più spesso vittime di aggressioni verbali e fisiche da parte dei ragazzi e anche dei genitori e quindi il gioco può essere letto come una normalizzazione di questi atteggiamenti violenti.

Lo stesso allora potremmo dire per le donne, frequentemente oggetto di femminicidio da parte di ex mariti e compagni o per i ladri colpiti alle spalle, se seguiamo la cronaca e le relative polemiche politiche: il semplice fatto che siano stati creati questi giochi e che qualcuno li usi, sono indice di un incremento della violenza nella realtà verso certe categorie? Non ho una risposta.
E poi questi giochi sono noiosi: lo stesso sfondo, gli stessi personaggi, la stessa azione all’infinito: è perfino difficile che un utente arrivi a scoprire i dieci oggetti per picchiare il professore nel caso di “Don’t Whack your Teacher”, molto più probabile si stanchi prima per la monotonia. Inoltre quando ci si è giocato una volta non si ha più motivo di tornare a giocarci: abbiamo già visto e scoperto tutto nel primo utilizzo.
In qualche modo immagino questi giochi al pari delle “stanze sfogatoio a pagamento”. Avete mai visto qualche servizio al tg che parla di questi luoghi, stanze arredate al solo scopo di essere distrutte. La persona stressata (da cosa? In questo caso non possiamo saperlo!) paga per distruggere con una mazza o un altro oggetto contundente la roba presente nella stanza tutelato da occhiali e altre protezioni onde evitare ferimenti involontari. Nessuno si sognerebbe di chiedere all’utilizzatore se mentre distruggeva la stanza stesse pensando al suo boss, al vicino di casa o alla moglie.
Insomma è probabile che un ragazzino di terza media mostri questo gioco ad un compagno per farsi due ciniche risate, ma è certo che passeranno velocemente a Fornite dal cui verranno più facilmente ossessionati.

di lorit 06
(Lorenzo Colella)

Rocket League è un videogioco sportivo pubblicato nel 2015 da Psyonix Studios per PLAY STATION4, XBOX ONE, MICROSOFT WINDOWS e NINTENDO SWITCH.
Si può giocare sia singolarmente o in più giocatori. Inoltre si può giocare la stagione in modalità offline e online giocando con gli altri giocatori. Rocket League è un gioco di calcio con le macchine, ma ha anche altre modalità sportive, come Basket e Hockey. Si può scegliere un’ampia gamma di macchine volanti dotate di kit di personalizzazione con anche enormi razzi potenziati, volare in aria per segnare gol pazzeschi, per effettuare straordinari salvataggi e per distruggere gli avversari.

Il tutto ad una velocità incredibile in arene sceniche, con una mega palla da spingere in porta o come palla avvelenata. Per me il gioco è molto divertente e dinamico, lo consiglio soprattutto a chi piace lo sport. L’unico difetto è la grafica, che non è perfetta.

VOTO IN STELLE:**

di sebastian88656

Deacon St. John, protagonista di una storia apocalittica e di complicati tentativi di resistere, la moglie del protagonista Sarah è “sparita” come quasi tutta l’America, infatti il gioco è ambientato nell’ Oregon. Quello che resta di Deacon è un motociclista mosso dalla memoria. Nel mondo ci sono dei campi, degli assembramenti di sopravvissuti e i punti in cui deve tornare spesso, anche non volendo per vedersi assegnate delle missioni, principali o secondarie che siano. Solo soddisfacendole si possono ottenere crediti, validi solo per quel preciso campo, e fiducia: maggiore è la fiducia, maggiori sono le possibilità di acquisto. Più pezzi per la moto, più armi e più gadget. National Emergency Response Organization: la N.E.R.O. è stata inizialmente approntata per aiutare la popolazione con centri mobili improvvisati, ma evidentemente è servita a ben poco. Lì, però, Deacon può recuperare degli iniettori che ne migliorano permanentemente la riserva di energia, la stamina o la concentrazione, che è la capacità di rallentare il tempo mentre si mira con L2. Presto la quantità di concentrazione. la potenza scenografica degli ambienti e in generale il livello di dettaglio. Days Gone è senza alcun dubbio uno dei giochi più convincenti a disposizione di chi abbia una PlayStation 4. Quando in mezzo ai boschi si scatena la pioggia gli alberi si muovono in tutte le direzioni, si può solo rimanere a bocca aperta. Così come quando ci si ritrova sotto una pioggia che fa trasformare ogni stradina sterrata in un torrente di fango e pozzanghere. O come nei casi in cui la neve inizia a cadere e lentamente avvolge tutto il mondo di gioco. Poi però si va a parlare con qualcuno, parte una piccola sequenza animata, finisce e si torna nel mondo di gioco in cui la neve, per magia, è scomparsa. La moto è l’altra metà di Deacon, il mezzo prediletto per i suoi spostamenti nelle ampie regioni di Days Gone e, anzi, l’unico a sua disposizione. Così come della maggioranza dei personaggi secondari. Tra giubbotti di pelle, tatuaggi, barbe e cappellini da baseball, basta poco per confondersi e credere di trovarsi di fronte alla riduzione videogiocabile di Sons of Anarchy. La moto è quindi uno degli elementi caratterizzanti del gioco e come Deacon può crescere, migliorare, rendersi più efficace.

Questo gioco a me è piaciuto perché è un openworld ed un gioco d’azione cose a parer mio fondamentali per un videogioco però essendo un openworld è pieno di bug.

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