Dipendenze

Virtuale è reale anche per le app di incontri

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di Adele Pontegobbi

Su Primapagina avevamo già affrontato il tema della dipendenza da socialnetwork, parlando di uno studio nell’ambito delle neuroscienze, che dimostrava come la zona del cervello che processa le sensazioni di gratificazione legate al cibo, al sesso, ai soldi e al successo in società, diviene particolarmente attiva quando veniamo elogiati, quando ci vengono fatti dei complimenti. In sostanza, per fare un esempio, quando ci vengono dati dei like su Facebook.

Chissà se gli scienziati dimostreranno che questo meccanismo del nostro cervello ha decretato anche il successo, ormai consolidato, delle app di incontri. E’ possibile flirtare e buttare ami utilizzando i più comuni social, ma milioni di persone sentono l’esigenza di utilizzare strumenti più specifici.
Le app di incontri sono molte, in Italia sono circa 6 milioni le persone che le usano e su tutte vince Tinder, con più di 50 milioni di utilizzatori nel mondo. Nata nel 2012, funziona in maniera molto semplice: ognuno pubblica una propria foto (sulla base della quale si viene scelti) poche info personali e qualche aspettativa riguardo al partner cercato. Il tinderiano ha la possibilità di filtrare le proprie ricerche utilizzando la geolocalizzazione: grazie al gps può vedere se ci sono altri tinderiani nei dintorni, dintorni che si fanno ampi considerando che il raggio massimo per la ricerca arriva fino a circa 160 km. Per gli amanti dei festival e dei concerti, anche se per ora solo nel Regno Unito e negli Stati Uniti, la app di incontri ha creato una “modalità festival”, in collaborazione con AEG Worldwide e Live Nation, nella quale la geolocalizzazione diventa fondamentale e garantisce all’utente di fargli incontrare qualcuno con i propri gusti musicali.
Tinder non fa problemi di genere: l’utente può decidere se cercare solo uomini, solo donne o entrambi, purché maggiorenni, il range va infatti dai 18 ai 55+ (dopo i 55 meglio non specificare). A quel punto si tratta solo di mettere dei like alle persone che ci piacciono. I like saranno visti da chi li riceve, solo se loro ci risponderanno con un like a loro volta.
Questo scambio reciproco di like si chiama “match” e dà la possibilità di iniziare una conversazione in chat. Sta di fatto che il rischio dipendenza è dietro l’angolo anche per il tinderiano. Chi si iscrive la usa in media un’ora e mezza al giorno,  e può arrivare a controllare lo smarthphone anche 11-12 volte al giorno. Il tinderiano non ha ancora incontrato nessuno dal vivo, ma scegliere ed essere stato scelto più volte, aumenta la sua autostima e lo rende compulsivo. Il chattare poi richiede tempo e spesso lo si fa con più persone nella stessa giornata. Sembra addirittura che molte persone, soprattutto donne, non incontrino neanche i soggetti con cui chattano, ma il flirtare con loro crei comunque appagamento e quindi anche potenziale dipendenza. Chattare con degli estranei è una piccola trasgressione che può farci fuggire dalla noia della routine della vita lavorativa, da una storia giunta al capolinea, dalla nostra identità che ci sta stretta.
Chiaramente l’uso principale dell’app è quello di combinare incontri che diano vita a rapporti occasionali, relazioni più o meno durature o amicizie. l’Ami (Associazione matrimonialisti familiaristi Italiani), fornisce dati che sostengono che Tinder in realtà favorisca i rapporti occasionali (il 70% degli incontri virtuali), rispetto alla storie più impegnative (esito del solo 30% degli incontri). Non sono solo I single ad usarla. Il 12% degli utilizzatori è sposato o ha una relazione. Non è un caso infatti che l’Associazione di avvocati che si occupa di diritto di famiglia “Famylegal”, dice che il 40% dei matrimoni salta proprio a causa di tradimenti (scoperti dal partner) consumati con persone conosciute sulle app di incontri.
Anche in questo caso un’app può essere uno strumento utile soprattutto per chi ha problemi di socializzazione e soffre di un’eccessiva timidezza, ma un uso compulsivo e sconsiderato della stessa può portare molti problemi nella vita reale e non solo nella bolla virtuale che possiamo costruirci.

Fonti:

immagine 1 : rawpixel.com

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